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ANCONA – Attività estrattive dalle cave più sostenibili: la Proposta di Legge del Presidente del Consiglio regionale Dino Latini si concentra sulla loro disciplina con cui si rivede e si integra la legge del 1 dicembre 1997 numero 71. All’articolo 2 della Proposta di Latini infatti viene richiamato il principio dello sviluppo sostenibile e dell’economia circolare sulla cui base, si legge «la Regione, le Province, e i Comuni promuovono lo sviluppo delle energie rinnovabili nelle aree di cava e l’uso efficiente delle materie prime di cava, nonché il riciclo e il riutilizzo dei materiali alle stesse alternativi, al fine di ridurre il consumo di materie prime, sostenere lo sviluppo economico e ridurre le possibili incidenze negative sull’ambiente».
Non solo. «Per favorire – sempre sulla base di quanto riportato nella proposta – l’uso di materiali inerti provenienti dal riutilizzo, dal riciclaggio e dal recupero di rifiuti o da altre fonti alternative, riducendo il ricorso alle cave di prestito per opere pubbliche, la Regione rende disponibile una banca dati di tali materiali che costituisce una sezione specifica del Sistema Informativo Regionale Marche Attività Estrattive». Un assist poi alla pratica del recupero: «Nell’ambito della realizzazione e manutenzione di opere pubbliche o di interesse pubblico, i materiali di risulta che, per qualità e quantità, possano essere idonei ad un utilizzo nell’ambito delle attività estrattive, sono reimmessi, se tecnicamente fattibile, nel ciclo delle attività estrattive medesime».
La proposta di legge del Presidente Latini si richiama anche al Prae che deve tener conto «delle condizioni vegetazionali, floristiche, faunistiche, pedologiche, idrogeologiche, nonché degli aspetti paesaggistici e insediativi contenuti nel PPAR e contiene tra gli altri elementi: la relazione di piano relativa al quadro progettuale; gli elaborati cartografici di analisi a varie scale come la localizzazione delle cave attive, inattive, chiuse e dismesse per tipologia di materiale estratto; quella degli ambiti territoriali di interesse estrattivo; quella degli impianti di trasformazione inerti naturali e lavorazione aggregati riciclati». Sempre il Prae deve poi contenere: le schede di progetto per ciascun ambito territoriale di interesse estrattivo individuato; l’aggiornamento catasto cave dismesse; le norme tecniche di attuazione con il seguente contenuto: norme per una razionale coltivazione, per un appropriato uso del materiale, per l’esercizio dell’attività estrattiva nelle formazioni boscate e per il recupero e la ricomposizione finale delle cave; norme per la coltivazione delle cave di prestito per la realizzazione delle opere pubbliche; norme per la riqualificazione ambientale delle cave abbandonate o dismesse.
Sempre all’interno del Prae va inserito il rapporto ambientale e la cartografia informatizzata. Una revisione legislativa, quindi, particolarmente importante indirizzata sul versante della sostenibilità nell’attività di utilizzo ed estrazione dalla cave, confermata ancora dall’articolo 3 in cui si legge «La coltivazione di cave è possibile in tutti i boschi governati a ceduo o in quelli costituiti da essenze non autoctone purché siano effettuati, a cura e spese del soggetto autorizzato, interventi di compensazione ambientale, dove per compensazione ambientale s’intende l’impianto e la realizzazione di un rimboschimento con specie autoctone individuate in base ad un’indagine botanico-vegetazionale e sulla base di uno specifico progetto esecutivo, su terreni nudi di accertata disponibilità per una estensione pari a 1,5 volte quella del bosco da trasformare».
www.anconatoday.it è stato pubblicato il 2023-12-27 15:31:34 da

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