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L’AQUILA – Erano partiti in 240 per ottenere l’abilitazione all’esercizio della professione di avvocato e sono stati in cento ad ottenerla con una insufficiente percentuale del 41,66 %.
Questi i dati, ormai definitivi, dell’esame per l’abilitazione all’esercizio della professione le cui prove, per l’Abruzzo, si sono svolte all”Aquila in quanto sede di Corte di appello.
Una percentuale di promossi bassa considerando che non c’era la prova scritta che in passato fu causa di autentiche falcidie. Pur in presenza anche di candidati certamente ben preparati, il livello medio non sembra esaltante.
“La causa di questo esito -, commenta il presidente della prima sottocommissione, l’avvocato cassazionista Nicola Piscopo del Foro di Lanciano -, credo sia imputabile alle Università dove, per esempio, non sempre i docenti puntano l’attenzione giusta sulla attenta lettura del testo dei codici. Inoltre troppo spesso agli studenti vengono date dai professori delle dispense da studiare di dubbia utilità. Il bravo professionista bisogna formarlo subito negli atenei o certe lacune non sempre si colmano”.
Oggi, aggiunge, “ci sono innumerevoli corsi e dei webinar il cui intento è certamente lodevole ma la preparazione di base si deve fare nelle aule universitarie e non sempre è così”.
A fronte di queste valutazioni fatte dall’autorevole cassazionista ve ne sono alcune, di altri esaminatori, che convergono: nel senso che molti candidati avevano una preparazione non puntata solo a fare l’avvocato, come dovrebbe essere, ma avevano una preparazione meno specifica, adatta a qualsiasi tipo di concorso pubblico. Anche perché, come lo stesso avvocato Piscopo riconosce in analogia con le valutazioni dei presidenti degli Ordini, si tratta di una professione da anni in decadenza e, dopo la laurea in legge, si punta anche ad altre carriere oltre a quella forense che all’inizio non è remunerativa. Questa è stata anche la causa di diverse rinunce di candidati che si erano iscritti.
Va ricordato che la prima prova aveva ad oggetto l’esame e la discussione di una questione pratico-applicativa, nella forma della soluzione di un caso, che postulasse conoscenze di diritto sostanziale e di diritto processuale, in una materia scelta dal candidato tra le seguenti: materia regolata dal codice civile; materia regolata dal codice penale; diritto amministrativo.
La seconda prova consisteva nella discussione di brevi questioni relative a cinque materie scelte preventivamente dal candidato, di cui: una tra diritto civile e diritto penale, purché diversa dalla materia già scelta. Entrambe queste prove sono state tenute da remoto in collegamento con la commissione di Messina. Poi c’è stata un’ altra prova orale con una commissione abruzzese presieduta da Piscopo.
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