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27/10/2023
– Parallelamente al campionato maggiore, sono cominciati i campionati giovanili che vedono la Pesaro Rugby junior impegnata nell’under 18, under 16 e mini rugby.
Le giovanili affrontano questa nuova annata dopo un percorso che ha visto, negli ultimi anni, investimenti e nuovi approcci innovativi, che hanno permesso a molti giocatori di arrivare a indossare la maglia della squadra senior e soprattutto la maglia della nazionale italiana, a riprova del buon lavoro fatto dallo staff in questi ultimi anni.
Merito anche di figure cardine come quella di Nick Scott, direttore tecnico della Pesaro Rugby, che ci racconta com’è nato il progetto delle giovanili e come si è evoluto e si sta ancora evolvendo in questi anni.
“La storia del rugby junior pesarese si è sempre basata sul duro lavoro e sull’approccio visionario di alcuni pesaresi. – commenta Scott – Tutto è cominciato grazie a un gruppo di volontari che provenivano dal club senior e desideravano creare qualcosa per i loro figli e non. Un torneo molto importante è diventato il beach rugby organizzato dalle ‘’Formiche’, divenuto noto in tutta la comunità rugbistica italiana. Questo torneo ha permesso la creazione di un’identità per il rugby pesarese, con la nascita di collegamenti con città come Nanterre in Francia, che regolarmente visitiamo. Pur essendo un avamposto del rugby rispetto ai tradizionali comprensori rugbistici italiani, il club iniziò a produrre atleti che giocavano sia nell’Accademia Nazionale che nelle squadre della fascia d’età nazionale. Un esempio è il gioco femminile, dove ci sono diverse rugbiste internazionali che provengono dal rugby junior di Pesaro”.
Poi il direttore tecnico vira su futuro e progetti in cantiere: “Il rugby junior a Pesaro ha una lunga e orgogliosa tradizione di innovazione nello sviluppo del rugby nella regione e ha intenzione di mantenere questa ambizione. Il programma delle scuole è cresciuto negli ultimi anni, e in una città famosa anche per altri sport, la società si è posta l’obiettivo di offrire ad ogni alunno della scuola l’opportunità di passarsi un pallone da rugby. Il club, in collaborazione con Jesi, è responsabile dello sviluppo tecnico dei giocatori di talento in tutta la regione, sotto la guida della Federazione Nazionale. Ci sono piani per aumentare questa influenza, offrendo ai giocatori di età compresa tra i 16 e 18 anni, provenienti da paesi più lontani, un’esperienza nell’Academy basata su quella fatta da Alex Grieve, ex allenatore dell’Academy in Inghilterra. Tutti questi aspetti per raggiungere un livello alto si basano sull’impegno per l’eccellenza nel coaching”.
A che livello sono le giovanili oggi, rispetto al livello di gioco con cui si confrontano nel campionato?
“Le giovanili di Pesaro danno inizio al viaggio verso il rugby adulto. Il club spera che tutti intraprendano questo viaggio, ma gli allenatori riconoscono che tutto questo avviene a velocità diverse. C’è una variazione all’interno di ciascuna fascia di età nella maturità fisica e mentale. Questo è vero in ogni club junior di rugby del mondo. La chiave è avere allenatori che abbiano le capacità e la pazienza nel distinguere tra i giocatori e dare a ciascuno il supporto necessario per raggiungere il proprio potenziale. A Pesaro abbiamo giocatori con potenzialità per raggiungere il livello internazionale. Gli allenatori si sforzano di dare a questi ragazzi un vantaggio competitivo. Ci sono altri giocatori che giocano per ragioni sociali e gli allenatori sostengono le loro ambizioni. Sotto questo aspetto il club è alla pari con la maggior parte dei maggiori club italiani. Nella regione, per tradizione, Pesaro è un club leader, godendo di una buona rivalità”.
Quali sono le differenze nell’insegnamento del rugby nelle scuole estere rispetto all’Italia? Si può fare una comparazione tra i settori giovanili esteri e quelli italiani?
“In Italia il rugby viene affrontato in un modo molto diverso rispetto al mio paese d’origine, l’Inghilterra. In Italia ci sono alcuni vantaggi, soprattutto con i diversi orari scolastici. In Inghilterra la maggior parte degli alunni torna a casa dopo le 17.00 e c’è poco tempo per le attività sportive all’aperto, soprattutto dato il tempo. Di conseguenza le squadre di club si allenano solo una volta a settimana, mentre in Italia c’è la possibilità di allenarsi 3 volte a settimana. Ciò consente anche più tempo per l’allenamento in palestra. Direi che il livello del rugby junior è più alto rispetto a club simili in Inghilterra. La vera differenza arriva nelle scuole private in Inghilterra che si concentrano fortemente sullo sviluppo dei giocatori e producono ottimi atleti. Ma ovviamente, a differenza dell’Italia, questi non sono universalmente disponibili e sono costosi”
www.viverepesaro.it è stato pubblicato il 2023-10-27 06:36:01 da

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