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«Mi hanno usata come uno straccio». Il dolore di una ragazzina racchiuso in una frase detta alla sua psicoterapeuta. Secondo la procura, la quindicenne che l’ha pronunciata è stata vittima di violenza sessuale da parte dei cugini del suo fidanzatino. E di fronte alla quinta sezione collegiale del tribunale di Roma, questa mattina, si è celebrata un’altra udienza del processo che vede i due ventenni, difesi dall’avvocato Denis Castorina e l’ avvocatessa Maria Chiara Zanconi, seduti sul banco degli imputati con l’accusa di violenza sessuale.
A rispondere alle domande della pubblico ministero titolare del fascicolo e della difesa dei due imputati è stata la psicoterapeuta che stava aiutando la presunta vittima per un disturbo dell’umore. Caterina (nome di fantasia) era solo un’adolescente quando ha trovato la forza di superare la vergogna e il senso di colpa e raccontare a un adulto ciò che le era successo. La procura di piazzale Clodio è convinta che i due cugini del suo fidanzatino dell’epoca, anche lui minorenne, l’abbiano costretta a subire atti sessuali.
«La ragazza raccontò, con difficoltà e vergogna, di un primo abuso nel novembre 2021 – le parole in aula della psicoterapeuta – aveva messaggiato con il suo fidanzatino e lo aveva invitato a casa sua. Lui le disse che preferiva uscire e la fece salire in una macchina di fronte casa». Lì sarebbe iniziato l’incubo: «nell’auto erano presenti anche i due cugini di lui. Lei era reticente a salire, poi uno dei due cugini ha iniziato a dirle che non avrebbe fatto nulla di male a salire in macchina con tre uomini, questo non l’avrebbe resa una poco di buono. Rassegnata, si è convinta. A quel punto ha riferito di essere stata obbligata ad avere rapporti orali con i due. Poi quando hanno visto la madre di lei uscire di casa l’hanno spinta fuori dalla macchina, tanto che Caterina si è fatta male alla spalla», ha proseguito la professionista. Secondo la testimone sono il disprezzo di sè, «in clinica chiamato self-shame e proprio delle vittime di violenza» e la vergogna i sentimenti con cui la ragazza ha raccontato quell’episodio. Che tuttavia non sarebbe rimasto l’unico, perché la situazione si sarebbe riproposta qualche settimana dopo.
«In un’altra seduta mi ha riferito che, qualche giorno dopo quei fatti, il fidanzato l’aveva invitata a casa per chiarire, dal momento che le comunicazioni erano state interrotte. Lei è andata e poco dopo il suo arrivo sono sopraggiunti i due cugini del ragazzo. Mi ha detto che ha capito subito cosa sarebbe successo, era completamente rassegnata. Era dissociata, c’era il corpo ma non la mente», ha proseguito la psicologa. La ragazzina è talmente sopraffatta da quella situazione che non riesce a mangiare. «A quel punto uno dei due cugini le ha detto: “Non mangi la carbonara, c’è troppo pepe?”. Era chiaramente un’ allusione sessuale. Finita la cena i tre la portano in camera e la invitano a twerkare, lei si rifuta. Poi la obbligano, di nuovo, ad altri rapporti orali». E poi ancora: «dopo quei rapporti obbligati è stata organizzata una gara di schiaffi sul sedere. Uno dei due cugini illustrava al fidanzato di Caterina quale era il modo per provocare alla ragazza più dolore possibile».
La 15enne avrebbe iniziato a rivivere quei momenti non solo figurandosi davanti agli occhi le scene di cui è stata suo malgrado protagonista, ma rievocando anche odori e sapori. La sua sofferenza inascoltata l’avrebbe portata anche a scuola, tanto da avere forti scoppi d’ira in classe, finché la scuola ha deciso che sarebbe stato meglio far studiare a casa la ragazza. Caterina un giorno sarebbe arrivata a cospargersi di benzina e minacciare di darsi fuoco davanti ai genitori.
«Il disturbo di cui soffre la ragazza si è acuito dopo le violenze. Molto ha contribuito la sensazione di essere stata lasciata sola dalle istituzioni», ha concluso la psicologa. La difesa ha chiesto che, dato il disagio psicologico in cui versava la ragazza da prima delle presunte violenze, fosse valutata con una perizia psichiatrica. La corte ha respinto la richiesta e ha aggiornato l’udienza per il proseguimento dell’istruttoria, nel corso della quale gli imputati potranno difendersi dalle accuse che gli sono state mosse e raccontare ai giudici la loro verità.
roma.repubblica.it è stato pubblicato il 2023-10-24 22:24:48 da [email protected] (Redazione Repubblica.it)

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