L’inchiesta che ha travolto Manfredonia. “È emersa l’assoluta inadeguatezza di Rotice e della sua giunta&#822

L’inchiesta che ha travolto Manfredonia. “È emersa l’assoluta inadeguatezza di Rotice e della sua giunta&#822


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I molteplici ed inquietanti fatti di cronaca giudiziaria che hanno investito Manfredonia negli ultimi giorni, descrivono una città tuttora condizionata dal malaffare e dalla criminalità, e ciò nonostante la recente dolorosa esperienza dello scioglimento del Consiglio comunale per rischio di infiltrazioni mafiose”. Lo riporta una nota del gruppo politico “Molo 21”, in minoranza nell’ultima assise, dopo l’inchiesta “Giù le mani” che ha travolto la città del golfo. A riguardo è previsto domani l’interrogatorio di garanzia di Michele Romito, curiosità per sapere cosa dirà per difendersi e cosa potrebbe rivelare sulle attività della controversa amministrazione comunale decaduta pochi mesi fa.

Pubblica illuminazione, D’Alba e il giornale amico

A parere di “Molo 21”, le recenti ricostruzioni giornalistiche “impongono – si legge – una seria riflessione su quanto avvenuto, sia durante la campagna elettorale per le elezioni comunali del novembre 2021, che nei quasi due anni di amministrazione di centrodestra. Nella scorsa competizione elettorale, dopo il lungo commissariamento del Comune per rischio di infiltrazioni mafiose, il centrodestra si è presentato alla città cavalcando l’onda del cambiamento e Gianni Rotice, vestito di nuovo, è stato eletto sindaco. Purtroppo, fin dal primo momento è emersa l’assoluta inadeguatezza del sindaco e della giunta dallo stesso nominata. Improvvisazione e ambiguità hanno connotato i pochi atti amministrativi adottati e gli scontri tra avverse fazioni della maggioranza non si sono fatti attendere, fino ad arrivare alla revoca/dimissioni dell’assessore ai LL.PP. Angelo Salvemini (ai domiciliari per “Giù le mani”, ndr) nel gennaio 2023, poiché in disaccordo con il sindaco sul ‘metodo’ da seguire per l’appalto milionario della pubblica illuminazione, un’altra pagina oscura, questa, rispetto alla quale attendiamo con fiducia che venga fatta chiarezza“.

All’epoca Salvemini contestò a Rotice il possibile tentativo di voler favorire l’amico imprenditore Michele D’Alba nell’assegnazione del mega appalto: l’azienda interessata, scrisse in una lettera Salvemini rivolgendosi all’assise, “è riconducibile ad un soggetto che ha rivestito un ruolo importante nella campagna elettorale a supporto dell’attuale sindaco”. Ed infatti è notorio il rapporto tra D’Alba e Rotice, documentato anche dalla foto che ritrae i due insieme in trepidante attesa per l’esito dei risultati delle Comunali 2021. Come è anche noto che la rottura tra Salvemini e Rotice scaturì proprio dall’affare sulla pubblica illuminazione e non dal caso del “Guarda che Luna”, il ristorante di Michele Romito che l’ex assessore avrebbe tentato di salvare dalla rimozione pressando i dirigenti della tecnostruttura. Sarebbe emersa – come già ricostruito da l’Immediato – anche la volontà di utilizzare la stampa per biechi fini ma il piano non venne mai attuato.

