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Il governo fa un parziale dietrofront sul taglio delle pensioni dei dottori ma i camici bianchi, per ora, confermano lo sciopero del 5 dicembre. Doppi turni, tagli, stipendi inadeguati: la professione non attira più i giovani. Carlo Curatola, presidente dell’Ordine modenese: “Serve una riforma strutturale che qualifichi invece di mortificare la sanità pubblica”.
MODENA – E’ scontro tra medici e governo. Non bastavano i doppi turni, gli organici sempre più inadeguati, il personale sanitario aggredito negli ospedali. Il governo per affossare definitivamente la sanità pubblica ha pensato bene di tagliare sulle pensioni dei camici bianchi aprendo al rischio di una fuga dal lavoro: a Modena potrebbero essere una settantina poi difficili da rimpiazzare. Dopo l’insorgere dei sindacati l’esecutivo ha annunciato un dietrofront, che però non lascia la categoria del tutto tranquilla. Il ruolo del medico di base o in corsia perde sempre più appeal: con la laurea a numero chiuso i camici bianchi già sono pochi, dopo il covid nelle strutture pubbliche il lavoro è diventato sempre più impegnativo e i giovani preferiscono guardare al privato e persino all’estero. Invece di tagli, dicono gli ordini dei medici, servirebbe una riforma strutturale con l’obiettivo di riqualificare la sanità pubblica, invece di continuare ad umiliarla.
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