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ANCONA – «Non ho mai detto di essere un dentista, sono un imprenditore che ha aperto uno studio dentistico autorizzato e regolare con medici abilitati. Io ho solo organizzato la struttura ma non ho mai messo le mani in bocca a nessuno». Si è difeso così oggi un 56enne, anconetano, finito a processo per esercizio abusivo della professione, lesioni personali e truffa. A denunciarlo a fine 2019 era stata una coppia, moglie e marito, 45 anni lei, boliviana, 63 anni lui, anconetano. L’imputato, difeso dall’avvocato Davide Toccaceli, stando alle accuse li avrebbe indotti a stipulare finanziamenti per pagare le sedute aggiusta denti ma la clinica dentistica poi aveva chiuso improvvisamente (a dicembre 2019) lasciando la moglie con il lavoro a metà e i soldi già tutti pagati: quasi 9mila euro. La clinica si trovava in via Martiri della Resistenza dove con la chiusura era stato affisso un cartello con scritto “lavori di ristrutturazione”. In una precedente udienza, a giugno, aveva testimoniato la coppia davanti alla giudice Maria Elena Cola. È parte civile nel processo con l’avvocato Maurizio Miranda e chiede un risarcimento per danni biologici e patrimoniali di 32mila euro. «Non conoscevo quello studio dentistico – aveva raccontato la donna – ma lo avevo davanti casa e così ho provato. Dovevo fare delle cure e potevo pagare tutto con un finanziamento. Visto che ero lì con mio marito hanno chiesto anche a lui se voleva fare delle cure, ha accettato». La coppia aveva fatto due finanziamenti, uno a gennaio del 2019 e il secondo a maggio 2019.
«Sono arrivata fino alla limazione dei denti e alla presa delle impronte – aveva proseguito la testimone – tutti lo chiamavano dottore e pensavo fosse un dentista vero. Ma dopo i primi interventi sulla mia bocca avevo continui sanguinamenti e piangevo dal dolore. Ad un certo punto ha chiuso l’ambulatorio perché doveva fare dei lavori allora mi ha fatto vedere da un altro dentista ma questo voleva da me dei soldi per proseguire. lo però avevo già pagato con il finanziamento, non capivo perché dovevo ripagare». Diversa la versione fornita oggi dall’imputato. «La signora era arrivata con una cattiva condizione, aveva solo 4 denti – ha sostenuto il 56enne -. Le è stato detto di fare una Tac, è stata visitata da un medico dello studio e gli è stato fatto un preventivo per una protesi combinata che ha accettato. Una protesi fatta in laboratorio, non da me. Una dottoressa poi gliela ha applicata. Dopo un po’ di tempo ho deciso di chiudere la struttura, non c’erano più i presupposti per tenerla ma non sono scappato. Ho contattato tutti i pazienti per far finire i lavori ad un esterno. Anche quella paziente lo avrebbe potuto fare, se c’erano da pagare altri soldi li avrei messi io. Mi dispiace per il disagio che ha subito ma non ho fatto mai l’abusivo». L’imputato si è mostrato disposto a risarcire la paziente e l’udienza è stata aggiornata al 18 dicembre per discussione e sentenza.
www.anconatoday.it è stato pubblicato il 2024-11-20 21:16:10 da

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