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Dopo quasi tre anni l’eredità lasciata da Carlo Lupi, il “professore”, rimane in diocesi un lascito spirituale e culturale di attualità. Non un’eredità rivolta al passato, come ha osservato il vescovo Luigi Ernesto Palletti nelle parole conclusive del convegno tenutosi venerdì, bensì un’eredità che la diocesi, e in qualche modo l’intera Liguria sono chiamate a gestire, guardando avanti. Il convegno era organizzato dalla diocesi e dall’Istituto superiore di Scienze religiose, su proposta e impegno di un gruppo di amici del “professore”. Il tempo, come sempre, consente di valutare fatti e persone in una dimensione più ampia. In questo senso i lavori del pomeriggio di venerdì, svoltisi nel salone “San Francesco di Sales” di Tele Liguria Sud, una delle tante realtà che Lupi ha contribuito a sostenere, possono essere definiti l’inizio di una riflessione più ampia, volta ad inquadrare – tanto più nel contesto dell’attuale tempo sinodale – non solo una figura prestigiosa ma anche un intero periodo storico, quello che dal Concilio Vaticano II arriva ai giorni nostri. Numerose le voci che al riguardo si sono ascoltate venerdì, dopo l’introduzione di Clara Vigorito a nome degli “Amici del professore” e l’avvio del dibattito a cura di monsignor Paolo Cabano, che ha sostituito Lupi nella guida dell’Istituto, oggi “polo” spezzino del più ampio Istituto superiore di Scienze religiose della Liguria. Tanti del resto sono stati i campi di azione e tante le iniziative avviate dal docente scomparso, che un intero pomeriggio di lavoro non è certo stato sufficiente a mettere a fuoco l’intero suo apporto alla vita diocesana. Numerose però le testimonianze, a cominciare da quella del vescovo, che ha ricordato Lupi anzitutto come suo insegnante nel corso teologico al seminario arcivescovile di Genova. “In lui – ha sottolineato Palletti – era sempre evidente la dimensione della concretezza”. Il suo essere filosofo, solidamente discepolo di sanTommaso, non gli impediva l’attenzione alla realtà mutevole dei tempi, anche perché tale attenzione era sempre ancorata alla metafisica. Nei numerosi interventi, una delle parole più ricorrenti è stata “cultura”. Per Lupi, ha ricordato Vigorito, la cultura non è mai stata un “lusso”, bensì il fondamento di un’autentica e completa formazione cristiana, “premessa di ogni riconciliazione sociale”. Di qui le tante iniziative da lui avviate: il “cenacolo” dei giovani studenti a Genova (e poi alla Spezia), il centro studi giovanile, l’università spezzina della terza età, il rilancio della Fuci dopo la “crisi” di fine anni Settanta, la guida per molti anni dell’istituto scolastico cattolico “Don Rubino” e poi, a lungo, la guida dell’Istituto. Di quest’ultima realtà, che non concepiva solo come formazione per i futuri insegnanti di religione bensì come struttura portante di formazione di ampio livello, il “professore” ha seguito gli sviluppi e la difficile transizione verso il modello del cosiddetto “processo di Bologna”, ovvero la trasformazione verso una dimensione di autentica formazione universitaria, come bene ha illustrato l’attuale direttore regionale don Andrea Villafiorita. Altri interventi, da Susanna Citi a Nicola Carozza, hanno sottolineato gli aspetti più legati al mondo giovanile ed alla dottrina sociale, mentre la relazione conclusiva del vicario generale monsignor Enrico Nuti si è soffermata sul rapporto tra fede e cultura presente nei “pilastri” della formazione di Lupi: la spiritualità domenicana, il riferimento a santa Caterina da Siena e quello al beato Rosmini. Per Fondazione Carispezia, che ha sostenuto il convegno, ha portato il saluto la vice presidente Linda Mussini, allieva di Lupi.
www.cittadellaspezia.com è stato pubblicato il 2023-11-20 04:30:26 da
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