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Manfredonia – Cresce la tensione lungo i moli del porto di Manfredonia, dove la marineria locale si trova sull’orlo della paralisi. Una dura protesta è scoppiata nelle ultime ore da parte dei pescatori, a seguito di una vasta operazione della Guardia di Finanza che ha portato all’elevazione di sanzioni amministrative per un totale di circa due milioni di euro. Nel mirino dei controlli, la gestione e lo smaltimento dei rifiuti speciali prodotti durante l’attività di pesca.
Le multe, che vanno da un minimo di 5.000 a un massimo di 15.000 euro per ciascuna imbarcazione, hanno colpito decine di operatori del comparto ittico. Una batosta economica che, secondo i rappresentanti della categoria, rischia di compromettere irrimediabilmente la tenuta di un settore già da tempo in sofferenza.
A guidare la protesta è Nunzio Stoppiello, portavoce della marineria di Manfredonia, che in una nota accorata ha denunciato non tanto l’operato delle forze dell’ordine – “la Guardia di Finanza ha fatto il proprio dovere” – quanto piuttosto il silenzio e l’inerzia delle istituzioni. “Senza un’isola ecologica – ha spiegato – è praticamente impossibile per noi smaltire in modo corretto oli esausti, batterie esauste, reti rotte e rifiuti solidi urbani. Non ci sono strutture adeguate sul porto, eppure ci si pretende che rispettiamo norme stringenti senza offrirci alcuno strumento per farlo”.
Secondo le stime fornite dalla stessa marineria, sono tra i 700 e gli 800 i posti di lavoro a rischio diretto. Le sanzioni, infatti, colpiscono in modo trasversale piccole e medie imprese della pesca, la maggior parte delle quali, si sottolinea, “non è in grado di sostenere economicamente l’impatto di queste multe”. “Solo il 10% delle imprese potrebbe permettersi di pagare – continua Stoppiello – per le altre significa fermare i pescherecci e licenziare il personale”.
Oltre alla questione economica, i pescatori puntano il dito contro le carenze infrastrutturali importanti del porto. “Non esistono servizi essenziali – denuncia ancora Stoppiello – Non solo manca un’isola ecologica per il conferimento dei rifiuti, ma su tutti e tre i moli pescherecci di Manfredonia non è presente nemmeno una toilette. Questo dovrebbe bastare per comprendere l’assenza di attenzione da parte delle istituzioni verso il comparto”.
La situazione si inserisce in un contesto già fortemente penalizzato da anni di crisi strutturale e normative sempre più stringenti. I pescatori lamentano il fallimento di strumenti normativi come il cosiddetto “Decreto Salva Mare”, che avrebbe dovuto agevolare la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti accidentalmente pescati, ma che nella pratica – dicono – “è rimasto lettera morta”. “Non riescono nemmeno a gestire lo smaltimento ordinario – affermano – figuriamoci implementare misure strutturate”.
Il malcontento si è ormai trasformato in una vera e propria minaccia di blocco dell’attività. I rappresentanti della marineria locale non escludono un fermo delle operazioni nei prossimi giorni, con il rischio concreto di un collasso produttivo che avrebbe ripercussioni anche sull’indotto economico cittadino.
Intanto, il silenzio delle istituzioni locali, regionali e nazionali continua ad alimentare il senso di abbandono tra gli operatori del mare. “Dove sono i nostri rappresentanti politici – si chiedono in molti – quelli che in campagna elettorale si dicono vicini al popolo dei pescatori?”.
La protesta dei pescatori di Manfredonia rischia di diventare un caso nazionale, simbolo di un comparto sempre più in difficoltà, stretto tra l’esigenza di tutelare l’ambiente e la mancanza di strumenti concreti per operare nel rispetto delle regole. Un grido d’allarme che attende risposte rapide e concrete, prima che le barche restino per davvero ferme in porto.
Lo riporta L’Immediato.net.
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www.statoquotidiano.it è stato pubblicato il 2025-05-30 13:36:57 da Redazione

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