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TERMOLI. Viaggio nella musica trap e rap, viaggio in quel mondo musicale in cui vivono i nostri ragazzi. La musica trap è negli auricolari dei nostri studenti, riempie i loro pomeriggi, diventa occasione imitativa di stimolo e di relazione, capita di sentirla nell’alto volume degli AirPods, anche a scuola la trap è sempre più oggetto di dibattiti e discussioni. La musica è, d’altronde, da sempre uno specchio dei tempi, veicolo di mode e di schemi identitari, una presenza importantissima nella vita degli adolescenti che cercano modelli in cui ritrovarsi e in cui conformare sé stessi.
L’ultima notizia dalle vite patinate dei trapper è quella che scivola su TikTok con a corredo un repertorio di video e immagini: “Shiva è stato arrestato”. Shiva, cantante rap dell’hinterland milanese, ventiquattrenne in vetta nelle playlist su Spotify, è stato arrestato per tentato omicidio.
La notizia rappresenta un’urgenza e allo stesso tempo un tentativo di comprensione difficile per il docente che si trova ogni giorno a dover affrontare l’arduo compito di trasmettere non soltanto contenuti didattici ai nostri ragazzi, ma anche quello di cercare di condurli attraverso una formazione umana, etica e completa all’acquisizione armonica e consapevole di una propria personale identità, come futuri cittadini e prima di tutto come persone capaci di relazionarsi in maniera positiva con il proprio universo interiore e con il mondo.
E oggi la notizia dell’arresto di Shiva, cantante-idolo, come tanti altri rapper o trapper (ahimè), dei valori di tutta (o quasi) una generazione, una generazione che si rispecchia in messaggi discutibili perché ha perso i propri punti di riferimento. Si sa che i testi delle canzoni hanno un valore importantissimo nei soggetti in formazione: sono specchio di riconoscimento di sé e del mondo, danno voce a sentimenti ed emozioni, hanno valore imitativo in quanto una canzone può amplificare un sentimento positivo, o farsi portavoce di rabbia, frustrazioni, fragilità, insicurezze.
La nostra società, frutto di un bisogno spasmodico di consumare emozioni e momenti di vita, alla continua ricerca del guadagno facile e di tutto ciò che è commerciale e legato ad un piacere immediato, non autentico, fallisce nel suo valore educativo laddove si propinano al pubblico giovane testi irricevibili, prodotti che alimentano un bisogno identificativo derivante dal branco, con una impostazione misogina della figura femminile e denigratoria e con modi e forme che sconfinano nella delinquenza gratuita.
Quello che conta è: far capire ai ragazzi che non è l’omologazione derivante da un testo arrabbiato, da un testo famoso perché accettato passivamente da tutti, ad autenticarli e autorizzarli come persone, quanto quello che un testo può dare loro in termini di arricchimento umano e personale. Sessismo, soldi facili, lusso, piaceri sfrenati, o il torbido derivante dall’ideologia deviata di bande da strada e azioni delinquenziali non dovrebbero essere il veicolo di un bisogno più profondo di senso e significato.
Sono risposte che i giovani non possono avere, se vengono lasciati soli in balia dei like, dei click e delle facili visualizzazioni, del dolore esistenziale o forse di quella solitudine che è soltanto sintomo di un bisogno di esserci: chiedere di esistere.
Laura D’Angelo
www.termolionline.it è stato pubblicato il 2023-11-14 14:28:54 da
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