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La verità è che noi non amiamo gli animali. Ci fanno comodo per mille motivi ma non li amiamo come meriterebbero. E come è stata ammazzata l’orsa KJ1 impone una riflessione. Il presidente Fugatti ha emesso un’ordinanza per uccidere l’animale che portava già un radiocollare. Di fatto l’ha accompagnata al patibolo nonostante avesse con sé tre cuccioli di pochi mesi.
Non amiamo gli animali perché l’amore è un sentimento che non chiede nulla in cambio. Si ama e basta. Noi vogliamo gli animali ma se c’è una contropartita. Se c’è qualcosa in cambio. E allora diamo fondo a interi stipendi per gattini e cagnolini perché alleviano la solitudine; ci fanno sentire responsabili; perché sono terapeutici e in alcuni casi salvano vite; perché semplicemente sono uno status symbol e ce ne facciamo vanto su Instagram. Non c’è nulla di male in tutto questo. Ma quante volte possiamo dire di volere il bene di un animale senza che questo ci dia qualcosa in cambio? Ecco perché è così facile sbarazzarsi di un orso.
Perché con l’orso è andata così. Con il progetto Life Ursus avviato nel 1999 i plantigradi erano stati portati in Trentino per salvare un piccolo gruppo e ripopolare le valli. Sono diventati gadget, peluches, storie da divulgare, gigantografie sulle carte da parati degli hotel di lusso. L’orso è stato marketing per un territorio che vive di turismo. Ma il Trentino non ha mai fatto nulla per istituzionalizzare una sana coesistenza fra uomo e orso. Nemmeno le cose più banali tipo spiegare che, se lasci carcasse o resti di cibo vicino al bosco, l’orso prima si apparecchia la tavola, poi il giorno dopo torna a bussarti alla porta. Si chiama rinforzo positivo. Lo fanno anche i gatti quando batti il cucchiaino sulla scatoletta di umido. Lo capisce chiunque abbia un animale domestico. In Trentino no. E l’orso era stato accolto, a patto che stesse alle regole degli altri.
Turista aggredito da un orso: è in ospedale
Così, quando ci sono stati i primi problemi, fino anche alla morte di Andrea Papi, si è cominciato a farli fuori. Semplicemente tolti di mezzo. Tanto gli animali esistono ma solo se in funzione di un nostro bisogno. Dunque noi crediamo di amare gli animali. In verità li vogliamo perché ci fanno comodo. Se reclamano troppo spazio, li spostiamo come si fa con un suppellettile da mettere in soffitta. Se è un cane lo lasciamo in area di sosta dell’autostrada. Se è un orso, un colpo di fucile e via. Life Ursus forse è fallito ma perché noi umani non siamo stati in grado di fare il minimo indispensabile per una pacifica convivenza. E il conto chi lo paga? Gli animali, che abbiamo tradito quando gli avevamo fatto credere che saremmo stati pronti a rispettarli per ciò che erano. Ma sarebbe tropo. Significherebbe fare politica. Ma a che pro? Più facile premere un grilletto. Magari si raccoglie anche del facile consenso.
Forse aveva ragione Ivano Job (Coraggio Italia Trento) che nella 16° seduta del Dreier Landtag, aveva detto: “Abbiamo ancora gli automobilisti che si mettono a inseguire gli orsi. Manca la cultura, manca l’abitudine. Non siamo pronti”. Non siamo pronti no. E non lo saremo mai fintanto che non saremo capaci di rispettare gli animali per ciò che sono e non per ciò che rappresentano.
www.trentotoday.it è stato pubblicato il 2024-07-30 14:38:42 da
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