“Agiscono dove rimangono impuniti”. Un luogo è davvero insospettabi…

“Agiscono dove rimangono impuniti”. Un luogo è davvero insospettabi…


[ad_1]

Essere continuamente oggetto di manifestazioni di violenza fisica, verbale, psicologica o sociale che sia. Sentirsi il bersaglio prediletto contro cui un singolo, o magari un gruppo di individui, scaglia cattiverie o offese gratuite, senza un apparente motivo. Sono queste alcune delle dinamiche inquadrabili in quella vasta categoria di comportamenti definibili come bullismo.

Una piaga sociale che, ai tempi d’oggi, ha assunto anche la forma del cyberbullismo, ovvero del bullismo attuato tramite il web. I bulli, magari perché impossibilitati ad agire di persona, o magari per mancanza di coraggio, si nascondono dietro nickname e profili falsi tramite cui prendono di mira le loro vittime, bersagliandole a colpi di insulti e ingiurie. Per far sì che il problema emergesse in tutta la sua gravità, il Miur (Ministero dell’Istruzione e del merito) ha istituito la Giornata nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo, che ricorre ogni 7 febbraio.

Il fenomeno, in Italia, presenta caratteristiche tutt’altro che da sottovalutare. Secondo i dati della Sorveglianza Health behaviour in school-aged children (Hbsc Italia), gli 11enni vittime di bullismo sono il 18,9 % dei ragazzi e il 19,8% delle ragazze. Tra gli adolescenti (15 anni), invece, sono il 9,9% dei ragazzi e il 9,2% delle ragazze. Per quanto riguarda il cyberbullismo, sempre stando ai dati della sorveglianza Hbsc Italia, in un range di età fino agli 11 anni risultano essere colpiti il 17,2% dei maschi e il 21,1% delle femmine, mentre gli adolescenti di 15 anni sono il 9,2% dei maschi e l’11,4% delle femmine.

Ma quali sono i segnali che dovrebbero porci in allarme, o meglio i comportamenti classificabili come bullismo? E qual è, soprattutto, il ruolo che scuola, famiglia e istituzioni assumomono dinanzi a episodi di questo genere? Ne abbiamo parlato con Simone Preti, responsabile del reparto di Psicologia clinica e psicopatologia del dipartimento di Salute mentale e dipendenze patologiche di Rimini.

Preti, andiamo subito al sodo. Esiste una “fisionomia” del bullo? E cosa pensano i giovani del fenomeno?

“In uno studio che ha coinvolto studenti di tutte le scuole secondarie di primo e secondo grado che hanno risposto volontariamente a un questionario distribuito online, dal titolo “Tra presente e futuro. Essere adolescenti in Emilia-Romagna nel 2022”, gli intervistati, oltre 15 mila, affermano che è importante comprendere non soltanto quanto un atto sia catalogabile come bullismo, ma ragionare insieme sul significato e sulle emozioni che il bullismo scatena in ognuno di loro, quando si ritrovano ad assistere ad atti di prevaricazione. I ragazzi sono consapevoli della differenza tra le offese o le esclusioni dal gruppo, le aggressioni fisiche e le molestie, ma rimarcano comunque che anche gli atti apparentemente meno aggressivi comportano un carico di emozioni negative più significative di quanto ci si possa aspettare”.

“Agiscono dove rimangono impuniti”. Un luogo è davvero insospettabi…

Cosa ci stanno dicendo, quindi?

“Che subire prepotenze o prese in giro poco significative, apparentemente non classificabili come bullismo, ma in maniera costante, a lungo andare determina situazioni di disagio che possono diventare intollerabili. È invece relativamente bassa (dal 20 al 30% di chi non ha mai avuto a che fare con questi comportamenti) la percentuale degli adolescenti del campione che ha assistito a situazioni di molestie, stalking e minacce, ma che è stata invece coinvolta, più o meno direttamente, in altre forme di prevaricazione. La stragrande maggioranza del campione dichiara di vivere quotidianamente in un contesto scolastico dove le prese in giro e le esclusioni, gli scherzi pesanti fisici (spintoni) e le offese sembrano essere all’ordine del giorno”.

Oltre alla scuola, quali sono gli altri contesti in cui si manifesta la violenza?

“Nei mezzi di trasporto. Si tratta del contesto in cui il campione denuncia la presenza di un numero molto elevato di molestie. Il punteggio più basso, anche se di poco rispetto alla scuola, è invece attribuito alle molestie online (17,1% nei trasporti, 6,5% a scuola e 5,7% online). Dati che suggeriscono un buon livello di autotutela nelle navigazioni virtuali, ma che, al contempo, evidenziano quanto il presidio degli spazi fisici, invece, sia imprescindibile. Nella ricerca si spiega che il personale viaggiante, ormai praticamente scomparso, rende lo spazio vuoto del vagone ferroviario o dell’autobus un territorio di conquista ideale per i più vivaci e per chi decide di non rispettare le regole, perché quasi certo dell’impunità”.

Abbonati alla sezione di inchieste Dossier di RiminiToday

Come ci si comporta davanti a un bullo?

“Su questo fronte, i numeri non sono confortanti. Il 23,8% dei giovani (quasi uno su quattro) dichiara di non sapere cosa fare. C’è anche chi prova a risolvere le situazioni complicate con metodi ‘fai da te’, cercando magari un confronto verbale (71,2%), reagendo in modi non meglio specificati (60,4%) o chiedendo aiuto agli amici. Rimane il fatto che il 24,4% del campione è determinato nel richiedere aiuto alle istituzioni, propendendo quindi per la denuncia. Alla domanda del questionario ‘di fronte alle prepotenze assistite o subite come ti comporti?’, le ragazze da un lato sembrano più ‘preparate’ dei coetanei maschi, rispetto ai quali cercano maggiormente il supporto dei genitori (71,4% contro il 63,6%), o addirittura delle forze dell’ordine (denunce: 28,4% per le femmine contro il 19,6% dei maschi). Dall’altro, però, sembrano essere più inermi, perché una su tre dichiara che non saprebbe cosa fare e il 17,3% (rispetto al 13,9% dei ragazzi) dichiara di subire senza reagire”.

Come si contrasta un fenomeno di questo genere?

“Spesso gli adulti tendono a sottovalutare i comportamenti prevaricatori, magari banalizzando quelli ritenuti lievi, o con interventi di scarso significato simbolico. È dalla dimensione educativa che si deve ripartire per consentire alle giovani generazioni di vivere in un mondo dove la libertà individuale sia parte effettiva della libertà collettiva. Dal tanto richiamato e dibattuto patto educativo scuola-famiglia è necessario passare al patto educativo di comunità, dove tutti i soggetti di un territorio sono ingaggiati nella crescita di coloro che avranno il compito di salvaguardare, governare e migliorare il Paese. Scuola, famiglia, associazioni sportive, ludiche, di volontariato, centri ricreativi o per il tempo libero: nessuno escluso”.

[ad_2] Leggi tutto l’articolo “Agiscono dove rimangono impuniti”. Un luogo è davvero insospettabi…
www.riminitoday.it è stato pubblicato il 2025-02-23 08:06:00 da


0 Comments