Il guardiamarina Alessandro, dall’Amerigo Vespucci alla scelta di S…

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SANTA FIORA. Incrociare la vita di Alessandro Lana significa penetrare nell’infinito, immateriale mistero dell’architettura umana. E restarne colpiti in maniera netta.

Aprire le misteriose porte, che portano nei mondi sconosciuti della psiche dell’uomo, delle sue potenzialità celebrali, della loro possente, infinita capacità di costruire grattacieli usando solo qualche piccolo mattone o un pugno di macerie, è approssimarsi ad un cielo sereno, quello che ammanta Santa Fiora in un tardo pomeriggio di aprile.

Senza enfasi, pomposità, spoglio di qualsiasi altra sostanza, che non sia la storia raccontata con voce normale a cui si aggiunge il sorriso. Non amaro, sempre vero, costantemente trascinante, limpido, mai distruttivo.

Quello che si configura è una discesa lungo un condotto ghiacciato seduti su un bob lanciato a mille chilometri all’ora, superando curve panoramiche urtandone i bordi, tunnel oscuri, risalite e burroni, affrontare il tutto e il niente prima di vedere un mare calmo e azzurro.

Un urlo continuo, tra il silenzio di un destino, che ha voluto modificare l’esistenza di Alessandro, tetraplegico dal 1994. Aveva 20 anni.

Alessandro Lana nasce nei pressi di Roma nel 1974. Si diploma perito informatico, si iscrive all’università di ingegneria elettronica. Dopo un anno scopre la passione per la Marina militare, si innamora dell’Amerigo Vespucci, vuole salirci.

Nel 1993 partecipa al concorso per l’accademia, sono disponibili 110 posti, le domande sono 3000.

«Ho visto nella Marina la libertà di una vita incredibile – è Alessandro – conoscevo le difficoltà per entrare in quel mondo ma non mi hanno mai spaventato, anzi. Ho superato la prima scrematura, ho attraversato test duri, ho assimilato la severità militare scansando ogni tipo di trappole, che servono ad una selezione mai finita. A casa c’era solo mia madre, mio padre era scomparso quando avevo 2 mesi. Non si dormiva mai, si cementavano amicizie, si soffriva diventando fratelli. Da 110 siamo rimasti in 70, era il 7° corso».

Alessandro divaga regalando simpatici episodi, quelli che riaffiorano spontaneamente, quelli cementati nel libro dei ricordi.

«In fondo a questa dura salita ho ricevuto i gradi di guardiamarina, ero ufficiale, ci ero riuscito, vedevo le mie aspirazioni trasformarsi nella divisa che indossavo. Quindi sono salito sull’Amerigo Vespucci. Il sogno, il sole. Un viaggio intenso, emozionante, duro ma spettacolare».

«Siamo partiti da Portoferraio imparando l’arte della marineria, dormendo niente con fitti turni di guardia, salendo su scale di corda sui pennoni, accarezzano quelle vele decisive, nei mare aperti, calmi o agitati non faceva differenza. L’ultimo porto che abbiamo raggiunto è stato quello di Malaga, quindi l’ultima navigazione ci avrebbe riportato a Portoferraio».

L'Amerigo Vespucci in rada a Portoferraio
L’Amerigo Vespucci in rada a Portoferraio

Quell’incidente alla base Nato

Alessandro non varia l’espressione rimasta sempre serena, racconta solo una storia lontana.

«Quello che narro da adesso in poi me lo hanno riferito i miei compagni di viaggio perché nella mia testa tutto è stato cancellato. Personalmente ricordo solo che l’ultima sera, smontando dal turno di guardia, ero stanco. Un mio collega mi ha visto prendere le chiave della macchina di servizio, sbarcare dalla nave, mettere in moto e partire. Erano le tre e mezzo del mattino».

«Non so dire perché, nemmeno dove ero diretto. Chi era di sentinella alla base Nato di Torre Molinos, ha visto arrivare la macchina diretta verso il cancello, nessuna frenata, nessuna manovra per evitare l’ostacolo. Mi sono schiantato sul pilone d’ingresso in piena velocità. Nessun ricordo, nessun particolare, nessuna luce. Il vuoto assoluto, il deserto».

