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Albenga. Che si tratti di un posto speciale e quasi “magico” lo si capisce prima ancora di varcarne la soglia. L’ingresso è costituito da una porta rossa, il colore dell’amore e della passione, al centro della quale si apre una finestrella a forma di cuore. Guardandoci attraverso si può dare un’occhiata all’interno e cominciare a scorgere cosa si trova al di là. Tanti animali, certo, ma anche un mondo a sé, nato come un tributo d’amore e nel quale ricevere e dare amore. Per questo guardare attraverso quella finestrella non consente solo di dare un’occhiata a “La Fattoria di Cinzia”, ma anche scoprire ciò che alberga nel cuore suo, di Cinzia Albanese, e di suo marito Emilio.
Siamo ad Albenga, in regione Rapalline. Sul retro del ristorante che prende il nome dal luogo in cui si trova, esiste un altro posto, appartato ma fino ad un certo punto, perché è sempre pronto ad aprire le proprie porte e farsi scoprire da chiunque abbia la giusta sensibilità. E’ “La Fattoria di Cinzia”. Qui ci sono tantissimi animali (“Quanti sono? Ah non lo so, ormai ho perso il conto” ci dice Cinzia sorridendo quando le chiediamo di contarli per noi) ma non è una “fattoria” nel senso stretto del termine, intesa come luogo in cui si svolge attività agricola o di allevamento. E’ qualcosa di più.
Cinzia Albanese lavorava come impiegata in uno studio legale. Poi, all’improvviso, la sua vita è stata stravolta: un episodio molto, molto doloroso, l’ha spinta a prendersi un’aspettativa di sei mesi e a cambiare mestiere, andando a gestire un rifugio montano. Qui ha conosciuto Emilio, il suo attuale marito. Insieme a lui si è trasferita in Liguria per andare a lavorare insieme nel ristorante di famiglia. E proprio qui ha costruito la “sua” fattoria.

“Questa fattoria – ci spiega – è nata da un’idea di mia figlia, che aveva immaginato un luogo in cui gli animali potessero vivere bene e aiutare chiunque avesse bisogno di ricevere una ‘cura’ speciale: dalle persone con disabilità o difficoltà ai genitori e figli che hanno bisogno di cementare il loro rapporto a quanti, al giorno d’oggi, hanno bisogno di ricaricare le batterie in pace e tranquillità”.
“La Fattoria di Cinzia”, come abbiamo specificato, non è un luogo in cui si allevano animali. Anzi, è un luogo che accoglie quegli animali che, altrimenti, non avrebbero altro posto dove andare: “Purtroppo – racconta – tante famiglie acquistano animali per i figli ma poi si rendono conto di non poterli tenere o di non essere in grado di accudirli nel modo giusto. Ma ci sono anche animali che restano ‘orfani’ perché i loro proprietari si sono ammalati o sono scomparsi. Altri ancora sono stati salvati dal macello o sono stati vittime di esseri umani violenti”.

Gli alpaca Cumal, Isotopo, Amedeo e Isaac
Cinzia accoglie tutti. Fare la conta delle specie che affollano la sua fattoria è praticamente impossibile, si corre il rischio di dimenticarne qualcuno. Ci sono il gallo Apollonio (dal fisico davvero imponente) e tante galline; diversi gatti (cinque che abitano con lei, altri più vagabondi che preferiscono stare all’aria aperta e due, salvati dopo essere stati vittime di violenza da parte dei loro vecchi padroni e perciò ormai completamente ciechi) e caprette; asinelli e pony; una quantità incredibile di roditori e rodenti (dai criceti ai porcellini d’India ai conigli) e tre maiali; un pavone; pappagalli e volatili di ogni genere; e poi ci sono le “star” della fattoria, cioè tre emù, un lama e quattro alpaca dai nomi a dir poco evocativi: Angelina (il lama), Cumal, Isotopo, Amedeo e Isaac. E non mancano poi i Vip, come il maiale Elvis, salito agli onori delle cronache nazionali qualche anno fa: la sua famiglia lo aveva accolto in casa propria, un normale appartamento di Torino, costringendo l’amministrazione comunale a modificare il regolamento di igiene della città apposta per lui; poi, non potendo più prendersene cure, lo avevano affidato a Cinzia.

Elvis
Per perseguire lo “scopo” della fattoria, Cinzia ha dato vita ad un’associazione senza scopo di lucro che organizza tante iniziative per mettere in contatto gli animali con chi sa apprezzarne le proprietà “magiche” e quasi curative: “Come spesso accade – spiega ancora Cinzia – da un momento difficile è nato qualcosa di bello, che ci ha aiutato a superare ciò che è accaduto. Questa è la nostra casa, ma anche e soprattutto un luogo di guarigione. Ci sembrava giusto e utile condividerlo con gli altri e non tenerlo solo per noi”.
Sono nate così le “Merende con gli alpaca”, che consentono a grandi e piccini di dedicarsi ad attività creative e fare merenda all’aria aperta scoprendo la straordinaria vita di questi e altri animali, ed i laboratori per scuole e strutture che aiutano bambini e ragazzi, ad esempio, autistici o con problemi intellettivi; senza dimenticare, ovviamente le persone più anziane, come gli ospiti delle Rsa. “La cosa che ci emoziona di più è vedere la reazione dei ragazzi autistici o con problemi intellettivi quando si rapportano con gli animali: hanno un modo unico di interagire con loro”, confessa ancora Cinzia.
Ed è davvero affascinante e sorprendente (almeno per chi ha un animo più “cittadino” e distante da certi risvolti propri del mondo animale) vedere con quanta armonia vivano tra loro questi animali. E quanta pace ed armonia riescano a trasferire a chi visita “La Fattoria di Cinzia”. Una carezza sul muso di un asinello, una “strusciatina” da parte del gatto Asdrubale, una pacca sulla schiena ispida della maialina Petronilla hanno la taumaturgica capacità di “rimettere a posto le cose” che non vanno, di restituire quell’equilibrio che tanti di questi animali, dopo vicissitudini magari non felici, avevano perso e ritrovato proprio qui. E che, altrettanto spesso, tanti di noi avrebbero bisogno di recuperare.

“La Fattoria di Cinzia” aspetta tutti: “Ben oltre le idee di giusto e sbagliato c’è un campo. Ti aspetterò laggiù”.
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