Cronaca, letteratura e cinema: tre anniversari celebri al Festival del G…

Cronaca, letteratura e cinema: tre anniversari celebri al Festival del G…


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PISTOIA – Una mattinata ricca di ricordi quella di sabato, tre anniversari, uno di cronaca, uno di letteratura e infine uno di cinema.

Un momento della mattinata alla Biblioteca San Giorgio per i tre anniversari ricordati al Festival del Giallo e i protagonisti dei tre incontri (fotografie di Stefano Di Cecio)

La cronaca: nel 1975 veniva assassinato Pier Paolo Pasolini, ancora oggi, dopo cinquant’anni, molte le domande rimaste senza risposta. Supposizioni, ipotesi, un racconto crudo di una storia “sbagliata” fatto da un giovane cronista del quotidiano “Paese Sera” che all’epoca dei fatti aveva vent’anni e che per puro caso si ritrovò a seguire uno dei più importanti omicidi del ‘900.

La morte di un poeta, un regista, uno scrittore scomodo per molti ma anche per tutte le forze politiche di allora, i democristiani, i comunisti, i fascisti, in un periodo in cui le differenze e i fronti erano ben evidenti e delineati.

Il libro che contiene la storia ma non indica ipotesi risolutive dei misteri è “Il giallo Pasolini” e a presentarlo al Festival del Giallo è stato l’autore Massimo Lugli. Insieme a lui Eugenio Nocciolini e Edoardo Orlandi autori dello spettacolo podcast “Feroce. L’ultima notte di Pasolini”.

Cronaca, letteratura e cinema: tre anniversari celebri al Festival del G…

Il secondo anniversario di sabato ha riguardato la letteratura, quest’anno infatti ricorre il centenario della nascita di Andrea Camilleri e a ricordarlo sono intervenuti lo scrittore Luca Crovi che ha intervistato Arianna Martelliti, nipote di Andrea Camilleri.

L’incontro è stato preceduto dalla proiezione di un’intervista fatta a Camilleri da Manlio Monfardini qualche anno fa. Nell’intervista Camilleri identificava il suo commissario Montalbano con le sembianze di Pietro Germi nel film “Un maledetto imbroglio” del 1959, ricorda come i suoi libri sono stati tradotti in 36 lingue e le opere televisive e cinematografiche vendute e trasmesse in 63 paesi del mondo. Fatta eccezione per la Cina in cui il “Commissario Montalbano era considerato disubbidiente” quindi non adatto al pubblico cinese.

Arianna Martelliti parla quindi di sé e dei ricordi che lo legano al nonno. Anch’essa scrittrice presenta il suo “Quel fazzoletto color melanzana” edito nel 2024 da Mondadori. Il suo stile di scrittura è completamente diverso da quello del nonno, nata a Roma nel 1987, dice “La Sicilia la possono raccontare solo i siciliani, apri il libro e sei in Sicilia senza la paura dell’aereo”.  

Durante la presentazione l’attore Marco Zingaro ha letto alcuni brani del libro. Lara la protagonista, vede i suoi genitori come persone perfette, poi un incidente stradale e la morte dei due. Grazie a una serie di scoperte, piccoli indizi legati al passato, la verità le crolla addosso, la piccola comunità in cui vive nasconde guasti e nodi da sciogliere. Emergono realtà inaspettate che la nonna cerca di far sparire. Ad Arianna Martelliti piacciono molto i rapporti epistolari, “Ti fanno viaggiare – dice – anch’io scrivo spesso cartoline dai luoghi dove vado”.

Terzo anniversario infine quello con il cinema, mezzo secolo ci separa infatti dalla prima uscita nelle sale cinematografiche del film “Profondo Rosso” di Dario Argento. Il giornalista Stefano Cavalli ha organizzato questo incontro sviluppando l’anniversario da tre prospettive diverse, quella strettamente cinematografica con il regista Luigi Cozzi, quello delle location usate per il film con Niky Argento, esperta di cineturismo, e infine l’aspetto più strettamente psicologico con la psicologa Giulia Leto.

Il regista Cozzi, anche se definirlo regista è limitativo visto che è anche  sceneggiatore, distributore, scrittore e critico musicale, ha cominciato a collaborare con Dario Argento con il film “Quattro mosche di velluto grigio”. Di Profondo Rosso ricorda la forte innovazione portata dal film, l’idea di farlo era già venuta in mente a Dario Argento prima di “Quattro mosche dal velluto grigio”, ma solo il titolo era certo.

Argento voleva un “giallo” classico e inizialmente non voleva inserire elementi parapsicologici, ma poi il risultato è stato quello di ottenere una cosa nuova che ottenne un enorme successo di pubblico non solo in Italia ma anche all’estero quando arrivò la versione integrale grazie alle videocassette perché inizialmente il film arrivava tagliato.

Un film di serie B? Forse per la critica cinematografica italiana ancorata a standard di un certo tipo, tant’è che a Dario Argento è stato dato solo un premio alla carriera. Sicuramente di serie A per il resto del mondo in particolare per gli USA. Il film presenta alcuni “errori” nelle riprese, sia nelle scene che nei montaggi. Ad esempio quelli fatti con il girato di macchine cha all’epoca venivano usate solo per fini scientifici, come quella presa in prestito dall’Università di Napoli che riprendeva ad una velocità di ben 3000 fotogrammi al secondo. “L’emozione però supera il difetto” dice Cozzi “e nessuno se ne accorse”.

Niky Argento ha effettuato una serie di tour sulle vere location del film, che in teoria si svolge a Roma. Fra queste una curiosità, la villa in stile Liberty dove si svolge parte del film è a Torino e, all’epoca delle riprese era un convento. Le suore che lo abitavano non volevano accettare alcuna modifica alla struttura per cui, per poter utilizzare il luogo, furono convinte a fare un mese di vacanze a Rimini, promettendo loro che quando sarebbero tornate, tutto sarebbe stato come prima.

Infine è la volta di Giulia Leto, psicologa e psicoterapeuta parla del titolo che di fatto è un abisso, amore e morte che si mescolano. L’aspetto psicologico non è semplice, si tratta di un trauma spezzettato lungo tutta la pellicola, un trauma mai superato e risolto quindi ritorna, un terrore non esterno ma interno della protagonista.

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www.reportpistoia.com è stato pubblicato il 2025-04-13 19:22:16 da Stefano Di Cecio


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