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Migranti Albenga, Tomatis (Fdi): “Costo da 116mila euro”. E Distilo chiarisce sul Consiglio in piazza

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Albenga. “Per aiutare i profughi vengono spesi 116 mila euro, ma la maggioranza Pd dimentica totalmente gli albenganesi in difficoltà. Ecco perché chiediamo a chi governa la città di applicare lo stesso impegno anche per i cittadini”. Entra a gamba tesa nella questione ospitalità ai migranti al capannone ex Anfi di Vadino Roberto Tomatis, capogruppo di Fratelli d’Italia: “E’ una tema complesso, ma di grande attualità che anima la discussione ad Albenga. Seppur possa comprendere le difficoltà nell’ arginare questo grande flusso di stranieri che vede anche i comuni impegnati a garantire un’accoglienza e un luogo che li ospiti, non posso fare a meno di interrogarmi sui costi davvero spropositati per garantire la loro accoglienza”.

Infatti Tomatis accende i riflettori sulla spesa sostenuta per questa iniziativa di emergenza che ha investito Albenga: “Spendere 116 mila euro per un periodo di 60 giorni per un numero massimo di 20 persone – afferma Tomatis – mi pare doveroso fare una riflessione . Ma quello che mi chiedo e se, a fronte di questo impegno economico che grava sulla collettività, lo stesso sforzo viene adottato per gli Italiani in difficoltà? Il Pd ignora completamente che ci sono persone che vivono con lo sfratto sulle spalle e cittadini che già vivono in condizioni precarie: non hanno più un posto dove vivere e dormire e sono costretti a rovistare nei cassonetti della spazzatura, nei pressi dei supermercati”.

“Per non parlare di anziani soli e senza una adeguata assistenza domiciliare. Chi aiuta queste persone che vivono di stenti? Se è doveroso che il governo e il Paese si prendano carico di disperati che scappano dalle guerre mio chiedo allora chi si occupa dei problemi degli albenganesi e della loro guerra quotidiana per sopravvivere. Non è una questione di razzismo – sottolinea Tomatis – non è una discriminazione e nemmeno l’inizio di campagna elettorale, ma domande che rivolgo al Pd che purtroppo chiude occhi e orecchie verso coloro che avrebbero tutto il diritto di essere assistite e aiutate e che invece oggi si ritrovano ad avere le porte chiuse in una emergenza che non è temporanea ma dura da troppo tempo” conclude Tomatis.

E a tenere banco ancora la vicenda del Consiglio comunale sui migranti, sul quale arriva la precisazione di Diego Distilo: “In data 25 agosto 2023 ho convocato il Consiglio comunale in piazza San Michele dopo averne parlato con la segretaria comunale. In tale data mi era stato detto che gli uffici si sarebbero attivati immediatamente per poter far svolgere la seduta come da convocazione. Nei giorni successivi ho ricevuto un mail il 31 Agosto dove mi veniva presentato un preventivo per l’audio e l’impianto che il sottoscritto non ha richiesto in quanto era sufficiente una cassa con due microfoni già in dotazione al Comune di Albenga cosi scrivevo agli uffici di adoperarsi ognuno per le proprie competenze per poter svolgere la seduta”.

“La mattina di lunedì 4 settembre firmo un decreto per rendere piazza San Michele aula consiliare in modo da identificare l’evento non come una manifestazione facendo valere le regole come in sala consiliare. La mattina del 5 settembre, trovatomi per caso in comune vengo a conoscenza di una riunione con e forze dell’ordine e il responsabile dei luoghi di lavoro del Comune di Albenga dove vengo invitato a partecipare. Durante la riunione il professionista aveva con se una planimetria dove indicava controlli e chi più ne ha più ne metta manco fossimo ad una manifestazione violenta. Continuavo a far presente che si trattava di Consiglio comunale ma le mie parole non veniva ascoltate”.

“Il pomeriggio alle ore 17.30 veniva depositato presso il Comune di Albenga un piano di sicurezza, come se il consiglio fosse una manifestazione, con steward, estintori transenne antisfondamento etc. Alla luce di quanto sopra alla sera alle 20.30 in piazza san Michele erano presenti tutte le forza dell’ordine e delle transenne accatastate davanti al palco chiuso con del nastro”.

“Il consiglio va deserto in prima convocazione e il giorno successivo alle ore 14 ricevo una mail con stima di costi esorbitanti per fare il consiglio in piazza. Ora senza entrare nel merito ho valutato i costi contestandoli ai mittenti poiché di tutti i costi preposti solo il contributo alle associazioni di volontariato avrebbero avuto un senso, 150 euro, in quanto il servizio steward può essere svolto dai carabinieri in pensione i quali contatati dal sottoscritto mi comunicavano di avere già un impegno ma se lo avessero saputo prima non avrebbero avuto problemi”.

“La cassa e il microfono nel frattempo veniva reperita dall’ufficio informatica del Comune: i costi del Consiglio per tanto erano nulli ma evidentemente qualcuno aveva piacere a far capire che fossero moltissimi. Da questa vicenda noto solo una cosa questo è uno schiaffo alla democrazia” conclude Distilo.





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