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Nel 2017 il clima in Aspi e Spea
non era dei più sereni e tra i dipendenti si registravano di
nascosto le riunioni fatte con l’allora capo delle manutenzioni
Michele Donferri Mitelli. Oggi, una di quelle registrazioni è
stata fatta sentire in aula nel corso dell’esame dell’ingegnere
di Spea Emanuele De Angelis, uno dei 58 imputati nel processo
per il crollo del Morandi (14 agosto 2018, 43 vittime). De
Angelis è uno degli autori del progetto di retrofitting (il
rinforzo delle pile 9 e 10 il cui inizio era previsto per la
fine 2018).
Nel corso della registrazione, fatta il 5 luglio 2017, si
sentono De Angelis, Donferri e il consulente Alberto Lodigiani.
De Angelis spiega che “tutte le carote che abbiamo fatto…
mostrano che i cavi non sono iniettati” e Lodigiani che lo
corregge dicendo “non sono inettati bene” ma l’ingegnere gli
risponde “no proprio assenza viene dichiarata”. Per la procura
c’era già un anno prima del crollo la consapevolezza delle
condizioni di assenza di iniezione di calcestruzzo sugli stralli
totale o parziale. Donferri e De Angelis si confrontano con
Lodigiani sui lavori effettuati negli anni ’90 sulla pila 11 e
sul rischio di “esplosione” degli stralli.
In aula De Angelis ha spiegato che l’assottigliamento dei
cavi era nei limiti di legge, entro il 20% “sulla base delle
prove riflettometriche”. Prove ritenute dagli esperti poco
attendibile e che che lui stesso definì così in un suo appunto
per un incontro con Lodigiani. “Ma lui stesso mi disse che se
fatte per 20 anni di seguito nello stesso punto erano
indicative”. L’esame continuerà domani.
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