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Si chiamava Giovanni Battista Ramero era originario di Spinetta, primo di otto fratelli. Da pochi mesi era salito sui monti per dare il suo contributo per la liberazione dell’Italia dall’occupazione nazifascista. L’8 dicembre 1943 aveva partecipato ad un raid partigiano che si proponeva di requisire alcuni fusti di benzina che i tedeschi, alloggiati all’aeroporto di Levaldigi, avevano stoccato in un locale vicino alla chiesa di Mellea.
Il colpo riuscì alla perfezione, ma Ramero, rimasto ferito, non riuscì a raggiungere con i suoi compagni la base del comando partigiano. Arrestato, divenne il “capro espiatorio”, evitando in pratica una rappresaglia sulla cittadinanza di Mellea che i tedeschi già avevano iniziato con un massiccio rastrellamento di melleesi presso l’aeroporto (al loro rilascio contribuì non poco l’intervento del vescovo Borra, giunto da Fossano in bicicletta), mentre donne, anziani e bambini si erano dispersi nei campi trascorrendo la notte all’addiaccio, nel timore che i tedeschi incendiassero il…
www.targatocn.it è stato pubblicato il 2023-11-29 20:32:27 da c.s.

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