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La Corte di Cassazione ha annullato, per eccesso di giurisdizione, la sentenza del Consiglio di Stato che aveva bocciato la proroga al 2033 delle concessioni balneari. La decisione della suprema corte è avvenuta per meri motivi procedurali, senza entrare nel merito della legittimità delle proroghe: in sostanza, la Cassazione ha accolto il ricorso dell’associazione Sib-Confcommercio e della Regione Abruzzo, che erano state escluse dal Consiglio di Stato, ma ha omesso di pronunciarsi sulle questioni più scottanti poste dai ricorrenti. Ora sarà il Consiglio di Stato a doversi esprimere nuovamente sulla questione, riammettendo le parti ingiustamente escluse e rivedendo le sue posizioni. Estremamente importante e significativo che la Cassazione abbia anche menzionato che il Consiglio di Stato dovrà tener conto delle nuove leggi che il parlamento e il governo emanano esercitando “i poteri normativi loro spettanti”.
“La vicenda balneare con questa sentenza è ad una importante svolta. La sua soluzione come sempre riteniamo che spetti al Parlamento e non ai giudici. Ma con questa sentenza della Corte di Cassazione nella sua massima e autorevole espressione si stigmatizza l’abuso del Consiglio di Stato e si effettua un richiamo al rispetto delle prerogative del parlamento. Con questa sentenza si elimina, pertanto, una pesante ipoteca del Consiglio di Stato sulle “prerogative legislative del governo e del parlamento”.
“Accogliamo con grade soddisfazione questa sentenza della Corte di Cassazione – dice Riccardo Ripa, presidente del SIB-Confcommercio della provincia di Rimini – che dà ragione al ricorso presentato dal nostro sindacato. Siamo felici che da questo atto, di cui siamo stati i promotori, sia nata un’azione a favore di tutto il comparto dei balneari. Ora ci aspettiamo che finalmente arrivi ulteriore chiarezza, a cominciare dal parlamento e dal governo, a cui questa sentenza riaccredita ufficialmente il diritto di esercitare il proprio potere normativo sulla questione. In passato la politica è stata assente e quel vuoto è stato colmato dal comparto giudiziario: abbiamo bisogno che la politica torni al centro di questa partita perché questo è il suo compito. I tempi degli indugi sono finiti: ci attendiamo risposte definitive e celeri per programmare il futuro di migliaia di famiglie e di imprese, in particolar modo sul nostro territorio da sempre vocato al turismo balneare”.
“È una notizia importante per la categoria – ha commentato Mauro Vanni di Confartigianato – perché conferma i dubbi che come associazione avevamo sul pronunciamento del giudice amministrativo di secondo grado che non teneva conto delle norme che nel frattempo erano state emanate da Parlamento e Governo. La sentenza della Cassazione rinvia nuovamente al Consiglio di Stato per una nuova decisione e pertanto fino a nuova decisione nel merito, vengono a decadere i presupposti della Legge annuale per il mercato e la concorrenza 2021 che aveva individuato nel 31 dicembre del 2023 il termine per la durata delle concessioni e solleva le Amministrazioni dall’intervenire in maniera inderogabile entro il 31 dicembre 2023 per determinare la scadenza delle concessioni, dando a loro il tempo di amministrarle fino all’entrata in vigore di una nuova normativa”.
“Alla luce di queste novità – conclude Vanni – Confartigianato Imprese Demaniali auspica che il Governo, urgentemente e con i risultati della mappatura del tavolo Tecnico Consultivo, concordi con l’Europa una norma che metta fine in maniera definitiva a una situazione che da troppi anni si sta trascinando portando incertezze ad un settore che, invece, ha bisogno di investimenti a garanzia del prodotto turistico e a salvaguarda delle imprese a gestione famigliare che finora hanno gestito il demanio balneare. Certamente ora si apre una stagione nuova in questa interminabile vicenda, confidando che finalmente si possa fare luce utilizzando il buonsenso in un settore nevralgico dell’economia del Paese”.
www.riminitoday.it è stato pubblicato il 2023-11-23 16:45:09 da

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