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C’è anche il profilo sorridente di Ahmad Sharaa (Jolani), l’autoproclamato presidente siriano, tra i volti degli 11 leader mediorientali che campeggiano accanto all’immagine, diffusa in Israele, del presidente americano Donald Trump sotto la scritta: «E’ tempo di un nuovo Medio Oriente. L’Alleanza di Abramo». Lo stesso raìs siriano, ex capo di una milizia qaedista ancora oggi considerata «terrorista” dagli Stati Uniti, è da settimane sotto pressione perché accetti di far aderire la Siria, per decenni nemico giurato di Israele e parte dell’asse filo-iraniano, agli Accordi di Abramo, quella serie di patti siglati a partire dal 2020 per normalizzare i rapporti tra lo Stato ebraico e i paesi della regione.
Siria e Israele sono in stato di belligeranza sin dalla loro nascita come stati indipendenti circa 80 anni fa. Finora agli Accordi di Abramo – così chiamati in nome del patriarca delle tre religioni monoteiste – hanno aderito Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Sudan e Marocco. Egitto e Giordania avevano fatto la pace con Israele rispettivamente nel 1979 e nel 1994. Oltre all’Arabia Saudita, già alleata di Washington, all’appello mancano dunque Siria e Libano, paesi dove nei mesi scorsi si è di fatto dissolto, a causa anche dei duri colpi militari inferti da Israele a Hezbollah, l’intero sistema iraniano in Medio Oriente. In vista dello storico accordo con Israele, il presidente Sharaa ha incontrato nei giorni scorsi i dignitari delle regioni siriane di Qunaytra e Daraa, nel sud-ovest del paese, investite giornalmente dall’occupazione militare e dalle incursioni israeliane.
Israele, che da dicembre a oggi ha azzerato le difese aree siriane con oltre 250 raid aerei, occupa dal 1967 le vicine Alture del Golan dal 1967 e le ha annesse con una mossa riconosciuta solo da Trump nel 2019. E’ improbabile che Israele accetti di ritirarsi dalle Alture in caso di ‘pacè.
Mentre Sharaa incontrava a Damasco i dignitari del sud-ovest, l’inviato Usa Thomas Barrack, è volato a Riad per chiedere ai sauditi, tra i principali finanziatori dell’ancora traballante governo siriano, di fare pressioni su Jolani perché accetti la normalizzazione con Israele entro il prossimo agosto, quando si celebrerà il 50/mo anniversario delle prime adesioni agli Accordi di Abramo. Sharaa aveva già ammesso, ai primi di maggio, che sono in corso con Israele colloqui indiretti tramite gli Emirati. E che sul terreno esistono contatti per contenere le tensioni tra i soldati israeliani e la cittadinanza di Qunaytra e Daraa.
A metà maggio, il leader siriano aveva incontrato Trump proprio a Riad. In quell’occasione il presidente americano aveva annunciato di voler togliere le sanzioni alla Siria dopo decenni di misure restrittive. Queste apertura ha così consentito al Qatar e all’Arabia Saudita di sbloccare aiuti finanziari alla Siria, inclusi quelli per saldare il debito che Damasco aveva nei decenni contratto con la Banca mondiale.
[ad_2] Leggi tutto l’articolo Pressing di Trump sulla Siria: "Firmi l'accordo con Israele"gazzettadelsud.it è stato pubblicato il da [email protected] (Lorenzo Trombetta)

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