«Per due settimane sono rimasto in coma farmacologico – prosegue Alessandro – mia madre, grazie all’aeronautica militare, era arrivata al mio letto, restavo attaccato alla macchina per respirare. Cercavo di riannodare il passato senza riuscirci, tante domande sono rimaste senza risposte, sospese a mezz’aria, come quella del perché ero uscito in macchina e dove ero diretto».

«Volevo tornare in Italia a morire»

Sapevo solo che volevo tornare in Italia a morire. Sono stato trasferito all’unita spinale di Vicenza, due mesi dopo ho ripreso a respirare autonomamente. La Marina e i compagni non mi hanno mai abbandonato. Nel novembre del 1995 ho rivisto Roma. Qui ho potuto grattarmi finalmente il naso, un fastidio sopportato a lungo, e mangiare da solo, avevo 30 anni, mia madre era morta lasciandomi solo».

«Mi sono iscritto a ingegneria all’università Roma 3, che mi ha riconosciuto gli esami precedenti. Dopo ho iniziato a sudare, specialmente sulla parte destra. Nel 1998, in Germania, sono stato operato di nuovo per risolvere il problema. Sono uscito dalla sala operatoria dopo 10 ore di intervento. Nei 4 mesi successivi sono diventato quasi autosufficiente. Mi sono dedicato allo sport come il rugby in carrozzina, sono caduto male trovando l’ennesima operazione per riprendermi. Nel frattempo la Marina mi aveva fatto capire che non mi avrebbe abbandonato riconoscendomi le cause di servizio».

Grazie alla Marina, Alessandro gira il mondo

In quel momento per Alessandro si aprono nuovi scenari, la vita ritorna ad essere meno crudele.

«Ho iniziato a girare il mondo – ricomincia – sono stato in California, Australia, Russia, Ungheria, Spagna, leggevo moltissimo. Tutto grazie alla Marina, fedele compagna. Un giorno, in Internet, conosco Jasmin, una donna tedesca, che lavora in un televisione paragonabile alla nostra Rai3. Jasmin prende un anno di aspettativa e mi raggiunge a Roma. Nell’ottobre del 2007 ci siamo sposati alle Hawaii».

Nascono Gianluca e Giorgia, poi la scelta di Santa Fiora

Il futuro di Alessandro e Jasmin si chiama Gianluca, il figlio nato dal loro amore.

«Lo possiamo chiamare miracolo – sottolinea Alessandro – perché le possibilità di metterlo al mondo erano talmente scarse da essere nulle. Ma, essendo figlio unico, lo desideravo con tutta l’anima. Però c’erano troppi problemi e da soli io e Jasmin non potevamo affrontarli. Così siamo tornati in Germania a casa della mamma di mia moglie dove è nata Giorgia. Un nuovo, incredibile prodigio ci gratificava. Era il 2011».

L’Italia restava una calamita, un sogno non ancora realizzato.

«Il richiamo della terra era fortissimo e Jasmin lo capiva. Così, insieme a Giorgia, è tornata in Italia cercando il posto giusto per vivere insieme. Dopo tanto cercare, dopo aver scartato molte ipotesi, la scelta è caduta su Santa Fiora, il più bello. Su questo territorio dove abbiamo messo le nuove radici. Con sacrifici abbiamo comprato la casa, il terreno dove allevare i nostri cavalli. Siamo qui dal 2021. Quindi si è pensato di affittare le stanze creando l’attuale agriturismo».

Nasce così l’azienda agrituristica “In campagna” in località La Fornacina a Santa Fiora dove la famiglia Lana si gode il panorama e una serenità conquistata con le unghie e con i denti. Oltre al cuore.

L’ultimo consiglio di Alessandro: «Non guidate mai quando siete stanchi».



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www.maremmaoggi.net è stato pubblicato il 2024-04-15 07:20:04 da Giancarlo Mallarini

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