«Fanno parte di un clan», in sette a Lecce rischiano il carcere


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Accolto, per sette indagati, l’appello della Procura che chiedeva il riconoscimento dell’associazione mafiosa e il carcere per questa accusa, nell’ambito dell’inchiesta su due distinte associazioni specializzate nel traffico di droga e nel riciclaggio di denaro sporco, soprattutto a Lecce, con il coinvolgimento di un ex commercialista.

Il Tribunale del Riesame (presidente Carlo Cazzella, a latere Pia Verderosa e Giovanna Piazzalunga) ha riconosciuto il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso, per il presunto boss Antonio Marco Penza e la compagna Roberta Legno (indagata a piede libero) e per Raffaele Capoccia, Roberto Carrisi, Santo Gagliardi, tutti leccesi; Cosimo Miggiano, di Muro Leccese; Andrea Podo, di Monteroni.

Il collegio difensivo è composto, tra gli altri, dagli avvocati Francesco Vergine, Pantaleo Cannoletta, Giampiero Tramacere, Stefano Stefanelli, che potranno fare ricorso in Cassazione.

Occorre infatti precisare che la misura non è immediatamente esecutiva. Invece, è stato rigettato l’appello per Massimo Cazzella di Lecce, Salvatore Perrone di Trepuzzi e Francesco Urso, di Andrano. Sono difesi rispettivamente dagli avvocati Paolo Cantelmo, Salvatore Rollo e Luigi Corvaglia.

Il pm Giovanna Cannarile della Dda aveva fatto appello contro l’ordinanza del gip Marcello Rizzo, chiedendo il riconoscimento del reato di riciclaggio, con l’aggravante mafiosa, per altri due episodi, nei confronti dell’ex commercialista Antonio Baldari, residente a Lecce. E l’appello della Procura è stato accolto. Il professionista, secondo l’accusa, amministrava gli interessi economico-finanziari in prima persona, o attraverso teste di legno, per trasferire all’estero ingenti somme di denaro, eludendo le procedure antiriciclaggio e favorire gli interessi economici di Marco Penza (ritenuto a capo del sodalizio) e della moglie Roberta Legno. Dalle indagini è emerso che, tra maggio del 2019 e settembre del 2020, furono eseguite 9 bonifici, a titolo di buste paga, per una somma complessiva di circa 10.700 euro.

Il Riesame ha inoltre accolto l’appello della Procura, che chiedeva il riconoscimento del reato di tentato omicidio con metodo mafioso per Carlo Zecca, nato a San Pietro Vernotico, e Andrea Podo (entrambi indagati a piede libero). L’episodio “incriminato” è il ferimento di Massimo Cazzella, raggiunto da quattro colpi di pistola alla gamba in zona Vele a Lecce, il 28 gennaio del 2021.

Il blitz del novembre scorso ha portato a 35 arresti, a seguito di una operazione investigativa congiunta della Squadra Mobile di Lecce e della Guardia di Finanza.

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www.lagazzettadelmezzogiorno.it è stato pubblicato il 2024-12-24 19:16:09 da


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