L’inchiesta che ha travolto Manfredonia. “È emersa l’assoluta inadeguatezza di Rotice e della sua giunta&#822
Paciello in compagnia di D’Alba

Rotice, però, così come un quotidiano a lui amico negazionista della mafia, già bacchettato dai procuratori di Foggia e Bari, sta provando a stravolgere la realtà passando per vittima e chiedendo persino le scuse. Da ricordare, inoltre, che D’Alba è un imprenditore interdetto per mafia, colpito di recente da due provvedimenti della Prefettura di Foggia contro le aziende a lui riconducibili, la “Tre Fiammelle” e la “Lavit spa”. Lo stesso D’Alba definito da poliziotti della squadra mobile di Foggia “il benefattore del giornale l’Attacco“, un passaggio riportato in una denuncia per diffamazione presentata dagli ispettori nei confronti di Piero Paciello, direttore della testata, legatissimo all’imprenditore interdetto e allo stesso Rotice. Il suo giornale ospita settimanalmente una rubrica di Libera Scirpoli, fidanzata di Rotice e sorella del boss garganico Francesco Scirpoli.

Al centro, D’Alba e Rotice in attesa dei risultati delle elezioni comunali del 2021

“Il patto elettorale”

“Molo 21” torna anche su quanto evidenziato da l’Immediato in uno degli articoli sulla recente inchiesta: “Le ricostruzioni giornalistiche dell’ordinanza cautelare, se confermate, evidenziano un patto elettorale tra l’allora candidato sindaco Rotice e il signor Romito per la ‘regolarizzazione’ della struttura da quest’ultimo realizzata su un’area in concessione demaniale sita in località Acqua di Cristo; pare fuor di dubbio che il primo abbia accettato il sostegno elettorale del secondo“.

Nell’ordinanza cautelare della giudice è riportata una frase di Salvemini che ricordava a Rotice che anche Michele Fatone, principale arrestato, con Romito, in “Giù le mani”, avrebbe sostenuto l’elezione nel 2021: “È uno di quelli che ci ha appoggiato con anima e corpo…”. A Manfredonia è ben nota la fama criminale di Fatone e della sua famiglia, conosciuta col soprannome “Racastill”. I Fatone vennero citati nella relazione di scioglimento per mafia nel 2019 eppure continuavano tranquillamente a lavorare all’Ase, municipalizzata del Comune.

Michele Romito e Michele Fatone

“La fiducia tradita”

“L’ingegner Rotice, quindi, invece di continuare a sorridere, spieghi alla città e agli inquirenti quali sono state le ragioni che lo hanno trattenuto dal revocare tempestivamente la delega assessorile assegnata a Salvemini – prosegue “Molo 21” -, atteso che già all’indomani della sua elezione, nel mese di gennaio 2022, veniva convocato presso il Comune di Manfredonia un tavolo tecnico per l’affaire ‘Guarda che Luna’. La cronologia dei fatti fa emergere chiaramente che non corrisponde affatto a verità quanto affermato in queste ore dal già sindaco Rotice, il quale asserisce di aver allontanato alcuni amministratori in ragione delle vicende di cui all’ordinanza cautelare. Forza Italia, main sponsor del candidato sindaco Rotice e dell’amministrazione dallo stesso guidata, ha fatto venir meno il suo appoggio, portando allo scioglimento del consiglio comunale, per questioni del tutto diverse, così come peraltro dichiarato dal già sindaco Rotice nella sua teatrale conferenza stampa. In conseguenza di tanto, noi di Molo 21, insieme alle altre forze di opposizione, abbiamo mandato a casa Rotice con la sua amministrazione respingendo al mittente offerte di coinvolgimento in governi a geometrie variabili“.

E concludono: “Pertanto, da quanto accaduto in questi due anni, anche al netto della vicenda giudiziaria, possiamo ricavare, senza alcun dubbio, che la coalizione di centrodestra risultata vittoriosa nella consultazione elettorale del 2021, ha tradito la fiducia della nostra comunità e quell’aspettativa di cambiamento, mostrando inadeguatezza amministrativa e politica, superficialità e approssimazione nel governo della cosa pubblica. Risulta, quindi, più che mai necessario ed ineludibile un cambio di passo, un’assunzione di responsabilità diffusa, in grado di creare un argine civile al declino in atto, prima che sia troppo tardi”.

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www.immediato.net è stato pubblicato il 2024-03-12 12:52:51 da Redazione


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