In occasione della Giornata mondiale della poesia, alla rassegna “Libri di queste parti” si celebra la poesia come strumento di memoria e narrazione attraverso la voce di Mahmud Darwish, poeta e scrittore arabo palestinese (al-Birwa 1941 – Houston 2008), considerato il poeta nazionale palestinese e uno tra i più importanti poeti in lingua araba del Novecento. Venerdì 21 marzo alle ore 18, presso la Sala della Cineteca, la traduttrice Sana Darghmouni presenterà la prima edizione italiana di Vorrei che questa poesia non finisse mai, l’ultima raccolta poetica di Mahmud Darwish, pubblicata postuma nel 2009.
Nei versi contenuti in questa opera, il grande cantore della Palestina offre al lettore un’eredità ricercata, intrecciando le sue esperienze personali con i temi universali della vita e della morte e contemplando con lucidità l’avvicinarsi della fine. Il poeta accetta l’inevitabilità del destino, consapevole del giudizio finale che la natura stessa impone. Non si limita a descrivere la fine, ma cerca di comprenderla e superarla, attraverso un’esplorazione del reale che si spinge oltre la circonferenza della tragedia palestinese e riflette lo sviluppo della poetica di Darwish. Pubblicata nella sua versione completa per la prima volta in italiano, questa raccolta è considerata il testamento poetico di Darwish e rappresenta una lucida ricerca di sé nell’ultimo tratto della vita e un viaggio straordinario nella parola.
Ad accompagnare nella presentazione Sana Darghmouni sarà il poeta e scrittore Bartolomeo Bellanova.
Mahmud Darwish nasce nel 1941 ad al-Birwa, nell’alta Galilea. Durante la costituzione dello stato di Israele nel 1948, il suo villaggio viene distrutto e la sua famiglia fugge in Libano, rientrando in patria segretamente l’anno successivo. Da giovane, è costretto ad affrontare più volte gli arresti domiciliari e la reclusione per il suo attivismo politico e per aver letto pubblicamente le sue poesie. In seguito, per oltre vent’anni, vive in esilio tra Mosca, il Cairo, il Libano, la Tunisia e Parigi. Considerato il poeta più eminente della Palestina, e uno dei più grandi poeti arabi contemporanei, le sue opere sono state tradotte in oltre venti lingue.
Sana Darghmouni ha collaborato con diverse università italiane in qualità di docente di arabo. Oggi è Collaboratrice ed Esperta linguistica presso l’Università di Bologna. Ha tradotto e pubblicato in italiano e in arabo numerose raccolte poetiche, opere di narrativa e saggi. Per emuse ha tradotto Poesie della cecità di Lamia Makaddam (emuse, 2024) e ha contribuito alla traduzione di La saggezza del condannato a morte e altre poesie di Mahmud Darwish (2022). Dello stesso autore ha tradotto Non scusarti per quel che hai fatto (Crocetti, 2024).
Ingresso libero. Sarà presente un punto vendita dei libri, con firmacopie al termine della presentazione.
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