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18/03/2025
– ‘Attendiamo risultati della sperimentazione per poter trattare anche questa malattia autoimmune’.
Il nostro centro “è impegnato in uno studio clinico multicentrico, per sperimentare l’utilizzo” di Jak inibitori, “in particolare l’upadacitinib, per verificare se queste molecole abbiano nel lupus eritematoso sistemico (Les), un’efficacia pari a quella che hanno già in altre malattie per le quali sono autorizzate, tipo l’artrite reumatoide o l’artrite psoriasica. Attendiamo con ansia l’esito di questa sperimentazione per poterla implementare anche nei nostri pazienti affetti da Les”. Lo ha detto Gianluca Moroncini, professore di Medicina interna, direttore dipartimento Scienze cliniche e molecolari – università politecnica delle Marche, direttore clinica Medica, Aou delle Marche all’Adnkronos Salute, spiegando gli sviluppi di una nuova classe di immunomodulatori per via orale bloccano uno specifico enzima coinvolto nella risposta infiammatoria che coinvolge la malattia sistemica autoimmune.
“Come tutte le malattie immunomediate – chiarisce Moroncini – anche il Les è una malattia sistemica autoimmune eterogenea. Possiamo avere forme limitate alla pelle, forme prevalentemente articolari, forme in cui è coinvolto anche il midollo osseo, altre in cui è coinvolto il rene o altri organi interni come, per esempio, i polmoni o il cuore. Può essere coinvolto anche il sistema neurologico, addirittura il sistema nervoso centrale”. Si tratta quindi di “una malattia estremamente pleiotropica”, quindi con manifestazioni differenti “eterogenea, in cui vari organi o tessuti possono essere coinvolti o separatamente o, in alcune forme le più pericolose, addirittura tutti insieme. La difficoltà del clinico sta nell’interpretare esattamente il sottotipo di malattia e capire in anticipo quando certi organi o tessuti, magari inizialmente non coinvolti, potranno entrare a far parte del quadro di malattia”.
I Jak inibitori “sono una nuova classe di immunomodulatori – illustra il professore – Sono piccole molecole, che possono essere assunte per bocca, e che bloccano specificamente un certo enzima, la janus chinasi, che è di fatto un attivatore di certi recettori” che svolgono un ruolo fondamentale nella trasmissione dei segnali infiammatori all’interno delle cellule. “Le nostre cellule hanno sulla loro superficie una sorta di antenne che recepiscono segnali infiammatori. Queste piccole molecole sono in grado di bloccare tanti recettori che trasducono dentro queste cellule tante molecole infiammatorie diverse. Da questo punto di vista sono delle molecole molto interessanti: pur riconoscendo un bersaglio molecolare specifico – conclude – riescono in realtà a bloccare un’ampia serie di segnali infiammatori, quindi sono degli anti-infiammatori immunomodulatori ad ampio spettro”.
www.viverepesaro.it è stato pubblicato il 2025-03-18 11:04:55 da

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