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Rovigo ha celebrato il 25 aprile. Oggi, in occasione dell’80° anniversario della Liberazione, la sala consiliare di palazzo Nodari ha ospitato una seduta congiunta del Consiglio Comunale e del Consiglio Provinciale.
A fare gli onori di casa il presidente del Consiglio Comunale Mattia Moretto che ha coordinato la cerimonia svoltasi alla presenza di tutte le autorità civili e militari. Prima dei saluti, è stato osservato un minuto di silenzio in memoria di Papa Francesco. Poi la parola è passata al sindaco Valeria Cittadin e, a seguire, al presidente della provincia Enrico Ferrarese e al prefetto Franca Tancredi.
Sono seguiti gli interventi degli studenti universitari e tutor della Consulta provinciale degli studenti di Rovigo, Alessandro Secondi e Monsif Sobti e dello storico giornalista e scrittore Gian Antonio Stella.
Al termine la cerimonia si è spostata in piazza Vittorio Emanuele II per l’alzabandiera (a mezz’asta per il lutto nazionale di papa Francesco) e la deposizione delle corone in Gran Guardia.
Un momento solenne di riflessione e memoria, per rendere omaggio a chi ha lottato per la libertà e la democrazia del nostro Paese.
Di seguito l’intervento del sindaco Valeria Cittadin
Cari concittadini,
oggi, in questa sede che appartiene a tutti noi, ci ritroviamo per commemorare l’anniversario della Liberazione d’Italia. È un giorno che segna la fine dell’oppressione e l’inizio del riscatto. Ma soprattutto, è un momento di memoria collettiva: per chi ha lottato, per chi ha sofferto, per chi ha creduto in un’Italia diversa, libera, democratica.
Nel 1943, dopo vent’anni di dittatura, il nostro Paese fu travolto dal dramma del caos nel paese dovuto alla turbolenta fine del regime con la repentina occupazione da parte della Germania nazista. L’Italia perse la sua sovranità, divenne terra contesa, campo di battaglia. L’alleato di un tempo si fece carnefice: intere città vennero occupate, gli oppositori incarcerati o deportati, i civili straziati da rappresaglie. Anche Rovigo visse momenti durissimi, segnati dal coraggio di molti e dal dolore di tutti.
Eppure, proprio in quel momento, migliaia di italiani — militari allo sbando, giovani renitenti alla leva, madri, sacerdoti, lavoratori — fecero una scelta. Spesso non avevano le stesse idee, né gli stessi obiettivi politici. Eppure si unirono. La Resistenza nacque come un moto profondo e spontaneo di dignità, il rifiuto morale dell’ingiustizia, della sopraffazione, della violenza.
Come disse Cavour, “fatta l’Italia, bisogna fare gli italiani.”
E forse fu proprio in quel periodo tragico, nel cuore del Novecento, che iniziammo davvero a sentirci italiani.
L’Italia, quella dei mille dialetti e dei mille campanili, ha sempre avuto un’identità frammentata, regionale, talvolta persino diffidente verso l’idea di una nazione unita. Ma fu proprio nei momenti più bui — la Prima guerra mondiale, e ancora di più la Seconda — che il senso di appartenenza prese forma.
La guerra, pur nel suo dolore, fu la fucina dove si forgiò un nuovo sentimento di comunità. La Resistenza ne fu il cuore morale. Unità non imposta, ma scelta.
E in questa unità ebbero un ruolo decisivo anche i cattolici: uomini e donne di fede, mossi dalla carità cristiana e dalla responsabilità civile. Le parrocchie divennero rifugi. I sacerdoti aiutarono perseguitati, partigiani, ebrei. I comitati di liberazione videro la presenza attiva e coraggiosa di molti credenti.
Oggi, in questo giorno di ricordo, non possiamo non rivolgere un pensiero commosso anche alla recente scomparsa di Papa Francesco.
Un pastore che ha lasciato un segno profondo nel nostro tempo.
Con la sua voce mite ma ferma, ha saputo parlare di pace, giustizia, fratellanza. Ha difeso i poveri, ha richiamato i potenti alla responsabilità, ha testimoniato l’essenza più autentica del Vangelo. Il suo insegnamento ci accompagni anche oggi, nel riflettere su quanto è stato fatto e su quanto resta ancora da fare per costruire una società giusta, libera, coesa.
Viva Rovigo, viva la Repubblica, viva l’Italia
Rovigo, 25/04/2025
Comunicato n. 243/25
Ufficio Stampa: Paola Gasperotto
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