Latina, Movida, condanne in Appello per alcuni componenti del clan Di Silvio

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Si è concluso nei giorni scorsi in Corte d’Appello a Roma il processo Movida nei confronti di alcuni imputati tra cui alcuni appartenenti al clan Di Silvio, riconducibile all’ala di Giuseppe «Romolo». I giudici della seconda sezione della Corte d’Appello, presidente Caterina Brindisi, hanno emesso queste condanne: cinque anni e sei mesi e 6mila euro di multa per Costantino Di Silvio detto Costanzo, sei anni e quattro mesi e 4600 euro di multa per Antonio detto Patatino Di Silvio, un anno per Mario Guadagnino, due anni e otto mesi per Luca Pes nei cui confronti è stata revocata la misura di sicurezza della libertà vigilata. I giudici infine hanno dichiarato di non doversi procedere per due capi di imputazione perchè l’azione penale non può essere proseguita per mancanza di querela delle parti offese sulla scorta della norma Cartabia. Gli imputati erano difesi dagli avvocati Palmieri, Melegari, Sabatini, Bertini, Campilongo. La sentenza è stata emessa a seguito del ricorso presentato dopo la condanna di un anno fa e le pene sono state rideterminate. L’inchiesta Movida era stata condotta dalla Squadra Mobile di Latina e l’operazione era una costola del processo madre Scarface (una parte è al dibattimento, per l’altra tranche con le condanne di primo grado è da fissare l’Appello). Gli imputati avevano scelto il rito abbreviato, godendo della riduzione di un terzo della pena e il gup di Roma Angela Gerardi aveva accolto la ricostruzione del pm Luigia Spinelli, titolare dell’inchiesta. I reati ipotizzati a vario titolo nell’indagine che si era conclusa nel dicembre del 2020 erano diversi. Gli inquirenti avevano contestato oltre al vincolo associativo anche l’ estorsione aggravata dal metodo mafioso e poi violenza privata. Dai riscontri raccolti dalla Polizia, i Di Silvio volevano il controllo dello spaccio nella zona della movida a Latina (da cui prende il nome l’operazione), grazie alle intimidazioni. L’impianto accusatorio aveva retto al Riesame tranne che per due capi nei confronti di Costanzo Di Silvio. Agli atti dell’inchiesta alcune minacce nei confronti delle parti offese. «Se vuoi continuare a lavorare in questa zona devi pagare», era stata una delle richieste estorsive all’indirizzo di un commerciante. E poi. «Porto una tanica di benzina e do fuoco al locale e a tutti voi». In questa inchiesta ci sono anche le dichiarazioni dei due collaboratori di giustizia Maurizio Zuppardo ed Emilio Pietrobono. Tra meno di novanta giorni si conosceranno le motivazioni della sentenza.



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www.latinaoggi.eu è stato pubblicato il 2023-07-31 08:30:02 da

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