le “grigliate tossiche” nascevano così


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Sequestri in tutta Italia e nove indagati – sei italiani e tre austriaci – accusati di attività finalizzata al traffico illecito di rifiuti e frode in commercio: il trait d’union dell’operazione che ha visto coinvolte le procure di Trento e Bolzano così come i carabinieri del Comando per la tutela ambientale e la sicurezza energetica sono delle bricchette per il barbecue. Queste ultime erano messe tranquillamente sul mercato nonostante contenessero Ipa (idrocarburi policiclici aromatici) e diossine. In altre parole, utilizzare questi prodotti per il barbecue significava fare grigliate con materiali tossici.

L’operazione

Il sostituto procuratore di Bolzano Federica Iovene ha commentato così, negli uffici della procura di Trento alla presenza del procuratore capo Sandro Raimondi, l’inizio dell’indagine che ha poi portato all’operazione messa in atto oggi, martedì 6 agosto: “Tutto è cominciato da degli accertamenti di carattere ambientale da parte del Noe dei carabinieri di Trento su impianti di cogenerazione dell’Alto Adige”.

Nello specifico, l’indagine ha fatto emergere che le ceneri create durante i processi di piro-gassificazione di legna e cippato non erano smaltite come rifiuto, ma in parte utilizzate per produrre questi prodotti per i barbecue. Il tutto si svolgeva fuori dai confini nazionali (l’indagine ha portato i carabinieri soprattutto in Croazia e Austria): le ceneri, con il loro contenuto di Ipa e diossine, venivano a quel punto addizionate con plastiche e leganti non naturali all’interno di impianti croati. Una volta terminate, le bricchette venivano vendute come carbone di legna. Un’indagine ad oggi, come sostenuto dal sostituto procuratore Iovene, inedita per quanto riguarda l’Italia e che potrebbe avere ancora degli sviluppi: “Sono in corso gli accertamenti per capire gli effetti di questi prodotti; parliamo comunque di sostanze nocive e non idonee alla cottura dei cibi”.

Un’indagine internazionale

“Sin da subito ci siamo resi conto che l’indagine andava oltre l’Alto Adige: in primo luogo in Austria, dove era organizzato il tutto, ma anche in Croazia e Serbia, dove le bricchette erano confezionale. Abbiamo fatto accertamenti anche in Svizzera e Germania. Fondamentale, in questo senso, la collaborazione con Eurojust, l’agenzia che coordina le procure europee”: a dirlo è il tenente colonnello Enrico Risottino, comandante del gruppo carabinieri per la tutela ambientale di Venezia, con competenza anche sul Trentino.

Un’indagine che segue un po’ quanto accaduto il 13 dicembre 2023, quando i carabinieri per la tutela ambientale sequestrarono fertilizzanti in tutta la regione, con il materiale realizzato con le stesse ceneri usate per le bricchette che, una volta miscelate con compostati verdi e letame, erano insacchettate e vendute come terra preta ai consorzi agrari.

Nel caso odierno, però, ciò che ha impressionato di più nel corso dell’indagine sono state le condizioni dei lavoratori che realizzavano le bricchette. Ancora Risottino: “Durante i sopralluoghi negli stabilimenti in Croazia, accompagnati dalla polizia del posto, abbiamo trovato personale che lavorava in condizioni difficili da accettare per l’uomo: completamente ricoperti di cenere, senza mascherine e senza impianti areazione”. Un’immagine non dissimile da quella dei minatori del primo Novecento. “Oggi abbiamo fermato in tutta Italia questo commercio. Ma ci stiamo muovendo affinché questi sequestri proseguano in tutta Europa, per porre fine a questo mercato illecito e illegale” ha concluso il tenente colonnello.

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www.trentotoday.it è stato pubblicato il 2024-08-06 12:59:00 da


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