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«Lo scontro tra Conte e Grillo? Ha messo in ombra il grande lavoro dell’Assemblea costituente svolto nell’evento finale dello scorso weekend a Roma». Fabio Magistrati, coordinatore provinciale del Movimento 5 Stelle, commenta così la querelle tra l’ex premier e il comico-inventore. «All’assemblea abbiamo avuto ospiti premi Nobel – precisa il piacentino Magistrati – personalità di altissimo livello, intellettuali, opinionisti, giornalisti. È stato fatto un lavoro importante per gettare le basi di un nuovo corso del Movimento. Parlo di programma, obiettivi, impostazione generale. Sono arrivate 22mila proposte dai cittadini, scremate da una società indipendente. È stato un grande processo di partecipazione per rinnovare il Movimento. Purtroppo dobbiamo sopportare questo scontro che non ci fa bene».
- Magistrati, ma cosa sta succedendo tra Giuseppe Conte e Beppe Grillo?
Penso che gli italiani lo abbiano capito. È una contesa, che poteva essere evitata, tra due “galli nello stesso pollaio”. Peccato, bastava parlarsi di persona per risolvere. Così ora all’interno del Movimento ci sono i tifosi dell’uno e dell’altro. Io non sono abituato a ragionare da fan, cerco di valutare le ragioni di entrambi, ma il livello di scontro adesso non è più sanabile.
- Ma lei, che è il coordinatore provinciale del Movimento, starà con uno dei due…
Davvero, non faccio il tifo per nessuno. Però dico che Giuseppe Conte ha gettato le basi per tutto questo lavoro per un rilancio importante. Poi andrà declinato nell’attività quotidiana.
- Come la pensa sull’eliminazione del limite dei due mandati da parlamentare?
Ho votato contro, ma prendo atto che abbia vinto l’altro pensiero. La regola dei due mandati serviva per contrastare la “casta”. Anzi, era una regola da estendere a tutti i partiti elettorali, un po’ come avviene per i sindaci delle città che non possono ricandidarsi per più di due mandati. Favoriva un continuo ricambio della classe dirigente. Invece è prevalsa l’idea di “non mandare a casa” persone che avevano lavorato bene e accumulato esperienza. Non è una questione da poco, però prendo atto che la penso diversamente dalla maggioranza.
- A Piacenza avete preso 2.982 voti, il 3,4%, alle ultime Elezioni Regionali. Vi soddisfa?
È un piccolo aumento rispetto alle Regionali del 2020 (il Movimento prese il 2,7%, il candidato presidente il 3,6%, nda). Non significa che io sia contento: il Movimento deve tornare a ben altri livelli di consenso. Speriamo di farlo sull’onda dell’Assemblea costituente. Intanto siamo stati l’unica provincia dell’Emilia-Romagna dove i voti sono aumentati e non calati. Ci fa pensare che l’attività sul territorio di questi anni abbia portato a qualche risultato.
- La definizione di “progressisti indipendenti” è corretta?
Direi di sì. Siamo andati al Governo e dopo un mese abbiamo realizzato il “Reddito di cittadinanza” e il “Decreto dignità” contro la precarietà. Se non è progressismo questo… E al tempo il Partito Democratico votò contro queste due proposte. Inserire poi la dicitura “indipendenti” è per sottolineare alcune diversità con il centrosinistra. Ad esempio Conte fa suo il concetto di “patria”, tema lasciato alla destra in questi anni. Così come su immigrazione e transizione ecologica la sinistra ha delle visioni molto ideologiche, mentre noi riteniamo che i costi di questi processi non possano ricadere sulle classi meno abbienti e sulle persone più in difficoltà. Nelle periferie si è travolti dal fenomeno dell’immigrazione e non ci sono le risorse per cambiare le caldaie.
- Ci sarà una diaspora dal Movimento 5 Stelle a Piacenza se Grillo darà vita ad un altro contenitore politico?
Non saprei, se qualcuno l’ha pensato, non me l’ha ancora comunicato. Succederà sicuramente, non possiamo nascondere che molti non hanno digerito alcuni passaggi dell’assemblea. Ripeto, io non la penso come la maggioranza sulla regola del doppio mandato, la ritengo importante per principio, ma mi adeguo. Per altri, invece, questa votazione non può essere accettata.
www.ilpiacenza.it è stato pubblicato il 2024-12-05 06:00:00 da
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