Manfredonia. “Chiarimenti in merito all’incremento della TARI”: conferenza in corso


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Manfredonia. “Chiarimenti in merito all’incremento della TARI”. 

E’ in corso dalle ore 11.00 presso la sede ASE SPA di Manfredonia, in via Insula 48, una conferenza stampa alla presenza dell’Amministratore Delegato dottor Massimo Leone e del direttore tecnico ASE ing. Salvatore Mastrorillo.

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L’INTERVISTA DELL’AD DELL’ASE SPA, DR. MASSIMO LEONE, CON STATOQUOTIDIANO.IT, 12 gennaio 2024

Manfredonia. “L’estensione a tutti della differenziata porta a porta, oltre all’incremento della percentuale della differenziata, determinerà un significativo contenimento dell’aumento della TARI”.

E’ quanto dice a StatoQuotidiano.it l’attuale AD (Amministratore Delegato) dell’ASE SpA, dr. Massimo Leone, commentando gli effetti di una sentenza del Consiglio di Stato che, lo scorso 6 dicembre, ha annullato definitivamente una delibera del 2021 adottata dall’Arera (Agenzia di regolazione per energia reti e ambiente) cui la Regione Puglia si era uniformata. In base alla setssa, sarebbe in arrivo una stangata sulla Tari, la tassa che si paga per lo smaltimento dei rifiuti.

Si profila un incremento vicino al 50 %, anche se i calcoli dipendono da Comune a Comune. I sindaci sono molto preoccupati perché saranno i principali destinatari delle lamentele. Gli aumenti, come detto, non dipendono dalla volontà dei primi cittadini.

La sintesi della vicenda la fornisce la lettera inviata a tutti i Comuni dall’Ager (l’agenzia per la gestione dei rifiuti composta dai sindaci pugliesi). Questa la sintesi: l’Agenzia dei rifiuti – sulla base della delibera di Arera e della Regione – aveva promosso l’applicazione del regime dei cosiddetti «impianti minimi». Ossia siti considerati essenziali per la chiusura del ciclo dei rifiuti. Impianti che, in condizioni sfavorevoli di mercato con eccessiva domanda e scarsa offerta, potevano essere assoggettati ad una tariffazione regolata secondo i criteri di Arera. Con parole povere: il prezzo era fissato dalla mano pubblica.

Tutte le delibere in questione sono state impugnate dai gestori degli impianti prima davanti al Tar di Lombardia (Arera ha sede a Milano) e poi in appello davanti al Consiglio di Stato. Ora la sentenza.

I giudici di secondo grado hanno dato ragione ai gestori e cancellato tutte le decisioni (Arera, Regione, Ager). La sentenza spiega che la materia è riservata al legislatore, non all’autorità amministrativa. Insomma, ci vorrebbe una legge per fare quello che era stato deciso con delibera. Nella lettera ai sindaci, il neo direttore di Ager, Angelo Pansini, spiega che la sentenza rende «ineludibile l’applicazione della disciplina contrattuale».

Tradotto: valgono i contratti con i gestori e non le tariffe fissate da Ager. Per di più nei contratti si prevede un meccanismo di revisione delle tariffe «che si lega all’andamento dell’indice Istat» sui prodotti industriali.

Ripeto – dice oggi l’AD dell’ASE, Leone, a StatoQuotidiano.it – questo aumento dei costi può essere contenuto. Nel nostro nuovo piano industriale è prevista l’estensione a tutti del porta a porta. Se la copertura dell’intero aumento sarà impossibile con certezza, l’estensione globale del servizio determinerà un contenimento dell’aumento. Ricordo che la sentenza del Consiglio di Stato è retroattiva, quindi si fa riferimento anche a conguagli su conferimenti in discarica già effettuati”.

Infine, l’invito: “Se tutti i cittadini, in primis se tutte le utenze commerciali, facessero più attenzione relativamente al servizio porta a porta, il contenimento dei costi sarebbe ancora più rilevante”.

IL SINDACO DI BARI, DE CARO

BARI – “Rischiamo di dare un segnale sbagliato. In questi anni nella mia città non abbiamo mai aumentato la Tari. Abbiamo incrementato la raccolta differenziata, che oggi è arrivata quasi al 50% e crescerà ancora, ed è un lavoro che abbiamo fatto evitando di far ricadere il costo del personale sui cittadini”.

