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Emergono anche alcune criticità riguardo agli istituti di pena emiliano-romagnoli nel Dossier di metà anno di Antigone appena pubblicato, intitolato “Le carceri scoppiano”, in particolare rispetto alle case circondariali di Bologna e Rimini, dove siamo state in visita recentemente e di cui è possibile visionare le schede di Antigone ai link indicati.
I numeri
Dalle visite svolte emerge allarmante il numero delle persone recluse, di gran lunga superiore alla capienza regolamentare degli istituti, con un’inedita impennata delle presenze negli istituti per minorenni. Secondo i nostri dati, il tasso di affollamento reale, al netto dei posti non disponibili, è del 130,6% a livello nazionale.
A livello regionale, secondo i dati del Ministero, a Bologna il tasso di affollamento è del 168%, quello di Rimini del 134%. A Parma il tasso di affollamento invece si attesta al 112%. La Garante Veronica Valenti, qualche settimana fa, sottolineava diverse criticità nella casa circondariale di via Burla, reclamando più opportunità di lavoro per gli ex detenuti nel mondo esterno, oltre al cronico problema di organico della Polizia Penitenziaria. Con la circolare della media sicurezza, è condizione diffusa da parte dei detenuti che sentono un maggiore isolamento e tendono a una chiusura nelle celle. I detenuti sentono un maggiore isolamento.
Le condizioni strutturali
Decisamente critiche sono anche le condizioni strutturali dei luoghi di detenzione: la mancanza di acqua e refrigerazione, le infestazioni di cimici rendono difficilmente sopportabile la vita delle persone detenute, soprattutto in questo periodo di grande calura. Non sono esenti da questo genere di criticità gli istituti emiliano-romagnoli.
I suicidi
In questa terribile estate italiana, la disperazione e la rabbia delle persone detenute emergono in differenti modalità. Alcuni hanno deciso di manifestare il loro dissenso, sfociato a volte in proteste, altre volte in vere e proprie rivolte; altri, forse non riuscendo più a sopportare il peso della carcerazione o sotto il peso di patologie psichiatriche che in carcere non possono trovare il giusto trattamento, hanno deciso di porre fine alla loro esistenza. Solo nel mese di luglio in dieci si sono tolte la vita, portando il numero totale dei sucidi dell’anno corrente a 58 e rischiando di arrivare a superare a fine anno il tragico record del 2022 (85 suicidi in carcere). Dei 58 episodi suicidari registrati fino ad oggi, cinque (quattro uomini e una donna) hanno avuto luogo in Emilia-Romagna: a Parma si sono tolti la vita due giovani uomini (26 e 28 anni), l’uno in carcere da qualche settimana, l’altro detenuto nella sezione ex art. 32 o.p. (sezioni chiuse, che prevedono una significativa limitazione della libertà di movimento destinate a detenuti considerati pericolosi e inaffidabili). A Ferrara e Bologna si sono tolti la vita altri due uomini, rispettivamente di 56 e di 48 anni, quest’ultimo in attesa di giudizio. Infine, sempre a Bologna è avvenuto il suicidio di una donna di 55 anni, coinvolta in 42 eventi critici, tra cui un tentato suicidio. Era sottoposta al regime di grande sorveglianza e sarebbe tornata in libertà a novembre 2025.
I percorsi di accompagnamento all’uscita
Oltre al sovraffollamento ed alle pessime condizioni di detenzione, il nostro sistema carcerario è piagato dalla recidiva, segno di un carcere che non risponde alla finalità costituzionale sancito dall’art 27. Le istituzioni dovrebbero dare maggiore importanza e supporto reale nel delicatissimo momento della scarcerazione e del ritorno alla vita libera (proprio per supportare le persone detenute in questa delicata fase di passaggio, abbiamo redatto due guide all’uscita, una per la sezione maschile e una per la sezione femminile del carcere di Bologna, consultabili ai link indicati).
www.parmatoday.it è stato pubblicato il 2024-07-25 09:54:53 da
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