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ANCONA – Senza ombra di dubbio la sentenza della Corte d’Appello emessa ieri nei confronti dei vertici di Banca Marche un effetto lo ha avuto. Ed è quello di essere riuscita a suscitare sentimenti simili a esponenti politici di parti diametralmente opposte come l’europarlamentare di Fratelli D’Italia Carlo Ciccioli e il segretario regionale del Partito Della Rifondazione Comunista Gabriele Marcozzi.
Partiamo da Ciccioli, rispettando l’ordine alfabetico: «La sentenza d’appello di ieri della Corte di Ancona – scrive l’esponente di FdI – che ha assolto con formula piena tutti gli ex vertici di Banca Marche e di Medioleasing, è un colpo durissimo per tutti i risparmiatori truffati e per chi ancora oggi cerca giustizia. È una sentenza che grida vendetta e conferma che in Italia, troppo spesso, chi ha responsabilità gravissime riesce a sottrarsi alle proprie colpe grazie a cavilli, ritardi, e – è il pensiero di Ciccioli – a connivenze. Altro che assoluzioni liberatorie: l’Istituto è fallito per l’insipienza criminale della politica, tutta in capo al Pd che ha preferito salvare il Monte dei Paschi di Siena lasciando al suo destino Banca Marche».
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Il coordinatore provinciale di FdI prosegue: «Che ne dice Ricci e tutti gli esponenti del Pd che occupavano posti di rilievo all’interno del Pd? Non si può solo ricondurre la responsabilità all’avidità di amministratori che hanno agito con leggerezza, spregiudicatezza e disonestà, pur in mezzo a figure che hanno cercato di operare in modo corretto. È ingiusto, moralmente e storicamente, che chi ha contribuito al disastro venga oggi dichiarato innocente. Il danno economico e sociale per le Marche è incalcolabile, e il sistema ha scelto di salvare le poltrone invece di ristabilire la verità». Carlo Ciccioli dal canto suo ha «più volte denunciato le manovre scellerate e le complicità istituzionali che hanno accompagnato il disastro di Banca Marche. Ora una parte della magistratura ci dice che “il fatto non sussiste”». Ciccioli invece è di un’altra opinione: «i fatti sono lì, pesanti come macigni. Oltre 40.000 famiglie colpite, miliardi evaporati, e nessun responsabile. Serve una svolta radicale sia nella governance bancaria che nella trasparenza delle istituzioni, a cominciare dalla magistratura. Non bastano più le commemorazioni e i convegni. La politica non può più restare complice o in silenzio. Non possiamo permettere che i cittadini paghino con i loro risparmi l’arroganza e l’impunità di chi ha avuto ruoli dirigenziali. La vicenda Banca Marche non può essere archiviata come una bolla di sapone: chi ha sbagliato, deve pagare. Punto».
Per Marcozzi di Rc invece «con la sentenza di secondo grado, la Corte d’Appello di Ancona ha assolto i vertici di Banca Marche: “il fatto non sussiste”, “il fatto non costituisce reato”. Ma allora chi risarcirà le migliaia di risparmiatori, operai, impiegati, pensionati, che hanno perso tutto nel più grande crack finanziario della storia marchigiana?». Il segretario regionale di Rifondazione prosegue: «Quella che un tempo era la “banca sotto casa”, vicina ai territori e ai bisogni delle persone, si è trasformata in un ingranaggio della finanza speculativa. E il messaggio che arriva oggi è chiaro: nel capitalismo il banco vince sempre, e chi perde è sempre il più debole. Le lacrime dei piccoli risparmiatori non commuovono i tribunali. A loro restano anni di cause civili e la speranza di recuperare almeno una parte di ciò che hanno perso. Per questo serve una svolta: è tempo di costruire un vero strumento pubblico del credito, controllato dai cittadini, al servizio del territorio e del lavoro. La prossima scadenza elettorale regionale sia occasione per aprire un confronto serio su questo». Dunque «chi governerà le Marche dovrà impegnarsi a stare dalla parte di chi ha subito ingiustizia. Noi ci saremo».
www.anconatoday.it è stato pubblicato il 2025-07-01 17:32:00 da

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