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«Forse è il caso di sfruttare l’occasione della metropolitana leggera-trasporto rapido di massa di superficie per meglio ricucire il tessuto urbano cittadino. Ad esempio perchè non prevedere un percorso ad altre due zone cruciali di Piacenza, come la logistica e il polo fieristico-sportivo di Le Mose? ». L’architetto Giuseppe Baracchi, ex presidente dell’Ordine degli architetti, espone il suo punto di vista su alcune delle più “calde” questioni urbanistiche che coinvolgono la nostra città.
«LA METROPOLITANA LEGGERA A MONTALE E LE MOSE»
«Queste due aree – rileva Baracchi – non possono essere dimenticate, ma l’opportunità della metropolitana potrebbe essere una buona occasione per tentare di “unire” queste zone, considerando anche che la linea urbana esistente pare essere quella che registra un numero adeguato di passeggeri sulla tratta. Una logistica meglio servita, cosi come un utilizzo inferiore di auto dei residenti durante le gare di volley e basket al PalaBanca e agli eventi fieristici di Piacenza Expo, sono obiettivi da perseguire. Questo comparto può – sostiene Baracchi – e deve essere meglio collegato alla città. Allo stato attuale è proprio disomogeneo il legame. Pare essere un’altra città. Una città nella città».
«VIA TAVERNA NON VA SVUOTATA»
Ma c’è anche un altro tema che interessa particolarmente all’architetto: il nuovo ospedale cittadino. «La mia – prosegue il professionista – è certamente una visione utopistica. Alla luce degli alti investimenti in gioco (parecchie centinaia di milioni di euro tra nuovo ospedale e la decina che serve per il mantenimento di quello attuale), delle idee di recupero (ospedale a padiglioni, Polichirurgico, ospedale miliare, nuovo ospedale) e dell’importante aspetto demografico futuro, pare che si stia procedendo per “comparti”, senza una visione d’insieme. Non ho la verità, ma credo che alla luce degli assunti iniziali (spesa, spazi e demografia) l’obiettivo possibile sia quello di “mettere insieme le cose”». Ovvero? «Non si può annullare l’intero “comparto” di via Taverna, una volta che il nuovo ospedale alla Farnesiana sarà pronto».
«POLICHIRURGICO DA DEMOLIRE»
Che fare allora in via Taverna? «Personalmente proporrei la demolizione, anche parziale, dell’attuale Polichirurgico. Nello spazio vuoto si potrebbero recuperare spazi per strutture sportive, una sorta di centro universitario sportivo (Cus) nel verde da collegare al Parco delle Mura. Nello spazio interrato esistente si potrebbero utilizzare, pubblicamente, i già presenti due piani di spazi vuoti a parcheggio. Poi, negli edifici storici dell’ospedale a padiglioni, vincolati, potrebbe trovare sede la facoltà di medicina in lingua inglese dell’Università di Parma, con i vari servizi utili: biblioteche, mensa, uffici, studi per accademici e tutto ciò che risulta essere necessario».
«Il tutto in un giardino interno già esistente. Un vero campus. Nella eventuale parte del Polichirurgico non demolito, penserei a delle cliniche specialistiche. Nello stesso campus potrebbero trovare sede anche altri corsi per altre facoltà in sofferenza di spazi». Insomma: spazio a istruzione, verde, sport e mobilità, visto che sarebbe servito da parcheggi mentre all’interno la percorrenza deve essere solo pedonale. «Si aumenterebbe il verde all’interno del comparto che lo si svuoterebbe della mobilità interna valorizzando anche il patrimonio storico monumentale dei chiostri esistenti. Con questa “visione-utopia” non si svuoterebbe un comparto così grande del suo centro storico».
L’EX OSPEDALE MILITARE
Ma non finisce qui il “disegno” di Baracchi. «Sarebbe importante, come sento da più parti, recuperare anche l’ex ospedale militare, sempre con l’attenzione agli scenari già indicati, spesa, spazi e demografia con quest’ultimo aspetto sempre più da attenzionare. Gli scenari demografici di Piacenza paiono essere allineati all’andamento nazionale. Piacenza potrebbe scendere sotto i 100mila abitanti. Con questa ipotesi penso al recupero dell’importante edificio come un mix tra asilo e scuola materna, studentato, spazi collettivi e culturali, casa protetta. Questo però implica anche una nuova mobilità collettiva. Si potrebbe pensare ad un raddoppio in altezza del parcheggio di viale Malta (a ridosso del centro) con in sommità pannelli fotovoltaici».
E l’ospedale nuovo? «Certo, da realizzare, ma lo penso con strutture flessibili, ampliabile nel tempo, in base agli aspetti demografici e alle esigenze del periodo. Non posso sapere se la “massa” di fondi possano cambiare destinazione, però con le somme a disposizione si potrebbe davvero sognare per tenere insieme i progetti, sia per l’area di via Taverna che per il nuovo nosocomio, che per la mobilità tutta. Sognare, soprattutto da esterno, non costa nulla, ma fa respirare».
L’OSPEDALE DI CREMONA ISPIRATO DA…UN ASILO DI PIACENZA
Discutendo del futuro nosocomio, l’architetto Baracchi cita come esempio l’ospedale di Cremona, progettato dall’architetto Mario Cucinella (molto conosciuto anche in ambito internazionale e vincitore del concorso internazionale), tra l’altro cresciuto nei primi anni di vita proprio a Piacenza. «Suo padre era un ferroviere, lui ha frequentato l’asilo rotondo “Collodi” disegnato da Vaccaro all’interno del “Villaggio Ina Casa”. L’idea del progetto di un ospedale “rotondo” può essere stato lo spunto per il progetto, forse come citazione della sua infanzia “piacentina”. Il nuovo ospedale di Cremona è stato pensato attorno a quello “vecchio”, che verrà demolito».
«I progetti nascono dalle idee – prosegue – in relazione al territorio, all’intorno, agli aspetti oggi importanti dell’ecologia, al consumo di suolo tendenzialemnte portato a “zero”, in una logica di riconversione di strutture e di relazione tra esigenze attuali e future. In conclusione, ma senza avere nessun tipo di verità, prima di costruire il “nuovo”, si definisca una visione collettiva di Piacenza, proponendo un’analisi che tenga assieme tutti gli aspetti del territorio e le esigenze emerse in questi anni di dialogo. Il vecchio ed il nuovo in relazione: non ci aiuta il dibattito “ospedale nuovo sì” contro “ospedale nuovo no”. Vorrei che gli argomenti fossero tenuti insieme, il mio è solo un contributo libero alla mia città, senza inutili e sterili contrapposizioni».

www.ilpiacenza.it è stato pubblicato il 2024-01-21 06:00:00 da

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