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È convocato per oggi alle 16:30, a Palazzo Chigi, il Consiglio dei ministri che, tra le altre cose, sarà incentrato sul tema giustizia. Il governo, nello specifico, è chiamato a svolgere un esame definitivo sul decreto legislativo intitolato “Disposizioni sul riordino della disciplina del collocamento fuori ruolo dei magistrati ordinari, amministrativi e contabili”, nell’ambito della più organica riforma della giustizia voluta dal ministro, Carlo Nordio. A questo proposito, nella riunione di oggi, ci sarà anche un esame preliminare del decreto legislativo su “Disposizioni in materia di riforma ordinamentale della magistratura”. E mentre il dibattito politico prosegue, con dichiarazioni di esponenti di maggioranza e opposizione che si accavallano, arrivano alcune considerazioni importanti circa la questione del cosiddetto “fascicolo del magistrato”, una specie di “pagella valutativa” sull’operato di questo o quel giudice o magistrato.
Mirabelli: “Positivo avere un fascicolo, può essere uno stimolo per lo stesso magistrato”
Il presidente emerito della Corte Costituzionale, Cesare Mirabelli, intervistato dal Messaggero, commenta: “Mettere a disposizione del Consiglio superiore della magistratura i dati per valutare l’operato di un giudice è positivo. Può avere un effetto di stimolo nei confronti del magistrato stesso, spingendolo a fare meglio” ma anche “rappresentare un elemento di controllo in più a tutela dei cittadini”. Il presidente emerito della Consulta precisa subito dopo: “A patto che non ci si limiti a un giudizio sommario, che trascuri la qualità del lavoro svolto in favore della quantità”.
L’ex inquilino del palazzo di fronte al Quirinale argomenta la sua posizione: “Che a ogni magistrato corrisponda un fascicolo con gli elementi che ne mettano in luce la professionalità e l’impegno, o viceversa le lungaggini o gli errori abnormi, è positivo. E, oltre a non essere in contrasto con la Costituzione, va incontro alle richieste dello stesso Csm. Non un fascicolo a fini indagatori, dunque, ma con l’obiettivo di valorizzare le professionalità. È possibile aspettarsi resistenze, o antipatie, da parte di chi riterrà di essere trattato come uno scolaretto. Al di là di questo, molto dipenderà dai criteri con cui si attribuirà la valutazione. Ridurre tutto a un giudizio sintetico rischia di semplificare troppo e svilire l’importanza dell’analisi. Così come c’è il rischio di concentrarsi troppo sulla produzione di sentenze e meno sul dato qualitativo. I numeri dei provvedimenti adottati vanno ponderati bene”.
www.rainews.it è stato pubblicato il 2023-11-27 15:51:00 da

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