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La conferma è arrivata in Commissione di Bilancio. L’aumento dell’addizionale regionale ci sarà, ma per il via libera occorrerà attendere il 16 luglio, giorno in cui la Corte dei Conti si esprimerà sulla parifica di bilancio. Poi si passerà all’assestamento di bilancio, l’applicazione dell’aumento avverrà con un emendamento entro la fine del mese “qualsiasi valutazione sarà fatta solo dopo la parifica” ha precisato l’assessore al Bilancio Tronzano, ma nei fatti l’aumento per il Piemonte come per altre regioni in cui è stato già applicato appare un passo obbligatorio.
Entro il primo gennaio 2028 infatti anche le addizionali regionali dovranno adattarsi alla riforma del governo che riduce gli scaglioni da quattro a tre. Una perdita significativa di introiti per il Piemonte, valutabile intorno ai 150 milioni di euro, insostenibile senza l’applicazione di un ritocco verso l’alto fin da ora. Così come già avvenuto in Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Liguria e Molise.
Duqnue un passaggio obbligatorio, ma con dei limiti ben precisi. Saranno tutelate le fasce di reddito più basso, quelle fino ai 15 mila euro. Mentre la fascia di reddito tra i 15 mila e i 18 mila euro verrebbe accorpata a quella fino a 55 mila euro, la cosidetta fascia media, già schiacciata dalla percentuale di tasse più alta in rapporto allo stipendio. L’impatto calcolato si aggirerebbe intorno ai 70 euro in più all’anno a contribuente. Salvi anche i redditi in fascia alta, sopra i 55 mila euro, poichè per loro si è già raggiunto il massimo dell’imposizione fiscale.
Oppisizioni compatte nell’attaccare la giunta. Dal Pd a Stati Uniti d’Europa, da AVS al Movimento Cinque Stelle, puntano il dito sull’aumento di tasse per il ceto medio, già il più tartassato e impoverito.
I maggiori introiti derivanti dall’aumento non potranno però alleviare il profondo rosso della sanità piemontese, poichè gli incassi saranno versati dallo stato alla regione solo nel 2027, mentre i piemontesi inizieranno a pagare di più già dal prossimo anno.
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