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Festival della Restanza e Tornanza, oltre 2.500 partecipanti, centinaia di giovani coinvolti, rappresentanti delle istituzioni e ospiti da tutta Italia.
Si è chiusa con numeri record la prima edizione del Festival della Restanza e della Tornanza, che per tre giorni ha trasformato
Colli del Tronto (Ascoli Piceno) in un laboratorio a cielo aperto per il futuro dell’Italia interna.
“Questo festival è la prova che dalle macerie non nascono solo edifici, ma relazioni, progetti e possibilità”, ha detto il Commissario straordinario alla ricostruzione post sisma 2016, Guido Castelli, promotore dell’iniziativa. Al centro del festival, la visione di un Appennino che non sia più “margine”, ma cuore pulsante di rigenerazione economica, sociale e culturale.

Ai nostri microfoni, il Commissario Castelli aveva spiegato il perché di questo appuntamento: “Abbiamo voluto questo appuntamento perché la rigenerazione non è compito di pochi tecnici, ma di intere generazioni. I giovani del cratere sismico rappresentano il cuore di una nuova idea di futuro: fatta di innovazione, radicamento e partecipazione. Qui, la ricostruzione diventa anche
culturale, sociale ed economica. E il futuro, finalmente, mette radici. La logica che guida il Festival – ha spiegato Castelli – è quella per cui nessuno si deve sentire sequestrato o avvinghiato al luogo d’origine, ma ciascuno può essere impegnato in un atteggiamento attivo, sfidando la contemporaneità e attivando nel proprio spazio le belle opportunità che ci sono nel mondo. Ecco perché restare, per la bellezza di vivere una condizione in cui armonia del paesaggio e competitività possono essere abbinate, o anche tornare, dopo aver messo nel tascapane le esperienze fatte nel mondo. Non si tratta di atteggiamenti passivi, ma attivi, dinamici, di chi – con gli occhi di tigre – affronta la sfida della contemporaneità. Questo è il tema fondamentale che si è concretizzato nel cratere, che ha avuto la sventura di un terremoto che però produce l’effetto di anticipare, drammatizzandoli, effetti che prima o poi riguarderanno tutti, a partire dalle aree interne dell’Appennino”.
Tra i momenti più significativi, la presenza di oltre 500 studenti delle scuole del Piceno e giovani del Servizio civile universale, che hanno partecipato a laboratori su impresa, intelligenza artificiale e comunicazione accanto a divulgatori come Vincenzo Schettini, il fisico e influencer da milioni di follower.

Sul palco dell’incontro istituzionale anche il presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli e il capo dipartimento per le politiche giovanili della presidenza del Consiglio Michele Sciscioli, che ha ribadito l’impegno del governo a “investire nelle energie emergenti” e “trasformare l’Italia interna in risorsa per il Paese“.
Grande attenzione anche per i talk culturali: in particolare il confronto tra Davide Rondoni e Padre Francesco Piloni, moderato da Angelo Mellone (Rai), e il panel su giovani e impresa con Tommaso Cerno, il rettore della Politecnica Gian Luca Gregori e Brunello Cucinelli, simbolo di un umanesimo economico applicato ai territori.
“L’entroterra non è un museo, ma un luogo dove vanno costruite le nuove città“, ha sottolineato Mellone. In chiusura, la consegna di riconoscimenti a giovani e imprenditori distintisi nelle aree colpite dal sisma. Tra concerti, incontri, dibattiti e festa collettiva, il festival ha proposto un modello replicabile di rigenerazione, capace di unire scuola, comunità, cultura e impresa. “Restare, partire, tornare” – questo lo slogan – come scelte libere e desiderabili, non condizioni obbligate”.
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