L’avvocato Francesco Verri: «Il decreto Cutro è un paradosso»

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CROTONE Le Sezione Unite Civili della Cassazione, in tema di migranti provenienti da Paesi sicuri e accogliendo la richiesta del Pg ha emesso due ordinanze interlocutorie con le quali chiede alla Corte di Giustizia Europea di pronunciarsi in via d’urgenza sulla garanzia finanziaria di circa 5mila euro che un richiedente asilo deve versare per evitare di essere trattenuto in un centro alla frontiera in attesa dell’esito dell’iter della domanda di protezione. Le Sezioni unite erano chiamate a vagliare 10 ricorsi del Ministero dell’Interno sulle ordinanze con cui il tribunale di Catania non ha convalidato, nei mesi scorsi, i trattenimenti di alcuni migranti tunisini a Pozzallo, in applicazione di quanto disposto dal decreto Cutro. La decisione ha riacceso i riflettori sul provvedimento e restano molti i dubbi. Sul punto, il Corriere della Calabria ha intervistato l’avvocato Francesco Verri, legale di parte civile di alcuni familiari delle vittime del naufragio di Steccato di Cutro.

La decisione della Cassazione era annunciata?

«Si tratta di una decisione annunciata perché la misura è in contrasto col principio di proporzionalità previsto dalla Carta fondamentale dei diritti dell’Unione. La Carta fondamentale prevede che tutte le leggi, tutti i giudici debbano rispettare il principio di proporzionalità, ma se si stabilisce una sanzione oppure una cauzione uguale per tutti, cioè che non tiene conto delle possibilità del condannato e non consente al giudice un’equilibrata commisurazione, con una norma fondamentale di immediata applicazione nel nostro Paese. Quindi la Corte di Cassazione avrebbe anche potuto direttamente disapplicare la norma, ma più prudentemente ha ritenuto di sollevare la questione interpretativa davanti alla Corte Europea».

Restano i dubbi sul decreto Cutro?

«Certo, perché il Decreto Cutro avrebbe dovuto preoccuparsi di prevedere in che modo salvare vite umane, come attuare il diritto del mare, come garantire ai migranti che hanno il diritto di venire in Italia, perché fuggono da persecuzioni, un approdo sicuro nel nostro Paese. Ed ancora, avrebbe dovuto rassicurare sul fatto che quello che è successo a Steccato di Cutro non succederà mai più, invece si occupa di tutt’altro. Il decreto Cutro è un paradosso».

È di due giorni fa la notizia della condanna a 20 anni di carcere di uno degli scafisti

«Non commento le sentenze di condanna che non riguardano miei assistiti. Questo è un primo step giunto al termine del rito abbreviato. Ora attendiamo il giudizio ordinario nei confronti degli altri tre scafisti».

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L’avvocato Francesco Verri

Il processo è in corso e in questi mesi abbiamo assistito al fuoco incrociato che vede contrapposti Frontex e gli organismi preposti alla sicurezza marittima italiana

«Credo che Frontex abbia ragione, che le Autorità informate della navigazione della barca carica di migranti non hanno avvisato le forze di Polizia dell’imminenza di uno sbarco e l’Italia invece non ha fatto niente, né sul piano della sicurezza, né sul piano della protezione delle sue frontiere e né sul piano umanitario, cioè del soccorso ai migranti. Dico che non ha fatto niente neanche sul piano del cosiddetto law enforcement, perché è risultato anche dalla testimonianza di un carabiniere nel corso del processo contro i presunti scafisti che nessuno aveva le forze di Polizia dell’imminenza di uno sbarco. I carabinieri vengono avvisati e si recano sulla spiaggia soltanto dopo che il naufragio è avvenuto, quindi quell’attività di border control e di law enforcement evocata dal Ministro Piantedosi quando è intervenuto in Parlamento, in realtà non c’è stata. Frontex ha dato l’allerta, la sera prima c’era tutto il tempo di organizzarsi, come è successo tante altre volte, ma tutti sono rimasti a guardare. Questo mi sembra un dato di fatto».
(f.benincasa@corrierecal.it)

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www.corrieredellacalabria.it è stato pubblicato il 2024-02-09 09:04:26 da Redazione Corriere

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