Nodi territoriali di salute, presentato il maxi progetto. Come camb…

Nodi territoriali di salute, presentato il maxi progetto. Come camb…


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Nodi territoriali di salute, presentato il maxi progetto. Come camb…

Nel corso del consiglio comunale di ieri, 20 marzo, è stato illustrato il progetto dei Nodi territoriali della salute: il tassello chiave della nuova territorializzazione dei servizi e integrazione tra sociale e sanitario. A prendere la parola sono stati i rappresentanti del Comune di Rimini, dell’Università di Bologna, della Regione Emilia-Romagna e dell’Ausl Romagna, che hanno restituito non solo una fotografia ‘tecnica’, ma anche una nuova cultura della salute, imperniata sul contrasto alle diseguaglianze sociali e sulla promozione della salute pubblica, attraverso una nuova presa in carico della persona.   

Il sindaco Jamil Sadegholvaad è intervenuto per spiegare le ragioni che hanno portato Rimini ad attivarsi per dare una nuova direzione al modello sanitario. “Quello dei Nodi territoriali è un progetto importante. Si tratta di un progetto che modifica in maniera radicale il modo in cui affrontiamo le politiche di tutela e promozione della salute – spiega -. La decisione di muoversi in questa direzione nasce da consapevolezze maturate nel tempo. Dobbiamo occuparci di prevenzione e stili di vita, cercando di evitare o ritardare la comparsa di patologie, alleggerendo così il carico sugli ospedali e migliorando la qualità della vita delle persone”. 

“A questa riflessione se ne affianca un’altra, altrettanto urgente: le diseguaglianze di salute – continua -. Sappiamo con chiarezza che chi è povero, chi vive in contesti di fragilità sociale e culturale, ha un’aspettativa di vita più breve. E non parliamo solo di povertà economica, ma anche di debolezza relazionale, isolamento, scarsa alfabetizzazione sanitaria”. I Nodi territoriali, in questo, intendono affermarsi come uno spazio in cui “si forma, si previene, si costruiscono legami”. “Spazi di quartiere dove saranno presenti infermieri di famiglia – prosegue il sindaco -, educatori, psicologi di comunità, assistenti sociali, oss, in una logica di partecipazione comunitaria che consenta di integrare sociale e sanitario”.

I primi quattro Nodi che partiranno a breve sono quelli di Miramare (via Locatelli), Centro storico (scuole Ferrari), Marecchiese (via Perticara) e Sud Monte (via Bidente). L’obiettivo è attivarne 12 complessivi entro il prossimo anno, uno per ogni zona del Comune. “È un impegno – ha aggiunto il primo cittadino – che stiamo affrontando su più fronti: con il decentramento dei servizi demografici e degli stessi presidi di polizia locale, con l’attivazione di forme innovative di partecipazione, come i Forum deliberativi di quartiere, con la nascita della Fondazione di partecipazione Piano strategico, con lo stesso ampio percorso di partecipazione che supporterà il varo del Piano urbanistico generale del Comune”.  

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“Il nostro territorio ha raggiunto un obiettivo strategico riconosciuto con entusiasmo dall’assessore regionale Fabi – ha sottolineato l’assessore alle Politiche per la salute, Kristian Gianfreda -. L’innovazione assoluta del modello nasce dalla scelta di integrare le forze della sanità, i servizi sociali e la comunità di ogni quartiere. Tra un mese e mezzo diventeranno operativi i primi quattro Nodi territoriali di salute e avremo bisogno del supporto di tutte le istituzioni e soprattutto della comunità. L’obiettivo non è solo gestire le cronicità, le fragilità, anziani soli, o persone con disabilità direttamente nel loro quartiere, ma costruire insieme alle famiglie, alle associazioni, alle realtà attive del quartiere una rete di cura e consapevolezza”. 

“Gli operatori dovranno stimolare, accompagnare, promuovere le micro-comunità, e aiutare chi è fragile prima che arrivi al punto di rottura – continua -. Un grande lavoro di squadra, un esempio unico a livello nazionale. Una sanità che si fonda non solo su nuovi presidi fisici, ma anche su modalità di lavoro basate su una contaminazione virtuosa di competenze”.

Un modello, quello dei Nodi territoriali, che l’assessore regionale alla Salute Massimo Fabi ritiene possa essere replicato in Regione: “I Nodi sono spazi di interazione, di presa in carico reale dei bisogni. Servono a capire dove e come intervenire, superando la logica prestazionale e costruendo interventi proattivi, integrati e partecipativi. Si esce da una visione frammentata per costruire una cultura della salute che tenga insieme vita affettiva, lavorativa, sociale, culturale. Questo è ciò che serve alla sanità pubblica, e i Nodi sono essenziali”.

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La parola è poi passata a Tiziano Carradori, direttore generale dell’Ausl Romagna, che ha rimarcato come il modello dei Nodi si inserisca in un ridisegno del sistema territoriale. “Non possiamo più pensare alla salute solo in termini ospedalieri o tecnologici – il suo commento -. Abbiamo sì investito, come azienda, oltre 600 milioni in strutture sanitarie e territoriali, ma la risorsa più ricercata restano i professionisti, donne e uomini: operatori sanitari, ma anche sociali, educatori, cittadini”. Quello in corso è un “ridisegno territoriale” importante, spiega ancora, con una riorganizzazione del territorio in distretti che renderà più prossima la capacità decisionale. “Anche il lavoro con l’Università – conclude – va in questa direzione, con la creazione di un Master specifico in salute comunitaria che mira a formare il personale”.

Ivo Quaranta, responsabile del Centro studi e ricerche in Salute internazionale dell’Unibo, ha messo in evidenza la portata trasformativa del progetto, ricordando come, due anni fa, sia stata avviata una convenzione con il Distretto sociosanitario di Rimini per lavorare sul contrasto alle disuguaglianze, come previsto dal decreto ministeriale 77 del 2022. “I Nodi territoriali, da questo punto di vista, sono veri e propri avamposti: luoghi in cui gli operatori ascoltano, intrecciano relazioni, generano spazi di fiducia. Gli operatori escono e vanno a stanare l’isolamento – ha commentato -. L’Università sarà parte attiva di questo processo, con momenti di formazione-intervento, mappature, e una presenza diretta nei Nodi”.  

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Martino Ardigò, dirigente del Distretto, ha raccontato l’esperienza già avviata nel Nodo di Miramare, evidenziando quanto la vicinanza tra luoghi di cura e contesti di vita sia decisiva: “La maggior parte dei pazienti oggi ha patologie croniche e vive situazioni di fragilità complessa. Il progetto dei Nodi serve proprio a questo: non aumentare le prestazioni, ma costruire reti, intrecciare bisogni, non lasciare indietro chi ha meno risorse materiali e relazionali”.

Il dirigente del Comune Fabio Mazotti ha infine illustrato le funzioni, in questa “contaminazione di domini professionali” che va dall’ascolto alle visite domiciliari, passando per gli incontri di équipe per definire progettualità, in particolare per le fasce fragili, e la gestione dei casi complessi assistenziali. A questo si aggiunge l’attività di coinvolgimento della comunità e di gruppi specifici, con l’obiettivo di favorire l’attivazione/organizzazione di “reti di quartiere” ai fini di progettare e gestire interventi assistenziali rivolti a persone in condizione di disagio. Per farlo sono state individuate 12 proprietà comunali che daranno sede a questi Nodi, diffusi strategicamente nelle cosiddette microzone.

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www.riminitoday.it è stato pubblicato il 2025-03-21 16:49:44 da


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