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Ore otto, zona corso Grosseto. La giornata di Cinzia comincia con una passeggiata: dieci minuti per accompagnare a scuola Maria Elisa, quinta elementare. Luciano, prima media, è già in classe. Poi ha un’ora di tempo prima di mettersi al volante dell’autobus: “Oggi guiderò il 72, da via Bertola fino a Venaria, io ho un contratto part time, quindi sono più o meno 4 ore e mezza”.
La giornata
E’ un martedì, come ogni giorno, scandito da impegni: li ripassa lungo la strada per la fermata: “Devo tornare a riprendere i miei figli, portarli nelle attività sportive che frequentano. Da zero a dieci quanto è difficile conciliare lavoro e famiglia? Nove. Ma non è difficile, è impegnativo. Siamo tutti organizzati, compagno, famiglia, e sincronizzati. La cosa più difficile è magari la sera, quando vorresti un momento tutto tuo per rilassarti e non c’è”.
Il sogno di una ragazza
C’era, invece, fin da ragazza, il sogno di diventare autista di autobus: “La prima paura è stata la responsabilità, la responsabilità nel trasportare le persone, che potesse succedere qualcosa, qualche incidente anche con le macchine, all’esterno non solo all’interno. Mia mamma, mio papà, mi hanno detto: è un lavoro prettamente da uomo. Ma io gli ho risposto: ‘Ce la faccio a fare anche questo lavoro, vi farò vedere…’ “.Traffico, pioggia, lamentele per i ritardi non spaventano Cinzia: “Qualche passeggero anche fa i complimenti dicendo che la donna guida meglio dell’uomo. Spero di riuscire a guidare un giorno i tram”.
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