Assalto al portavalori, ritrovata una seconda auto. C’è una pista

Assalto al portavalori, ritrovata una seconda auto. C’è una pista


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SUVERETO. Appare sempre più chiara la dinamica della rapina a mano armata, con armi da guerra a canna lunga, messa a segni da banditi, probabilmente sardi, sull’Aurelia a San Vincenzo Sud.

I rapinatori, probabilmente 10 o 11, hanno rubato tre auto, una di queste ad un medico di Orbetello, e i due furgoni, poi dati alle fiamme, usati per bloccare i mezzi della Battistolli. I due furgoni sono stati prelevati in un autonoleggio di Castelnuovo Berardenga, nel Senese.

Da tempo i banditi tenevano d’occhio la zona e non è un caso che abbiano agito in un punto nel quale la carreggiata era ristretta per un cantiere in corso.

Con i mezzi rubati hanno compiuto la rapina, poi si sono recati in tre posti diversi dove avevano tre auto sicure sulle quali trasferire il bottino.

Sono usciti quasi subito dall’Aurelia, probabilmente a Venturina, viaggiando poi su strade secondarie.

La prima, una Volkswagen Tiguan, è stata ritrovata sabato 29 fra Castelnuovo Val di Cecina e Monterotondo Marittimo. QUI L’ARTICOLO.

E sempre nella serata di sabato è stata ritrovata una seconda auto. Era stata fatta cadere in un dirupo fra Sassetta e Suvereto, nel bosco, vicino ad una strada sterrata.

Già stamani, domenica 30, sarà recuperata, con l’ausilio di un mezzo meccanico.

Le auto saranno analizzate nei minimi dettagli, alla ricerca di tracce che possano far risalire gli investigatori ai rapinatori.

La procura di Livorno ha aperto un fascicolo per rapina aggravata e, dopo le urla in sardo («Tutti ci siamo? Ajo, andiamo») ascoltate chiaramente in uno dei tanti video che circolano di telefonino in telefonino, prende sempre più corpo la pista che porta alla provincia di Nuoro e a colpi fotocopia messi a segno negli ultimi mesi sull’isola.

Gli inquirenti stanno verificando tutti i movimenti da e per l’isola degli ultimi mesi, anche se non è detto che i banditi siano residenti in Sardegna.

Negli ultimi colpi messi a segno in Sardegna, infatti, è stata usata la stessa tecnica: armi da guerra, esplosivo militare, colpi sparati contro i parabrezza e, per fortuna, mai un ferito.

L’utilizzo dell’esplosivo, spiegano dalla Battistolli, è servito ad abbreviare drasticamente i tempi. Tutto è successo in 5-6 minuti, mentre con le seghe circolari ci sarebbe voluto molto più tempo, facendo scattare gli allarmi e attivando i dispositivi di protezione interna, come quello che inonda l’abitacolo di spuma bloccante.


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www.maremmaoggi.net è stato pubblicato il 2025-03-30 08:26:00 da MaremmaOggi


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