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Dopo l’attacco di Israele all’Iran e la controffensiva di Teheran che ha colpito Gerusalemme e Tel Aviv, anche a Milano la Prefettura ha annunciato l’innalzamento delle misure di sicurezza attorno agli obiettivi considerati sensibili, come sedi diplomatiche, luoghi di culto e infrastrutture. Una prassi rafforzata, però, da un clima di grande instabilità internazionale.
A preoccupare è la rapida escalation del conflitto, come spiega Riccardo Redaelli, professore di Geopolitica dell’Università Cattolica di Milano: “Israele – dice – ha deciso di lanciare una guerra contro l’Iran nonostante ci fossero trattative ancora aperte sul nucleare. Rischio è, oltre alle vite umane, un possibile allargamento del conflitto anche se per il momento l’Iran non sembra voler colpire le basi americane o lo stretto di Hormuz che è la vena giugulare dell’energia internazionale”.
Divisi tra paura e speranza gli esuli iraniani a Milano, che si oppongono al regime di Teheran. Rayhane Tabrizi, attivista iraniana racconta che nessun iraniano vuole avere una nuova guerra nel suo Paese, ma il desiderio era di riuscire a concludere la battaglia di Donna Vita Libertà con le sole forze interne. Però il regime è molto forte, per cui una leva esterna in questo momento forse può accelerare il cammino verso la libertà.
Anche Pegah Moshir Pour, attivista e scrittrice iraniana, pone l’accento sulla possibilità di “regime change”: “Il desiderio più grande iraniani – dice – è di far cadere il regime degli ayatollah, non commettendo però gli errori che sono stati fatti nel ’79. Da una parte c’è la voglia di libertà che non smette di battere nei cuori degli iraniani, dall’altra la paura di finire tra i civili uccisi”.
Fra i timori della Comunità ebraica di Milano, invece, anche le possibili ricadute in Europa – e in Italia – di quanto sta accadendo in Medio Oriente:
il presidente Walker Meghnagi afferma: “Abbiamo diramato un messaggio a tutti appartenenti alla Comunità di stare attenti, non perché pensiamo ci possa essere un’esplosione di antisemitismo, ma perché persone singole potrebbero fare qualcosa di brutto, questo sì”.
Il clima è di maggiore allerta senza allarmismi. Mentre il pensiero di entrambe le comunità va a vittime e feriti fra i civili.
www.rainews.it è stato pubblicato il 2025-06-15 00:03:00 da

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