Cellulari e droga per i detenuti: scoperta banda che usava i droni  – Teramo

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TERAMO. C’è un collegamento tra la banda che consegnava con i droni cellulari e droga ai detenuti in carcere e il penitenziario teramano di Castrogno. In quel collegamento potrebbe esserci la chiave per fare chiarezza sull’evasione del recluso albanese che nel mese di settembre è riuscito a scappare da Castrogno con una fuga rocambolesca degna di un film. Perché anche a quel detenuto cellulare e corda per la fuga sono arrivati con un drone. Probabilmente della stessa banda sgominata dalla polizia di Asti. In quattro sono stati arrestati tra Napoli, Agrigento e Viterbo. Secondo l’accusa consegnavano mini-telefoni, smartphone sim e caricabatterie ai detenuti nelle carceri italiane, tra cui quello teramano, trasportandoli con droni ad alta tecnologia. Un giro d’affari che si stava rapidamente estendendo e che aveva fruttato 100mila euro in poco più di un mese.
A scoprire l’attività criminale l’indagine, coordinata dalla Procura di Asti e condotta dalla locale squadra mobile, avviata nell’ottobre scorso dal controllo di una volante di polizia. Ai quattro viene contestata l’associazione per delinquere. Nelle indagini hanno collaborato le squadre mobili delle questure di Napoli, Agrigento e Viterbo. Gli arrestati sono Simone Iacomino, già recluso ad Agrigento, Veronica Virgilio e Salvatore Sbrescia, residenti nella provincia di Napoli, e Vasll Dziatko, nel Viterbese.
Le consegne sono state scoperte nelle carceri di Asti, Saluzzo, Catania, Ascoli, Benevento, Teramo, Siriano Irpino. I telefoni venivano calati da un’altezza di 30 metri, legati a un filo, dopo che gli organizzatori del traffico e un detenuto già in contatto con loro avevano concordato tempi e modi delle consegne.
Spesso erano destinati a detenuti appartenenti ad associazioni di stampo mafioso. Le indagini hanno appurato che, oltre ai cellulari, è stata consegnata anche droga. «Non è la prima indagine in cui ci imbattiamo nell’utilizzo dei droni», ha detto il procuratore di Asti Biagio Mazzeo, «non sono casi isolati e c’è interesse delle associazioni criminose che sfruttano la domanda dei detenuti che cercano di avere cose che in carcere non possono tenere. L’utilizzo delle tecnologie preoccupa, perché le carceri italiane non sono dotate di strumenti per contrastare l’utilizzo di tecnologie, come in questo caso, i droni. In teoria potrebbero arrivare anche delle armi smontate. Bisogna correre ai ripari, il fenomeno è inquietante e so che il problema è già sul tavolo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. Le carceri andrebbero dotate di strumenti di difesa tecnologica, a partire da disturbatori di segnale per contrastare con sistemi elettronici la tecnologia usata dai criminali».
Nell’indagine di Asti «è stata fondamentale la collaborazione della polizia penitenziaria», ha sottolineato sempre nel corso della conferenza stampa Marco Barbaro, il dirigente della squadra mobile di Asti, «grazie alle loro segnalazioni abbiamo potuto scoprire dodici consegne di droni nelle carceri italiane, a partire da quella fatta ad Asti. Si trattava di un’organizzazione che organizzava tutti i dettagli, con una mente ad Agrigento, due persone che si occupavano della logistica, un esperto di droni, apparecchi di alta tecnologia scelti tra i più silenziosi». Spesso i destinatari dei pacchetti con i cellulari li rivendevano poi all’interno ad altri detenuti .
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www.ilcentro.it è stato pubblicato il 2024-02-03 02:27:00 da

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