I viaggi, la montagna, la spiritualità: Folco Terzani si racconta a Pist…


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PISTOIA – L’Auditorium Terzani della Biblioteca San Giorgio è stato il palcoscenico che ha ospitato venerdì scorso Folco Terzani per la presentazione del suo libro “A piedi nudi sulla terra”. Il libro è una ristampa della prima edizione del 2011 arricchita dalle fotografie di Alexey Pivovarov scattate durante un suo viaggio in India. Dopo la pandemia anche Alexey si è trasferito con la famiglia a Orsigna sulla montagna pistoiese. La presentazione è stata condotta dalla giornalista Linda Meoni ed è intervenuto anche il Sindaco Alessandro Tomasi. Prima che iniziasse a parlare al pubblico abbiamo rivolto a Folco alcune domande. Che effetto ti fa essere in questa sala intitolata a tuo padre a distanza di venti anni dalla sua scomparsa? E’ vero, sono vent’anni, ma è sempre lì (indica il quadro che lo ritrae) continua a guardarci, è cresciuto di più dopo la morte che quando era in vita. Qualche particolare ricordo che ti accompagna ancora? Oramai i ricordi sono lontani, mi piaceva quando era sull’Himalaya e parlava con i corvi imitandone il verso e li chiamava giù. Del tuo libro invece? Il mio libro ha a che fare con quel mondo in cui stava anche lui negli ultimi anni, cioè il ritiro nelle montagne, verso una forma di ascetismo. Abiti sempre all’Orsigna? In questo momento sono lì ma non ci abito più, da qualche mese con la famiglia mi sono trasferito giù nella pianura fiorentina e per me è un dramma terribile, ma purtroppo ogni tanto bisogna fare dei compromessi. Cosa ne pensi della situazione attuale in cui ci sono guerre ovunque? E’ veramente strano che non si riesca a sentire una forte voce contro la guerra, una posizione chiara e netta contro la guerra, non esiste, non si sente. Secondo me esiste molto dentro ai cuori delle persone ma non si sente pubblicamente. Mio padre avrebbe fatto di tuo per farsi sentire. Folco Terzani ospite alla Biblioteca San Giorgio di Pistoia (foto di Stefano Di Cecio) Linda Meoni riassume la storia del libro: metà degli anni Quaranta, in Sicilia nasce Cesare. Poca voglia di studiare, da adulto vetrinista, sposa Alba e avrà una figlia. Parla di sé come un prodotto sociale, ma qualcosa non va. Le cose peggiorano perché si avvicina alle droghe. Vedrà anche il carcere e dopo un anno quando uscirà, la moglie lo mette davanti ad una scelta, o noi o la droga. Lui sceglie la droga, una vita di eccessi, molti viaggi fino ad arrivare in India perché lì si poteva consumare liberamente. Una volta lì si spoglia di tutto, gli affetti, i vestiti le scarpe. A quel punto chiede a Folco com’è nato il suo incontro con “Baba” Cesare e l’idea che la sua storia era più meritevole di altre ad essere raccontata. Folco si alza in piedi tirando verso di sé il microfono da tavolo, “bisogna rompere gli schemi – dice – e con così tanta gente è fantastico, con il mio babbo che ci guarda. A Pistoia  mi sento a casa, ed è bellissimo”. Poi prosegue: “Cosa c’entra questa storia con oggi? E’ una storia degli anni Settanta, in quegli anni la contestazione nei confronti della società era fortissima, contro le regole, le guerre e il materialismo, ma spesso passava anche attraverso le droghe. E’ una storia di come il male porta al bene. La necessità  di trovare nuove vie era evidente, ma per farlo bisognava sperimentare e sbagliare. In quegli anni molti partivano per cercare qualcos’altro, con autobus colorati, andavano in Turchia, poi in Afghanistan, il Pakistan, il Nepal e arrivavano in India. C’erano quelli di sinistra o di destra che contestavano politicamente, poi c’erano quelli che dicevano a noi non ci importa niente di questa roba e andavano in India perché era da tutti considerato il luogo della spiritualità.  Folco Terzani e Aleksey Pirovarov I miei genitori avevano scelto di agire sulla società invece di uscirne, alla fine degli anni settanta sono andati a vivere in India. Per me è stato uno shock, avevo nove anni, mendicanti dappertutto, lebbrosi, mucche per le strade, non immaginavo che esistesse un mondo così. Avevo paura di uscire da casa, poi mi hanno convinto, e quando arrivo in una piazza, trovo delle strane persone che possedevano meno dei mendicanti, nemmeno delle magliette bucate. C’avevano dei capelli che non si erano mai tagliati, un piccolo perizoma ma erano sicuri di sé, guardavano noi come se non avessimo capito  niente e mi sono chiesto chi sono? Come può essere così tranquillo uno così? Ho una  foto che mia madre mi scattò la prima volta che li ho incontrati. Sono asceti, vivono in una grotta, ma come è possibile? Poi me ne sono dimenticato, salvo ricordarmene quando è arrivata la crisi che prima o poi arriva sempre. Dopo aver fatto tutti gli studi possibili avevo bisogno di qualcosa di diverso ed allora mi sono ricordato delle persone che avevo visto a nove anni e sono tornato in India a cercarle. Non sapevo dove trovarli, sono stato un anno con Madre Teresa, poi ho trovato un posto bellissimo, ho chiesto in giro e mi hanno detto di là dal fiume c’è né uno. Ho preso una barchetta e sono arrivato in una grotta, trovo un uomo seminudo coi capelli lunghissimi con quell’aria sicura che mi ricordavo. Mi avvicino ma non so cosa fare, conosco molte lingue ma non l’hindi, chiedo allora in inglese “where do you come from?”, lui mi guarda e mi risponde: “Italy”. Mi invita a restare con lui ma a me sembrava strano, cosa si fa qui in grotta? Si saluta il sole quando nasce e quando va via mi risponde. Però non aveva il passaporto e questo significava l’aver avuto problemi, quindi niente da fare, sono andato via. In seguito ho cominciato a conoscere gli asceti indiani vestito di tutto punto da esploratore. Poi con loro ho cominciato prima a togliermi le scarpe per riacquistare la vicinanza con la terra che ci ha dato la vita, poi via lo zaino e il resto. Ci vuole tanta fede per spogliarsi di tutto e restare nudi Ma se non hai niente succedono grandi cose., ho provato e riprovato fino a quando ce l’ho fatta a dormire in grotta. Avere cose è bellissimo ma pian piano l’uccellino nella gabbia comincia a morire, si muore dentro. Con le rinunce invece,  le spine e le difficoltà, la forza interiore torna. Quando sono in montagna le scarpe non le porto mai, è bellissimo, faccio anche le maratone scalzo. Non riesco però a farlo in città, mi guardano in modo strano. Insieme alla mia famiglia non è così, bisogna rispettare le idee di tutti. Viviamo in un bellissimo appartamento, moderno, con i doppi vetri ed il parquet sul pavimento, ma quando sto lì mi deprimo dopo due settimane. Mi viene un vuoto dentro ed allora torno su in montagna con la acquazzone, il vento, il freddo e sto meglio”. Alexey Pivovarov infine parla delle foto che corredano il libro, ha vissuto con i Baba per tre o quattro anni in India. Uno di loro è venuto proprio a Pistoia, sono specie di maghi, personaggi da favola e con loro capitano strani collegamenti. Una sua mostra sarà ospitata a luglio nelle Sale Affrescate del Comune di Pistoia.

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www.reportpistoia.com è stato pubblicato il 2024-03-03 12:06:57 da Stefano Di Cecio


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