Eccellenza. L’anno d’oro di Pietro Buttu: “La corsa è agguerrita ma ora punto a ritrovare ciò che mi è stato tolto”

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Un anno strepitoso partito con una promozione in Serie D ad Albenga dopo 33 anni. Le vicende successive non fanno neanche più testo. Poi sono salito in corsa per la prima volta nella mia carriera e sono stato fortunato a trovare una squadra super come l’Imperia. Ho vinto la mia prima Coppa Italia, dopo qualche finale persa in passato, e siamo campioni d’inverno. Pur essendo un fattore platonico, credo che conti per il suo significato intrinseco. Con l’Imperia c’è stato un passato dove non si era mai riuscito a fare quel balzo in testa alla classifica. Ciò lo ha reso importante e gratificante. Se scorro indietro nei ricordi ci sono tante annati importanti che a volte non sono culminati con la vittoria finale. Però penso di poter dire che il 2023 le batta tutte: è stata la mia stagione d’oro. Capolista alla testa e alla coda dell’anno, due titoli vinti e tante esultanze. Questo è mister Pietro Buttu, ora alle prese con la delicatissima sfida di domani contro il Rivasamba.

Si sa perfettamente che Buttu si voglia sempre focalizzare di partita in partita. Anche quando intorno a lui c’è un entusiasmo prorompente. Tuttavia non è potuto scappare al grande trasporto emotivo che gli è stato riservato in questa annata calcistica. Anche nel periodo più brutto, quello della mancata conferma all’Albenga dalla nuova proprietà, ha saputo rialzarsi e mettersi in gioco sin da subito. Il legame con la piazza bianconera è sempre forte, come in ogni cittadino di Albenga, così come con l’ex presidente Simone Marinelli. Nell’anno del centenario, l’Imperia si trova in prima posizione con la possibilità di giocarsi  le proprie carte fino alla fine. Insomma, il tecnico ingauno vuole provare a ripetersi.

Mister, da domani vi aspetta un girone di ritorno particolarmente impegnativo.

Cercheremo di conservare il primo posto fino alla fine in quest’anno speciale che è quello del centenario. Non sarà facile perché le concorrenti sono tante e tutte di livello. Forse è la Cairese la candidata principale per la vittoria finale vista la rosa che ha costruito.

Com’è stato subentrare in corsa per la prima volta in carriera?

Ci siamo inseriti in una squadra forte e già costruita in una realtà importante. Lavorare con Ancona, Barone, Eros Giglia, Rolando, Marino e De Filippis è importante per me. Ci conosciamo tutti e ci siamo adattati bene.

Come sta rispondendo la piazza imperiese alle vostre partite?

La squadra è seguita ed è anche frutto del lavoro che stanno facendo i ragazzi. Sicuramente non giocare al “Nino Ciccione” ci penalizza, soprattutto nell’anno del centenario della società. Si tratta di un impianto storico che dà emozioni. Mi auguro di poterci andare prima della fine dell’anno ma sarà dura. Sarebbe un valore aggiunto però dobbiamo farcene una ragione. Ci dobbiamo concentrare esclusivamente a quello che stanno facendo senza mollare.

Dai risultati del sondaggio della nostra redazione siete stati indicati come la squadra favorita per la vittoria finale. Si tratta di “effetto Buttu”?

Vi ringrazio ma sondaggi ed effetti Buttu non vincono i campionati, bensì le società che si organizzano con capacità e hanno ambizione e coesione. L’Imperia può arrivare fino alla fine in un campionato così equilibrato. Dobbiamo lavorare gara dopo gara considerando che manca un intero girone. L’esperienza precedente mi ha lasciato qualcosa e, con giocatori che ho già allenato, abbiamo qualcosa da dire che noi sappiamo. L’aspetto motivazionale ci potrà dare qualcosa di importante per mantenere questo primo posto.

Facendo un passo indietro, come hai reagito alla mancata conferma ad Albenga da allenatore che aveva portato la squadra in Serie D?

Sono cose che nel calcio ci stanno a tutti i livelli. Non sono il primo. Bisogna accettarle e andare avanti perché ognuno ha il proprio percorso. Io sono contento del mio, di ciò che ho fatto e, soprattutto, che mi sia stata data la possibilità di approdare in una piazza importante. Non nascondo che l’obiettivo sia cercare di ritrovare ciò che mi è stato tolto, però la mia intenzione non è assolutamente quella di guardare al passato: io penso al presente ed al futuro.

Alla piazza bianconera hai lasciato davvero un bel ricordo e molti sono rimasti legati alla tua figura.

Il 30 aprile 2023 è un giorno che non scorderò mai. Tante emozioni mi hanno travolto nel percorso che abbiamo fatto. Tutto è volato via velocemente in un’annata strepitosa: siamo stati in testa dalla prima alla trentraquattresima domenica, in un campionato che non si era mai fatto a 18 squadre, con il record di 10 vittorie consecutive. Da questo grande lavoro è nata la promozione in Serie D, ma senza dimenticare tutte le dimostrazioni di affetto della gente. Sin da quando ho iniziato ad allenare, riportare l’Albenga in Serie D era un mio obiettivo. Sono stato perseverante fino in fondo però non mi dimentico dell’artefice principale: Simone Marinelli. Senza di lui non saremo qui a raccontare tutto questo.

Sei ancora in contatto con il tuo ex presidente?

C’è un rapporto di amicizia e stima reciproca che va oltre il campo. Il presidente fa discutere come tutti i personaggi eccentrici, però ciò che mi ha colpito di lui è che è persona di cuore, con grande capacità e passione. Ad Albenga si è calato nella realtà in maniera importante. Sono contento che si sia potuto togliere quelle soddisfazioni che gli erano state negate a Savona. Se mi posso permettere, per la sua bontà è sempre stato circondato da persone che avevano altri interessi, distaccandosi da quello di lavorare per lui ed ottenere l’obiettivo.

Pensi che tornerà nel mondo del calcio?

In qualcosa ci assomigliamo. Ha qualcosa nella sua testa che sa solo lui. Nel momento in cui decidesse di tornare, Marinelli è il tipo che persegue l’obiettivo fino alla fine. Un po’ d’esperienza la ho ed un personaggio così passionale e di questo livello difficilmente l’ho visto. Posso solo che essergli grato e ringraziarlo per aver avverato il sogno della Serie D ad Albenga.

Difficile non chiederti nulla sul Finale, squadra che hai allenato per ben quattordici stagioni. Cosa ne pensi di questo momento difficile per i giallorossoblù?

Ho passato quasi un’intera vita calcistica in un percorso che mi ha formato come allenatore, con vittorie importanti ed emozioni da pelle d’oca che rimarranno sempre dentro di me. Ora non sto più seguendo però sono convinto che la scelta di Andrea (Biolzi ndr) sia stata importante. Un allenatore capace e motivato, ideale per cercare di fare coesione per raggiungere l’obiettivo che, per come sta andando, penso sia il mantenimento della categoria.

Che sensazioni hai quando qualcuno eticchetta il lavoro delle tue squadre “improntato principalmente sul cuore e la fase difensiva”?

Per me parlano i risultati e il lavoro. Se qualcuno ha dei dubbi può venire al campo a vedere cosa fanno le squadre di Pietro Buttu. La gente non viene a vedere le partite tanto per passare il tempo. Io mi ricordo gli anni a Finale dove il Borel era pieno e giocavamo bene. Sono sempre stati gruppi coesi che entusiasmavano sugli spalti. Ho allenato squadre che sono stati il miglior attacco e la miglior difesa. Le cose si ottengono stando sempre sul pezzo, non c’è altra strada.



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