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Ore 17 del 3 settembre: un incendio di dimensioni controllabili coinvolge una parte della sezione di biofiltrazione delle emissioni atmosferiche dell’impianto di Rida Ambiente ad Aprilia. E in quello stesso momento inizia la nuova, inevitabile, emergenza rifiuti in quasi tutta la provincia, ma soprattutto a Latina. Il 4 settembre la società che opera in via Valcamonica comunica alle amministrazioni conferenti che si rende necessaria una sospensione cautelativa dell’attività, fino al ripristino della totale funzionalità e sicurezza di quel tratto di impianto. Le amministrazioni locali dall’istante in cui arriva la mail di Rida sanno che le cose si stanno complicando. Non esistono infatti impianti nel territorio in grado di fare lo stesso servizio della Rida Ambiente. Non ci sono soluzioni alternative e dunque dalla mattina del 4 settembre inizia una vera e propria «caccia» ad una struttura che in via temporanea possa accogliere la frazione indifferenziata. Non è semplice, anzi è una corsa ad ostacoli. Il 4 pomeriggio la città di Latina è già al collasso e si comprende anche un’altra cosa, che bisogna spingere sulla Regione Lazio per quanto riguarda l’impiantistica, altrimenti si perderà il controllo di un servizio che forse è persino più delicato di quello idrico.
Passano ancora due giorni e lo scenario è quello della peggiore periferia di Napoli nei tempi bui dei roghi improvvisi e misteriosi (non più di tanto, in fondo). Alcuni cassonetti vengono bruciati. Non è autocombustione. Non si tratta di incidenti. I cassonetti dell’indifferenziata sono stracolmi di sacchi neri, il cui uso è vietato per legge da anni. Abc è alle corde ma continua a spedire in giro per la città squadre di netturbini disperati che filmano il disastro che si trovano davanti con i cellulari personali. Alcuni sono increduli. E’ come se si stesse perpetrando quella strana e ciclica maledizione che avvolge Latina del lezzo dei rifiuti impossibili da raccogliere. E’ andata così nella crisi esistenziale che colpì la Latina Ambiente nei suoi anni peggiori, quando stava per fallire. E’ andata così tante altre volte dal 2013 in poi. E ancor prima non era molto diverso. Il rapporto perverso tra la città e i rifiuti comincia quasi cinquanta anni fa, con la nascita della discarica di Borgo Montello, ora estesa su un’intera collina, composta da due siti, entrambi chiusi, ma dove non si riesce ad attuare una bonifica imposta per legge e la cui responsabilità è stata accertata con apposita sentenza amministrativa. Non applicata, senza sanzioni elevate, senza controlli, senza l’avvio di una procedura che possa salvare quel pezzo di periferia. A gennaio del 2022 una sentenza del Consiglio di Stato viene esclusa la responsabilità di una delle società titolari degli invasi, la Indeco. Il verdetto ricostruì tutte le fasi della omessa bonifica dal 2009. Dunque doveva toccare ad Ecoambiente intervenire. La ricostruzione giudiziaria di questa vicenda mette in luce omissioni, errori madornali e tanta lentezza nei controlli dei soggetti pubblici. Deve essere una malattia, un’allergia nell’approccio con la «questione rifiuti».
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L’articolo Latina, Rifiuti, allarme rosso dopo il rogo. E la maledizione ritorna
www.latinaoggi.eu è stato pubblicato il 2023-09-10 07:30:02 da

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