Palermo, il blitz antimafia e la mitragliatrice: un altro arresto

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PALERMO – Dopo il padre nei guai finisce anche il figlio che ha cercato di difendere il genitore. “La mitragliatrice l’ho trovata io nella spazzatura”, ha detto Gabriele D’Amore. Risultato: è stato arrestato per la detenzione dell’arma sequestrata dai poliziotti nella casa di famiglia. Entrambi concorrono nel reato. Il padre, Giuseppe D’Amore, titolare del bar di viale Resurrezione, è indagato anche per mafia. È uno dei sette arrestati nel blitz della squadra mobile.

La mitragliatrice è una Skorpion con matricola abrasa e munizioni. Con questo modello di arma fu massacrata la scorta di Aldo Moro in via Fani. L’arma viene analizzata per capire se sia stata utilizzata di recente. Ad esempio in qualche rapina.

Il ritrovamento durante la perquisizione riporta alla memoria un’intercettazione fra Michele Micalizzi di Tommaso Natale e Tommaso Inzerillo di Passo di Rigano. “Se hai bisogno eventualmente di attrezzatura, cose, noi ne abbiamo”, diceva Micalizzi, a Inzerillo.

Quest’ultimo, uno degli scappati tornati dagli Usa, diceva: “Qua noi dobbiamo stare in pace”. Un quieto vivere voluto anche da Micalizzi: “Diciamo che abbiamo avuto l’esperienza… quando è stato, diciamo non potrebbe mai più succedere e non deve succedere più”. “No, non deve succedere”, rilanciava Inzerillo.


L’articolo Palermo, il blitz antimafia e la mitragliatrice: un altro arresto
livesicilia.it è stato pubblicato il 2023-11-16 17:41:14 da Riccardo Lo Verso

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