Lo ha detto il sindaco di Bari, Antonio Decaro, a margine dell’inaugurazione del nuovo centro comunale di raccolta nel quartiere Poggiofranco. Decaro ha risposto così a chi gli chiedeva se la Tari sia destinata ad aumentare del 50%. “Le conseguenze – ha aggiunto – sarebbero devastanti perché i costi diventano ingestibili”. Decaro ha spiegato che il costo “aumenta a causa di una sentenza che riguarda l’incompatibilità dell’Arera, agenzia nazionale che gestisce le tariffe. Quella sentenza contrasta con la norma che, qualche anno fa, aveva dato all’Arera la possibilità di stabilire le tariffe degli impianti”. “Questo – ha precisato – è un problema nazionale, non solo locale, e avrà conseguenze su tutto il Paese”. Decaro ha invocato “una norma che possa esplicitamente dichiarare la possibilità per l’Arera di stabilire le tariffe, perché l’aumento rischia di mettere in crisi tutto il sistema dei rifiuti”.

I POSSIBILI AUMENTI – 15 GENNAIO 2024

MANFREDONIA (FOGGIA) – L’unità di misura di quanto sta per accadere è nei numeri che l’Ager, l’agenzia regionale per i rifiuti, ha pubblicato la scorsa settimana.

Sono le tariffe per l’utilizzo di cinque dei sei impianti pubblici di trattamento che verranno applicati a partire da oggi e – retroattivamente – per i due o tre anni passati. Parliamo dei costi che i Comuni dovranno affrontare per lo smaltimento, e che verranno ribaltati sui cittadini andando a incidere sulla Tari del 2024.

L’esempio lampante e più chiaro riguarda Conversano, l’impianto pubblico che tratta la gran parte dei rifiuti del Barese (l’umido viene biostabilizzato, il secco diventa combustibile, i materiali vengono avviati a recupero).

Il costo è passato da 140 a 240 euro a tonnellata, perché i contratti con i gestori prevedono l’adeguamento dei prezzi secondo gli indici Istat e (nel 2021) i prezzi industriali sono cresciuti del 41%. stesso discorso per il biostabilizzatore di Ugento (tariffa salita da 42 a 68 euro a tonnellata), per l’impianto di produzione Css (combustibile secondario) di Manfredonia (da 161 a 209 euro a tonnellata) e di Cavallino (salito a 252 euro a tonnellata).

L’ultima tariffa, quella per l’impianto complesso di Massafra, verrà resa nota oggi. Parliamo dunque di aumenti di costi che in alcuni casi toccano il 50%, sui quali la Regione ha provato a fare muro per evitare che il problema venisse a galla. Ma, come la «Gazzetta» ha raccontato, a dicembre il Consiglio di Stato ha cancellato definitivamente la delibera sui cosiddetti «minimi», cioè gli impianti ritenuti essenziali per la chiusura del ciclo cui veniva applicata una tariffa «pubblica» ben più bassa di quella di mercato.

Tariffa che in realtà non era mai stata nemmeno determinata, ma che – nelle intenzioni della Regione – avrebbe dovuto contenere i costi sterilizzando l’adeguamento Istat previsto dai contratti. Non è un retropensiero, ma è quanto la stessa Ager spiega nella nota inviata ai sindaci pugliesi per informarli dell’imminente salasso.

Nota del capogruppo di Forza Italia, Paride Mazzotta.

“Nei giorni scorsi ho depositato una mozione per impegnare la Giunta regionale a stanziare delle risorse per calmierare le bollette della Tari vista la stangata in arrivo per le famiglie pugliesi. Come è noto, non solo la tassa aumenterà sensibilmente per il 2024, ma i gestori hanno sconfitto cassa anche per gli anni precedenti in cui è stata applicata una tariffa regolata nel mirino del Consiglio di Stato. Nonostante la mia mozione ed altre che sono seguite a firma di alcuni colleghi, dal governo pugliese non abbiamo sentito una sola parola.

Eppure, la tassa sui rifiuti rischia di essere una vera bomba sociale e di gravare in modo insostenibile sui cittadini che devono sapere in quali ragioni affonda l’aumento in agenda delle bollette: la Puglia continua ad essere inadempiente sul fronte della realizzazione degli impianti. Lo diciamo da anni, ma la Giunta sembra essere sorda all’argomento”.

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www.statoquotidiano.it è stato pubblicato il 2024-01-26 11:19:32 da Redazione


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