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TERMOLI. Dopo la richiesta di convocazione del Comitato Mensa da parte del gruppo civico Termoli 2024, è la Rete della Sinistra a tornare sulla vicenda della refezione scolastica. «La questione è stata riportata bruscamente alla ribalta.
Che non è tema da poco: al di là dell’estrema attenzione da riservare a tutto ciò che riguarda i piccoli, si tratta di un argomento dalle valenze ampie, come l’importanza di un ‘educazione alimentare tesa a raggiungere sostenibilità, consapevolezza e partecipazione attiva della comunità cittadina.
E’ dunque necessario, specie dopo questo increscioso “incidente” sul quale pretendiamo si faccia immediata chiarezza, riparlare di quella “rivoluzione a tavola” che avremmo portato all’attenzione dei cittadini molto tempo fa, se il Covid non ci avesse bloccati: la refezione scolastica, come viene definita burocraticamente, non è solo un elenco di cibi da somministrare, ma molto di più. Significa condividere un progetto di alimentazione, cultura, sostenibilità; significa coinvolgere famiglie, amministrazione, produttori locali in un progetto di crescita economica, ambientale, alimentare.
Come si fa? Basta voler imparare dalle esperienze virtuose che si stanno per fortuna diffondendo: come quella di Calenzano, provincia di Firenze, approdata recentemente anche su Rai tre. 70 scuole di sei comuni, dove le parole d’ordine sono: cibo buono, pulito, giusto. Dove si servono 7000 pasti al giorno, cucinati nelle scuole, lavorando 4 tonnellate di cibo al 70% locale, all’80% di filiera corta, mirando alla valorizzazione dell’economia locale e prestando attenzione alla giusta remunerazione dei lavoratori agricoli.
Mentre in Abruzzo diversi comuni costieri hanno scelto a scuola solo pesce locale, fresco e di stagione, aderendo ad un virtuoso progetto della Regione Abruzzo. Quella dell’utilizzo del pesce dei nostri pescherecci nelle mense è stata del resto una proposta da me avanzata fin dalla prima riunione come componente del comitato mensa, ma è stata liquidata velocemente come inapplicabile.
Torniamo ora al fatto del giorno: come Termoli Bene Comune-Rete della Sinistra non abbiamo chiesto subito la convocazione del comitato mensa avendo avuto notizia qualche giorno fa della sua imminente riunione (il 10 novembre), ma dobbiamo rilevare che resta molto carente l’attività del comitato stesso, con due sole riunioni nel 2023, di cui una su esplicita richiesta di Termoli Bene Comune-Rete della Sinistra. E al suo interno non c’è grande disponibilità all’ascolto delle criticità rilevate.
Il project financing per la gestione della mensa ha visto la nostra decisa opposizione dall’inizio della consiliatura, in realtà sin dalla sua sottoscrizione nella precedente amministrazione; è stato oggetto di prolungata discussione nella II commissione consiliare, conclusasi con la stesura di una relazione centrata sulle molte gravi anomalie giuridiche del progetto, tra cui la totale mancanza di interesse pubblico e la prevalenza delle finalità imprenditoriali. Alla messa a punto di tale relazione ha contribuito non poco la memoria depositata dalla Rete della Sinistra, dopo un accurato studio dei documenti faticosamente ottenuti in commissione.
L’ormai enorme ritardo della costruzione del centro cottura previsto nel progetto ha provocato l’allungamento della concessione, già di suo abnorme (18 anni, niente di simile in nessuna città). Ciò avrebbe potuto essere motivo di recessione dal contratto, o portare ad un annullamento in autotutela, come sarebbe stato prudente fare; ma l’amministrazione non lo ha ritenuto opportuno.
Dobbiamo allora rassegnarci a rimanere fermi sulla situazione attuale? No, perché ora, come solo pochi forse sanno, non è più necessario spingersi fino alla Toscana o all’Abruzzo per rendersi conto che sulla mensa scolastica si può, e si deve, cambiare radicalmente approccio: sta partendo ad Isernia un’esperienza basata sugli stessi principi di cui sopra, che capovolge la prospettiva sin qui adottata a Termoli e mette al centro il cibo come asse portante che sostiene salute, agricoltura, gestione del territorio, economia locale, tradizioni gastronomiche, sostenibilità ambientale e giustizia sociale. La nuova gara d’appalto bandita dal Comune di Isernia tra l’altro tiene conto dei Criteri Ambientali Minimi imposti dall’articolo 57 del nuovo Codice dei contratti Pubblici, entrato in vigore tre anni fa.
Sì, perché cambiare dieta può aiutare a frenare il cambiamento climatico, oltre a garantire sviluppo locale. Basti pensare ai prezzi miserevoli che il grande mercato agricolo riserva ai produttori, e ai danni incalcolabili che le monocolture provocano all’ecosistema. Per tornare a Termoli, basterebbe rendersi conto di quanta plastica rigorosamente monouso viene buttata ogni giorno nelle nostre mense per capire quanto ridicolo sia l’appellativo Plastic Free di cui la nostra città si inorgoglisce.
La mensa che vogliamo è un’altra: non solo sicura, ma utile, giusta e sostenibile. Occorre però il coraggio di informare, comunicare e passare a gesti concreti. Partiremo dal primo punto con iniziative di incontri pubblici, nella convinzione che dubitare, porsi domande e cercare risposte sia il punto di partenza di ogni crescita civile in una comunità». Quanto asserito dalla capogruppo d’opposizione in Consiglio comunale Marcella Stumpo, in rappresentanza della componente politica Termoli Bene Comune-Rete della Sinistra termolese.
www.termolionline.it è stato pubblicato il 2023-11-04 13:51:29 da
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