don Paolo Miraglia nel libro di Carmelo Sciascia


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“Miraglia…, chi era costui?!”, verrebbe da dire “manzonianamente a mo’ di Don Abbondio”. E invece “tal …costui” è stato un sacerdote che tra la fine dell’’800 e l’inizio del ‘900, che, dapprima abbastanza seguito ed ammirato, fu poi causa di una vicenda che fece scalpore, e della quale fu testimone diretta proprio Piacenza, dove il religioso fu inviato dalla Curia vaticana quale predicatore temporaneo. Tenne omelie seguite da molti fedeli, sino ad avere un numero altissimo di seguaci. Ma presto le sue concezioni pro-Girolamo Savonarola gli determinarono l’accusa di eresia, e scomuniche, di cui quella finale e massima dal Sant’Uffizio nel 1896. Lo scrittore Carmelo Sciascia (simpaticamente definito “piacentino di Sicilia” in quanto siciliano ma residente pluridecennale a Piacenza) e molto conosciuto negli ambienti culturali della città per la sua proficua produzione letteraria e giornalistica, oggettiva, mai faziosa, da acuto “osservatore” della realtà nelle sue varie sfaccettature pressoché quotidiane, è l’autore delle sua recente “fatica” letteraria “L’eretico don Paolo Miraglia”, libro presentato in un incontro programmato dalla Società “Dante Alighieri”, nella sede della “Famiglia Piasinteina”. L’opera ha richiesto tre anni di lavoro, ricerche precise e documentate attraverso una pluralità di pubblicazioni, giornali locali e non, e documenti vari, relativi al periodo 1895-1910, ed una scrupolosa, attenta analisi sulla vicenda da parte dello scrittore. Già in anni a noi vicini, altri giornalisti si erano interessati al caso-Miraglia con “articoli” invitanti a studiare e chiarirlo storicamente. Sciascia ha pertanto ritenuto opportuno addivenirne al recentissimo libro avente per l’appunto carattere di saggio “storico”.

Don Miraglia (siciliano della provincia di Messina), docente di Filosofia già a 18 anni, poeta e scrittore, distintosi in campo storico, filosofico e teologico, fu chiamato a Roma da Papa Leone XIII in ausilio al bibliotecario vaticano Carini, alla cui avvenuta “strana” morte dopo pochi mesi, don Paolo pronunciò l’elogio funebre al funerale, al quale era presente anche l’avvocato piacentino Bertucci. E fu proprio quest’ultimo a far ‘sì che don Miraglia venisse invitato a Piacenza per predicazioni per il quaresimale nella Basilica di San Savino. Si è detto tuttavia, che fu invece inviato in … Val Padana proprio dalla Curia Romana, per…”raffreddargli” talune concezioni non collidenti con la Chiesa ufficiale, soprattutto per la simpatia che il sacerdote mostrava per la “nuova” Italia e per il Savonarola (che la Chiesa medievale aveva condannato al rogo per eresia, e che solo nei giorni nostri la Chiesa ha riabilitato!). Ad ogni buon conto, inizialmente il prete (che dimorò nel periodo piacentino in via Gregorio X) conseguì apprezzamenti; ed anche la stampa lo esaltò per la sua efficienza e valore culturale. Ma poi, a seguito di alcune sue critiche non del tutto gradite dal clero piacentino, il can. Giambattista Rossi, anziché contrastarlo con argomenti teologici, si servì con furore astioso di un “Manifesto” incitante a violenza, a cui seguì l’ulteriore accusa con una lettera di vari preti, pubblicata da un giornale diocesano. Le cose si acuirono, si ebbero processi conclusisi con la condanna del Rossi, poi diminuita in appello, e degli altri, per diffamazione contro il Miraglia; nacque il giornale “Girolamo Savonarola” (1895), direttore Miraglia, caporedattore Giovanni Bianchi, il Vescovo Scalabrini lo bandì, si svilupparono a livello locale e nazionale accuse e difese relative al Miraglia, sia livello ecclesiastico che politico. La gente più umile “occupò” la chiesa di San Savino a difesa di don Miraglia, il quale fondò la “sua” Chiesa cattolica indipendente. Miraglia sarà scomunicato dal Sant’Uffizio e si verificherà lo scisma. (1896). Don Miraglia continuò la sua personale missione in un Oratorio creato in via Trebbiola (1896), celebrava i Sacramenti, e vi fondò anche un “Circolo operaio” intitolato al Savonarola, e con un asilo-nido ed un’associazione femminile. Chiesa scismatica, sì, ma attiva pur sempre secondo princìpi vangelici. Ma le cose non finirono: anzi Miraglia fu bersaglio di offese durissime e dolorose, e anche di un’aggressione con bastoni sul ponte di Fiorenzuola, oltre ad ulteriori “attacchi” dalla stampa avversaria a lui e ai suoi numerosi seguaci, momento per momento. Tutto fu ovviamente motivo anche di cronaca nazionale, e gli aspetti politici non erano assenti. Inoltre ben otto processi vi sarebbero stati a Piacenza contro di lui, che, comunque, nel 1900 nell’Oratorio di San Paolo sarà nominato Vescovo da una Comunità di cristiani legittimati a farlo. Nel 1901 comunque Miraglia se ne andrà in esilio all’estero: in Svizzera, in Inghilterra, in Corsica, e infine negli Stati Uniti dove riscuoterà successo e dove, a quanto pare, morirà nel 1918, all’età di 61 anni.

Tantissimo è riportato nell’interessante ed ampio libro di Carmelo Sciascia, con infinite documentazioni originali di lettere, di eventi, di episodi, di contrasti di varia natura e contenuti, e di numerose vicende coinvolgenti un periodo ultradecennale a partire dal 1895, e con richiami a situazioni socio-politico-ecclesiastiche che erano di “calda” atmosfera e di gravi problematiche sotto vari aspetti. Un libro che vale la pena leggere, per poter in ogni caso, liberi da pregiudizi e faziosità, prendere cognizione di un “momento” solo apparentemente di second’ordine, ma che invece ha lasciato un segno giustamente da approfondire in dettagli (a prescindere da giustissime opinioni soggettive sul piano politico, spirituale, ecclesiastico, e sociale), sul periodo in cui il “caso Miraglia” si verificò. Una conversazione, quella con Sciascia, interessantissima ed oggettiva, oltre che espressione di documenti scritti e risultanti.

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www.ilpiacenza.it è stato pubblicato il 2024-12-09 07:41:09 da


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