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Con il 25 novembre alle porte, 93 femminicidi in soli 9 mesi, l’aumento vertiginoso dei numeri e della complessità di stupri molestie e abusi, maltrattamenti domestici e sui minori sempre più efferati, la Regione Lazio decide di spazzare via la abitazione delle donne Lucha y Siesta. La delibera dell’assessora alle Pari opportunità Renata Baldassarre che verrà votata oggi in giunta, punta a mettere la parola fine a un’esperienza che da quindici anni accoglie donne e bambini in percorsi di fuoriuscita dalla violenza, ma è anche un polo culturale e un luogo di aggregazione importante per il VII municipio.

L’immobile era un ex deposito Atac, abbandonato e occupato nel 2008, finito all’asta e comprato nel 2021 dalla Regione Lazio, quando al governo c’era il dem Nicola Zingaretti. L’operazione ha portato a un protocollo d’intesa con le attiviste di Lucha y Siesta per far sì che l’esperienza di autogestione potesse continuare e venisse valorizzata. Ma il percorso non si è ancora concluso e adesso la giunta di centrodestra Rocca ha intenzione di azzerare tutto e di affidare la gestione dell’immobile tramite un avviso pubblico.
Peccato che quello spazio oggi abbia un valore sociale fondamentale e sia deputato all’accoglienza delle donne in uscita dalla violenza di genere solo grazie all’attivismo instancabile delle persone che stanno per essere mandate via e che lo hanno reso un punto di riferimento locale e nazionale.
Dall’immobile, si legge ancora nella delibera, dovranno andarsene sia le attiviste sia le donne ospitate che saranno sistemate in altre strutture della drammaticamente carente, quanto a posti disponibili, rete di centri antiviolenza. Nel frattempo sarà risistemato e poi messo a bando.
Ma al di là delle motivazioni “tecniche”, l’attacco è tutto politico: prima, nel 2021, Chiara Colosimo e Laura Corrotti (entrambe FdI) hanno chiesto alla Corte dei Conti di intervenire portando avanti la tesi che la Regione Lazio avesse comprato l’immobile per “gli abusivi”. Ne è scaturito un processo a carico di quattro dirigenti regionali. Ma ora, l’obiettivo del centrodestra, è soprattutto tornare indietro rispetto al percorso di partecipazione condivisa che, tenendo conto anche delle proposte progettuali formulate dall’associazione abitazione delle donne Lucha y Siesta, doveva portare a “un progetto di rifunzionalizzazione dell’edificio per realizzare un innovativo progetto di bene comune urbano, avendo cura di conservare e promuovere la peculiare multifunzionalità dello spazio socio-aggregativo”.
E poco importa se a quell’esperienza sono estremamente legati gli abitanti del municipio e le reti territoriali, femministe e transfemministe.
«Di fronte all’inasprimento e pervasività della violenza di genere, la risposta della Regione Lazio è chiudere un luogo politico di autodeterminazione, una abitazione femminista in cui si contrasta la violenza di genere in modo efficace, competente e con un impianto sociale e culturale», commentano le attiviste secondo cui la gestione dell’immobile «non può andare a bando perché non stiamo parlando di un servizio, ma di una abitazione in cui si analizzano e decodificano le manifestazioni della violenza e in cui si costruiscono le strategie per affrontarlo, un luogo di cultura, arte, formazione ed auto mutuo aiuto. Quello che produce Lucha y Siesta, in collaborazione con le altre associazioni che si occupano di violenza di genere, non sono parole, non sono slogan né chiacchiere da campagne elettorali ma attività lunghe, articolate e competenti. Le uniche risposte sensate a violenza, discriminazioni, abusi e disparità».
roma.repubblica.it è stato pubblicato il 2023-10-09 09:15:24 da [email protected] (Redazione Repubblica.it)

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