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di Marcello Paris
PISTOIA – Franco Checchi se n’è andato lasciando un rimpianto in coloro che lo hanno conosciuto ma soprattutto per chi ama il teatro.
inventore, attore e regista di quel Gad (Gruppo Arte Drammatica) che per cinquanta anni ha calcato le scene di tutta Italia facendo della Compagnia una compagine che andava oltre il Teatro amatoriale ma di un livello di caratura quasi professionale tanto che dopo avere vinto numerosi concorsi spesso partecipava “Fuori Concorso” per il grado di professionalità maturata e rappresentata.
Da qualche tempo aveva lasciato la regia e anche la direzione, un po’ per ragioni familiari e anche perché voleva che altri crescessero e si affrancassero dalla sua dipendenza. Lo incontravo spesso in manifestazioni pubbliche e gli chiedevo come andava. Lui, con una certa delusione, rimpiangeva i tempi d’oro del suo teatro tanto che di recente aveva sciolto la Compagnia. L’occasione per parlarci più a lungo era stata la proposta di rappresentare un dramma scritto dal drammaturgo e poeta fiorentini Renzo Ricchi, autore di molti lavori che avevano avuto anche l’onore di essere oggetto di tesi di laurea.
In quell’occasione ci trovammo nel suo laboratorio in via del Villone, un ampio garage dove la Compagnia provava e dove costruiva e conservava le scenografie di tanti spettacoli. La proposta non andò a buon fine perché, mi disse, quello proposto era un testo molto impegnativo e riteneva di non avere più le forze per un tale cimento ma quando ci incontravamo non mancava di dispiacersi per quel forzato diniego.
L’ultima volta che ci siamo visti è stata al circolo Arci di Bottegone dove da molti anni si svolge il concorso “Rafanelli” (intitolato al inventore del Gad e maestro di Franco) per compagnie amatoriali e dove era stato invitato a ricevere un premio alla carriera. Era malfermo sulle gambe ma lo spirito era sempre lo stesso. “Come vedi, mi disse, sono un po’ acciaccato ma non mi arrendo e ricevere questo premio mi lusinga, mi gratifica e mi riporta a tempi felici”. Non era stato un caso che gli organizzatori del Rafanelli lo avessero voluto insignire di quel riconoscimento, in fondo la sua compagnia aveva rappresentato e vinto suoi lavori mentre altre volte, come si è detto, vi aveva partecipato ad honorem.
Parlammo anche del suo “capitale” fatto di centinaia di copioni, anche di autori importanti da lui riadattati al contesto dove rappresentarli, e delle tante scenografie di valore. Ci sto pensando, mi rispose, ma credo che almeno per il materiale documentario il luogo migliore sia il Teatro Manzoni, se lo vorranno. Credo che sarà così.
Addio Franco in tanti ti piangeranno e rimpiangeranno.
www.reportpistoia.com è stato pubblicato il 2025-04-17 14:45:27 da Redazione

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