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di Marcello Paris
PISTOIA – L’Unicef è il Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia. È presente in oltre 190 paesi con la missione di contribuire alla sopravvivenza, alla protezione e allo sviluppo delle potenzialità di ogni bambino e bambina, con speciale cura per quelli più fragili e vulnerabili.
La sua azione si ispira ai valori della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, della Carta delle Nazioni Unite e dei principali trattati sui diritti umani.
Per perseguire questi obiettivi Unicef, anche in Italia, opera attraverso una struttura professionale e una rete composta da migliaia di volontari su tutto il territorio nazionale.
La sezione pistoiese ha chiamato il coordinatore Unicef delle emergenze umanitarie Lucio Melandri, impegnato per 34 anni in oltre trenta paesi per vedere e suggerire soluzioni, a parlarne con cittadini e scolaresche in un incontro presso la saletta Soci Coop.
A lui alcune domande per approfondire qualche aspetto del lavoro che svolge Unicef e la situazione nel mondo.
Dott. Melandri, premesso che è difficile stilare una classifica delle emergenze umanitarie, se volessimo indicarne alcune da dove partirebbe.
Difficile stilare una classifica perché le sofferenze non si possono classificare. Oggi si parla molto di crisi che sono all’attenzione della politica, dei media e non si parla di tantissime altre situazioni che hanno un impatto enorme sui bambini: 473 milioni di bambini nel mondo vivono o fuggono da conflitti armati.
Come si può contrastare o alleviare questa sofferenza. In Italia si parla di 100 mila bambini e adolescenti, rifugiati o immigrati comunque richiedenti asilo, come si affronta e con chi questa emergenza in casa nostra.
L’Italia ha sempre dimostrato una generosità nell’accogliere, forse perché i nostri padri hanno avuto bisogno di questa solidarietà, e non è un caso che Unicef sia nata qui al termine della seconda guerra mondiale. Nel ‘46 venne stabilito dall’Assemblea Generale dalle Nazioni Unite di creare Unicef per operare in Italia, Grecia, Germania e in Francia, vale a dire dove i bambini avevano subito un impatto devastante dalla guerra. Fu qualche anno dopo che il mandato fu esteso a tutti i paesi in particolare a quelli in via di sviluppo dove c’era e c’è più bisogno di solidarietà. Su chi può fare qualcosa per alleviare le sofferenze. Le prime due lettere di Unicef, che stanno per Nazioni Unite, ci dicono che è un’agenzia di quell’organismo e se oggi c’è una certa critica di questa struttura, intendo l’Onu, siamo tutti noi.
Perché a suo parere c’è questo discredito.
Guardi, offro un esempio: la Convenzione dei diritti dei bambini e degli adolescenti che fu emanata dall’Assemblea delle NU nel 1989 è la Convenzione più ratificata da tutti i paesi membri del mondo, oltre 190 fra paesi e territori, ad oggi è anche la più violata violazioni che sono l’uccisione, la mutilazione, il rapimento, gli attacchi alle scuole e agli ospedali, e poteri continuare, ecco queste violazioni sono considerate crimini di guerra, crimini contro l’Umanità ma i diritti de bambini non sono considerati più una protezione, uno scudo basato sulla civiltà.
Allora, quali sono, dal vostro punto di vista, dal vostro osservatorio, i paesi di cui si parla poco ma dove i bisogni sono realmente un’emergenza.
Oggi, da un punto di vista tecnico, parliamo di oltre 50 conflitti armati. È da poco che sono rientrato in Italia, dopo a Afganistan, Iraq, Mali, dal nord del Mozambico dove c’è un conflitto e dove oltre seimila civili sono stati uccisi, dove un milione e 300 mila persone, con più della metà bambini, sono sfollati. Poi potrei citare il Sudan dove la cittadinanza civile sta affrontando una delle crisi umanitarie più pesanti a causa di un conflitto di cui non si parla che poi sfocia in carestia alimentare, mancanza di igiene, pandemie e altre criticità. La Siria, di cui ogni tanto c’è qualche eco, è un paese ancora in guerra.
Perché, secondo voi, si parla così poco di queste situazioni. A volte si dice lontano dalle orecchie , lontano dagli occhi, lontano dal cuore.
È una riflessione che facevamo stamani con i ragazzi delle scuole superiori che abbiamo incontrato, riflettere su questi conflitti armati ed immaginare che sono qualcosa che ci coinvolge, possa essere un elemento di disturbo, che sì i conflitti esistono ma sono qualcosa che non ci riguarda, lontano da noi.
Intende per essere in pace con se stessi, con la propria coscienza.
In pace con la propria coscienza ma soprattutto il fatto che ognuno di noi ha delle responsabilità per prevenire e intervenire perché è solo attraverso l’impegno delle persone e delle comunità che si possono dare delle risposte. Questo lo pensavano anche i bambini ucraini che fino a tre anni fa vivevano una vita di normalità. Oggi Unicef sta costruendo delle scuole rifugio nei tunnel delle metropolitane, delle città perché è l’unico modo di continuare l’educazione. Oggi i bambini ucraini non dormono per sognare, purtroppo sognano di dormire.
Come si aiuta Unicef. E che parte ha il volontariato.
Unicef è una struttura articolata livello globale. Spesso si parla delle Nazioni Unite come qualcuno che si siede a New York e si parla addosso. Nella realtà Unicef ha oltre ventimila operatori professionali presenti su tutto il territorio che danno il loro contributo per alleviare le sofferenze e sensibilizzare alla soluzione dei problemi. Come si aiutare? Si può aiutare l’azione di questi operatori, operatori di pace, di assistenza umanitaria, costruttori di speranza, perché curare bambini malnutriti è costruire speranza per il futuro, proteggere le scuole dal conflitto è garantire che un’educazione possa guidare le generazioni del futuro. Anche solo un piccolo gesto che si può fare con i volontari Unicef, anche qui in Italia, di natura economica, contributo di supporto, di partecipazione dà la possibilità a questi operatori di fare una reale differenza per la vita dei bambini in questi luoghi.
www.reportpistoia.com è stato pubblicato il 2025-03-27 12:51:37 da Marcello Paris

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