Radunovic mette la quinta «Il Bari, scelta perfetta mi rilancio e punto alla A»


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BARI – Boris Radunovic, tra due fuochi. Il primo, la porta del Bari da difendere nella stagione di B 2024/25. Il secondo, la credibilità da ritrovare al Cagliari proprietario del suo cartellino sino a giugno 2027. Granatiere di 194 centimetri di altezza per 85 chili di peso, il numero uno serbo non vuole correre dietro le farfalle per esibire i valori che lo hanno caratterizzato negli anni passati. Fatte salve alcune brevi parentesi a vuoto nel diversificato peregrinare in Italia dopo gli albori con il Belgrado, squadra della sua città e trampolino di lancio della carriera tra i pali. In nove anni di Bel Paese, il portierone biancorosso classe ‘96 accumula presenze e consensi partendo dall’Atalanta nel 2015 e attraversando varie sponde da Avellino, Salerno, Hellas Verona. E, poi, ancora Bergamo e Cremona, con la sfida da ex giocata e persa sabato scorso nell’esordio di Coppa Italia con la maglia dei galletti. Parentesi lombarda prima di approdare in Sardegna. Un itinerante girovagare tra alti e bassi dettati da circostanze esterne, qualche ragione personale e soprattutto scelte altrui.

«Quando ero all’Atalanta – precisa l’estremo difensore approdato a Bari lo scorso primo agosto in prestito dal Cagliari – ero giovane ed in società ritennero che non fosse ancora arrivato il mio momento. Ad Avellino e Salerno ho giocato sempre. A Cremona mi sono infortunato. In seguito, all’Hellas Verona partivo secondo dietro Silvestri che affrontava il suo primo anno in A. Non sbagliò un colpo e, per questo motivo, anche lì mi mancò fortuna. Di rientro all’Atalanta, ho attraversato un momento complesso per via di incomprensioni contrattuali. Contrattempo che mi ha fermato un anno, prima di arrivare a Cagliari dove Cragno era il primo portiere. Purtroppo, scendemmo in B riscattandoci nella stagione successiva disputando un grande campionato sino alla scalata in A».

Parentesi esaltante contraddistinta da prestazioni foriere di ottime capacità utili a mantenere la porta rossoblù inviolata per ben sedici partite di campionato. Confermato titolare anche nell’annata seguente, cala il buio dopo alcune prove negative. Posto perso e gerarchia scavalcata a favore del secondo Scuffet: «L’anno scorso – ricorda con amarezza – non è stato affatto semplice. All’inizio del campionato, incontrammo subito squadre toste come Milan, Fiorentina ed Atalanta. L’organico del Cagliari era pure incompleto. Commisi due errori e mi misero fuori. Quando sbaglia un portiere, questo difficilmente glielo si perdona». Forse è mancata un pizzico di riconoscenza: «Questa considerazione andrebbe condivisa con mister Ranieri che mi ha tolto. Ebbi dei problemi fuori dal campo. In quelle partite non c’ero con la testa. Scelte loro. Ormai è acqua passata».

Senz’altro una matassa dipanata, alla luce della fiducia accordata col rinnovo del contratto per altri tre anni e la chance del riscatto coincisa con il prestito al Bari. Stessa squadra che – ironia della sorte – lo vide protagonista negli spareggi promozione due campionati fa. Quel rigore parato a Cheddira all’Unipol Domus nella finale playoff di andata suggella ancora oggi il patto col Diavolo… che i sardi strinsero sino alla incredibile volata promozione culminata al San Nicola al gol finale di Pavoletti. L’impresa ed il ricordo di Radunovic brillano ancora nei suoi occhi: «Per me – annuisce – fu una partita bellissima. Oltre al tiro dal dischetto parato a Cheddira, feci altri interventi importanti che consentirono al Cagliari di aumentare le possibilità di promozione nel match di ritorno in Puglia».

Il destino, oggi, gioca a parti invertite: «La trattativa estiva dal Cagliari al Bari è stata un po’ complicata. Desideravo prima sistemare il contratto con la mia società di appartenenza e capire quali fossero gli obiettivi, se avessi delle opportunità. Non sono mancate manifestazioni di interesse da più piazze, anche estere. Preferivo rimanere in Italia, in una squadra dove poter giocare. L’anno scorso è stato brutto per me. Partito titolare, mi hanno messo fuori. A Bari spero di accumulare tanti gettoni di presenza, inclusi i playoff se capiterà di giocarli». A cominciare da sabato prossimo per il battesimo in campionato al San Nicola contro la Juve Stabia: «Vedo il Bari pronto. Tutti sono sul pezzo, per disputare un grande campionato. E non credo che il nostro mercato sia concluso. La B di quest’anno non è facile. Ci sono tante squadre che vogliono salire e noi saremo una di queste».

Un primo assaggio delle qualità tecniche è arrivato sabato scorso, nella sfida di Coppa allo Zini terminata 6-5 per la Cremonese dopo i calci di rigore. Verdetto maturato dopo l’1-1 nel tempo regolamentare, segnato dal gol del vantaggio grigiorosso di De Luca: una zampata rapinosa che ha sconfitto l’estremo difensore di origini serbe posizionato leggermente avanti rispetto alla linea di porta. Cinque le reti subite poi nella roulette dal dischetto, con una parata al tiro di Collocolo. Dati nel complesso di una prestazione tutto sommato positiva, segnata solo da una leggera sbavatura in uscita nel corso della ripresa: «Mi piace dialogare con i difensori, soprattutto per recuperare le posizioni quando si perde palla. A Cremona ho fatto un’uscita fuori dall’area di rigore. Pensavo che il pallone rimbalzasse dentro. Non ho visto l’attaccante. C’era il sole di fronte. Un episodio così così. Speriamo di non ripeterlo». «Non vedo l’ora di tornare in A col Bari e rigiocare ai massimi livelli – conclude Radunovic – di fronte ad un pubblico meraviglioso come quello visto ai playoff due anni fa. In città avverto il calore della gente. Non possiamo sbagliare un altro anno. Nello spogliatoio, ci sono bravissimi ragazzi. Rispetto al gioco di Longo, cercherò di adeguarmi. Io mi abituo. E sono capace di giocare anche con i piedi».



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www.lagazzettadelmezzogiorno.it è stato pubblicato il 2024-08-14 13:42:02 da


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